giovedì 31 marzo 2011

AMOONDAA, LA GROUPIE CHE INDAGA SUI DELITTI ROCK

Di Diego Del Pozzo

Avrebbe dovuto condurlo Giorgio Faletti, ma "il più grande scrittore italiano vivente" - Antonio D'Orrico dixit - è in tour promozionale per il suo nuovo romanzo. Così, per la conduzione dell'atteso programma Delitti Rock, in onda dal 2 maggio su Raidue, è stata scelta nientepopodimenoche la grandissima ex groupie Amanda Lear ("Amooondaaa..."), oggi settantenne addirittura mitologica e da giovane testimone diretta degli ambienti del jet-set e dello spettacolo italiano e internazionale durante tutti gli anni Sessanta e Settanta (Qui a lato, immortalata sulla copertina dell'album For Your Pleasure dei Roxy Music). Tante di quelle vite spericolate, com'è noto, "Amooondaaa" le ha addirittura toccate con mano (per così dire...).
"Potrò sfruttare il mio talento da attrice - conferma la Lear all'Ansa - e raccontare storie di personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, come Lennon e Hendrix, così come ho incrociato i Rolling Stones e i Beatles. Sono stata innamorata della musica già da bambina e in generale sono sempre stata attratta dal mondo ribelle e spericolato del rock, anche se spesso i suoi protagonisti hanno avuto una fine disastrosa".
Amanda Lear, al ritorno sugli schermi italiani a oltre tre anni di distanza, si cimenta con un programma interamente dedicato al tema delle rockstar scomparse tragicamente, spesso in circostanze mai chiarite. Raidue, così, riapre in qualche modo le indagini e prova a far luce su alcuni casi irrisolti, con una trasmissione realizzata nei luoghi in cui si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, Memphis, Los Angeles) e nella quale si alterneranno immagini di repertorio e testimonianze attuali, interviste esclusive e documenti mai visti in tv per raccontare in dieci serate John Lennon, Michael Jackson e Elvis Presley (in una specialissima puntata doppia), Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Sid Vicious (Sid & Nancy), Brian Jones degli Stones, Janis Joplin e Luigi Tenco (unico "delitto rock" italiano). Autore di Delitti Rock è il giornalista Ezio Guaitamacchi, che al tema ha dedicato un libro di successo edito da Arcana. "La miglior mossa di marketing per una rockstar? Morire giovani. Così sostiene qualcuno. E, in molti casi, con ragione", chiosa proprio Guaitamacchi.

martedì 22 marzo 2011

UN ROCKUMENTARY SULLE HOLE CON UN COBAIN INEDITO

Di Diego Del Pozzo

Sembra davvero senza fondo il baule degli inediti di Kurt Cobain. Il compianto "padrino" della scena grunge anni Novanta, infatti, è presente con un brano inedito, intitolato Stinking of You, all'interno del rockumentary Hit So Hard, dedicato alla vita di Patty Schemel, ex batterista delle Hole, la band della vedova Cobain, Courtney Love. A rendere ancora più forte l'attesa nei confronti del film contribuisce certamente la notizia che il brano risulta scritto e interpretato da Kurt & Courtney in coppia.
Hit So Hard, diretto da P. David Ebersole, è stato presentato nei giorni scorsi al South By Southwest Festival di Austin (Texas) in anteprima mondiale, per poi uscire nelle sale americane da lunedì prossimo. Nel documentario si ripercorre la parabola della scena rock indipendente americana anni Novanta dal punto di vista di Patty Schemel, batterista delle Hole fino all'album Celebrity Skin, dove fu sostituita da un turnista. Il film racconta, naturalmente, anche i problemi di droga della Schemel stessa e di Courtney Love e si sofferma sulle dolorose morti di Cobain e della prima bassista delle Hole, Kristen Pfaff (per overdose). Oltre alla canzone inedita, in Hit So Hard ci sono anche interviste a Courtney Love e ad altri ex membri delle Hole, come Melissa Auf der Maur ed Eric Erlandson.

venerdì 18 marzo 2011

UNA INTERESSANTE MOSTRA SULLE "CARTE" DI KUBRICK

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 18 marzo 2011)

Il paradosso che accompagna l'opera cinematografica (nonché la parabola esistenziale) di un genio della Settima Arte come Stanley Kubrick è indagato da prospettive inedite nell'ambito di una interessante iniziativa culturale che s'inaugura stasera (alle 20) presso il Mav, il Museo archeologico virtuale di Ercolano. Carta Kubrick - questo il titolo della manifestazione - affronta, infatti, il corpo a corpo col cinema e la vita del compianto autore di Lolita e Full Metal Jacket attraverso l'analisi dei materiali promozionali cartacei legati al lancio e alla diffusione commerciale dei suoi film: materiali sempre concepiti e rifiniti direttamente, in ossequio alla cura maniacale dei dettagli e all’esigenza di controllo assoluto che ne caratterizzava il modo di lavorare. Dunque, manifesti, locandine, press-book, fotobuste, pagine pubblicitarie e altri supporti iconografici saranno esposti al Mav - per un totale di oltre quattrocento pezzi, provenienti da collezioni private di tutto il mondo - fino a domenica 1 maggio, in quello che si propone come il primo allestimento sistematico legato a questo aspetto poco indagato della produzione kubrickiana.
A inaugurare Carta Kubrick, stasera sarà presente al Mav anche il critico cinematografico Enrico Ghezzi, che già nel 1977 scrisse la prima monografia in italiano dedicata al regista statunitense, nell'ambito della storica collana Il Castoro Cinema. Assieme a Ghezzi, ci saranno anche il direttore del Mav Ciro Cacciola, il collezionista Umberto Cantone e il curatore della manifestazione Emanuele Donadio. "Questa mostra - sottolinea Cacciola - fa parte di un progetto più ampio, che punta allo sviluppo del Mav come centro di produzione culturale basato sulla sperimentazione di nuovi linguaggi e sull'innovazione dello stesso concetto di museo". Da parte sua, Donadio evidenzia un elemento specifico di Carta Kubrick: "Attraverso questi materiali – spiega – emerge con ulteriore forza la spasmodica attenzione dell'autore alla chiusura filologica del proprio testo filmico, che si manifesta, dunque, non soltanto nelle fasi di lavorazione sul set, ma anche nella cura estrema riposta proprio nell'ideazione e nella creazione dei vari materiali promozionali, capaci di assumere a loro volta la dimensione e il valore di opere kubrickiane a tutti gli effetti". Ogni venerdì, alla mostra saranno abbinati incontri e proiezioni (tutti a ingresso gratuito), con inizio sempre alle 20.30: la settimana prossima (25 marzo), l'assistente personale di Kubrick, Emilio D'Alessandro, presenterà Arancia meccanica (1971); il 1 aprile, incontro col produttore Angelo Curti e proiezione di Orizzonti di gloria (1957); l'8, il regista Antonio Capuano introdurrà alla visione di 2001: Odissea nello spazio (1968); il 15, risonorizzazione live di Shining (1980) a cura della band romana RanestRane; il 29, interverranno i registi Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri, prima della proiezione di Barry Lyndon (1975).
Nato a New York nel 1928, Stanley Kubrick ha agito dentro i confini dell'industria cinematografica come un autentico virus: apparentemente coerente con le sue logiche produttive e contenutistiche, infatti, al tempo stesso le ha regolarmente sabotate grazie all'assoluto controllo ben presto ottenuto sui propri film - nonostante da Arancia meccanica in poi siano prodotti e distribuiti dal colosso hollywoodiano Warner Bros. - e all'intransigenza verso qualunque forma di compromesso: basti pensare ai tempi biblici di lavorazione, impensabili per l'industria cinematografica; oppure all'assoluta invisibilità mediatica personale, ben presto trasformata abilmente in marchio riconoscibile su scala globale; e ancora, al lavorare sempre con lo stesso gruppo ristretto di persone fidate, spesso di famiglia; alla trasformazione della propria casa fuori Londra nel proprio luogo di lavoro; alla fermezza nel non mostrare a nessuno i pre-montati dei suoi film o nel distruggere il girato non incluso nelle versioni definitive. In queste e altre caratteristiche risiede il paradosso kubrickiano citato all'inizio, capace di azzerare la dicotomia tra autorialità e industria, anche nel modo in cui Kubrick ha piegato alle proprie esigenze comunicative i materiali promozionali tipicamente commerciali raccolti nella mostra del Mav: materiali che, in mano a lui, sono diventati a loro volta qualcosa di inedito e inimitabile.

martedì 8 marzo 2011

ECCO SEAN PENN ROCKSTAR PER PAOLO SORRENTINO

Di Diego Del Pozzo

Sono state diffuse le prime foto ufficiali dell'atteso film americano di Paolo Sorrentino, This Must Be the Place, nel quale il premio Oscar Sean Penn interpreta una ex rockstar che attraversa gli Stati Uniti alla ricerca del criminale nazista che torturò il padre. Nelle foto, si vede Penn con una folta parrucca nera scapigliata e un rossetto vermiglio sulla bocca.
La pellicola, nella quale recita anche un'altra vincitrice dell'Oscar, Frances McDormand, potrebbe essere in concorso al festival di Cannes in programma a maggio. Cheyenne, questo il nome del personaggio di Sean Penn, s'immergerà fin nel cuore dell'America più profonda, lungo un viaggio che gli cambierà per sempre la vita. Una volta trovato l'uomo che lo ossessiona, infatti, dovrà decidere se optare per la redenzione o per la vendetta.
Sorrentino e Penn si sono incontrati nel 2008 a Cannes, dove l'attore era presidente di giuria e il regista in concorso con Il Divo: "Avevo visto quel suo film - ha raccontato l'ex marito di Madonna - e gli avevo detto di tenermi in considerazione, perché avrei amato lavorare con lui. E, un anno dopo, ho ricevuto questa meravigliosa sceneggiatura". Scritto da Sorrentino con Umberto Contarello, This Must Be the Place è prodotto da Nicola Giuliano per Indigo Film e Andrea Occhipinti per Lucky Red, con Medusa e Banca Intesa San Paolo.