lunedì 21 novembre 2011

UN INTERESSANTE INCONTRO SU DEMETRIO STRATOS

Interessante appuntamento culturale cine-rockeggiante, oggi pomeriggio a Napoli. Infatti, alle ore 15, nell'auditorium universitario di Incampus in via Mezzocannone 14, nell'ambito del convegno di storia del cinema Lavori in corso sarà proiettato Suonare la voce, antologia di video sperimentali di Demetrio Stratos.
A seguire, lo storico del cinema Vincenzo Esposito (curatore, assieme a Diego Del Pozzo, del libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, edito da Liguori) interverrà sul tema Democrazia vocale: il percorso politico e musicale di Demetrio Stratos, rievocando gli scenari della controcultura a Milano negli anni Settanta e analizzando gli esperimenti e la didattica musicale del compianto leader degli Area (nella foto, al Teatro dell'Elfo di Milano nel 1978).

mercoledì 2 novembre 2011

I LIBRI "DI MICHELANGELO IOSSA" PRIMA E DOPO LA CURA

Di Diego Del Pozzo

Evidentemente qualcuno deve aver suggerito all'ineffabile Michelangelo Iossa che forse era meglio eliminare dal proprio profilo Facebook quel post farlocco che tanto ha fatto discutere nei giorni scorsi, con foto altrettanto farlocca dei "suoi" libri, poiché tra questi ne aveva inserito uno che "suo" non era affatto, cioè Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, a cura di Diego Del Pozzo (cioè io) e Vincenzo Esposito, edito da Liguori a inizio 2010.
Ebbene, con "soli" cinque (5!) giorni di ritardo e dopo un bel po' di proteste che hanno attraversato la Rete, Iossa ha deciso, finalmente, di rimuovere quel suo post incriminato e di sostituirlo con una versione corretta.
A futura memoria, comunque, ecco le due immagini dei libri "di Michelangelo Iossa" prima e dopo la cura (Rock Around the Screen è il penultimo libro).
Ps: Per la cronaca, in Rock Around the Screen Michelangelo Iossa ha pubblicato, su invito dei due curatori, un intervento sui Beatles lungo una decina di pagine (dalla 155 alla 165) su un totale di 260 pagine del libro. Magari, prima di definire "suo" questo volume, dunque, poteva pensarci meglio...

lunedì 31 ottobre 2011

L'INCREDIBILE CASO DEI LIBRI "DI MICHELANGELO IOSSA"

La contraffazione, in diritto penale, è il delitto previsto dall'articolo 473 del Codice penale, che recita quanto segue: "Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell'ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni".
Questa sarebbe la LEGGE! Senonché, qui siamo a favore del re-model, del re-make, del re-mix, insomma del riuso LIBERO anche di opere coperte dal diritto d'autore. Quindi, non è il caso di denunciare questo tizio che, con stile assai discutibile, ha inserito il volume Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop curato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito tra "I SUOI LIBRI" (ignorando i civili inviti di uno dei curatori a correggere il tiro). A questo punto, dunque, è meglio pensare che l'operazione di "restyling" (diciamo così) sia il segno del successo dell'opera.
Va detto, però, che anche nel "rimescolamento post-moderno", ci sono i nani e i giganti: e non è questa la sede per chiarire a quale delle due categorie appartenga questo signore, che risponde al nome di Michelangelo Iossa. Peace & Love! E soprattutto, buon "Cut & Paste" a tutti.

mercoledì 26 ottobre 2011

DOMANI SERA, A "DELITTI ROCK", LA MORTE DI KURT COBAIN

Di Diego Del Pozzo

Si parlerà degli ultimi giorni di vita di Kurt Cobain, il compianto leader dei Nirvana, nella puntata di domani sera di Delitti Rock, il programma condotto da un Massimo Ghini che continua a non c'entrare nulla, in onda alle 23.25 su Raidue.
L'8 aprile 1994, Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle, ufficialmente suicidatosi con un colpo di fucile. Negli anni seguenti, però, s'è sviluppato un acceso dibattito riguardo alla sua morte. Così, la troupe di Delitti Rock è andata a Seattle, la città nella quale si sviluppò la scena grunge durante gli anni Novanta, per raccogliere una serie di testimonianze di prima mano - la parte più interessante del programma, grazie all'intervento diretto dell'autore Ezio Guaitamacchi - che ricostruiscono da più punti di vista quel momento che, inevitabilmente, ha mutato il corso del rock contemporaneo.
Ai microfoni di Guaitamacchi, dunque, parleranno Gene Stout, critico musicale di Seattle che in quei giorni, per un quotidiano locale, seguì il caso Cobain; Jack Endino, il primo produttore dei Nirvana, diventato negli anni fido collaboratore e amico della band; Tom Grant, l'investigatore privato californiano ingaggiato da Courtney Love per ritrovare il marito; Tom Hansen, un ex spacciatore di eroina a Seattle, all'epoca tra i fornitori di Kurt. Alle loro, inoltre, si aggiungerà anche la testimonianza di Serena Dandini che, nel febbraio 1994, ospitò i Nirvana nel suo programma cult Tunnel, in occasione della loro tournée italiana. Ospiti musicali della puntata saranno, infine, i Marlene Kuntz che eseguiranno Polly e Breed.

giovedì 22 settembre 2011

BYE BYE R.E.M.: ECCO LA LORO PRIMA VOLTA IN TV...

Di Diego Del Pozzo

Ieri sera, la notizia dello scioglimento dei R.E.M. ha colpito all'improvviso gli appassionati di tutto il mondo, e me tra loro, come il classico fulmine a ciel sereno.
Così, per ricordare come merita la band di Athens, ho pensato di recuperare e pubblicare, qui sotto, i video della loro prima apparizione sulla tv nazionale statunitense, il 6 ottobre 1983 al David Letterman Show. L'album d'esordio Murmur - che seguiva l'ep Chronic Town - era uscito da qualche mese e l'acuto Letterman, introducendo i giovani musicisti, ne parla come di uno tra i migliori dischi americani dell'anno.
Buon divertimento a tutti, dunque. E ciao ciao a Michael, Peter, Mike (e Bill). Grazie per questi trentuno anni di grande musica.


lunedì 19 settembre 2011

STASERA DEBUTTA SU RAIDUE "DELITTI ROCK"

Di Diego Del Pozzo

Dopo tanta attesa, debutta stasera su Raidue, alle ore 23.25, la trasmissione ideata da Ezio Guaitamacchi e condotta da Massimo Ghini Delitti Rock, che nel corso delle sue dieci puntate racconterà vita, morte (è il caso di dirlo...) e miracoli delle più amate rockstar scomparse prematuramente, spesso in maniera tragica. Nel corso dei vari episodi, dunque, si proverà a far luce - partendo dagli spunti offerti dall'omonimo libro dello stesso Guaitamacchi e con l'ausilio di immagini di repertorio, testimonianze attuali e nuove interviste esclusive - sui più importanti "casi irrisolti" inerenti la storia del rock: da John Lennon a Amy Winehouse.
Il conduttore Massimo Ghini (qui nella foto) - scelto dopo numerosi tentennamenti dai vertici della seconda rete Rai - farà da narratore, collegando tra loro lo studio ipertecnologico di Milano e i servizi girati direttamente nei luoghi dove si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, San Francisco, Seattle, Los Angeles...). “Delitti Rock sarà un racconto-giallo - spiega proprio Ghini - che ripercorrerà la cultura e la musica di molte generazioni e farà riflettere a lungo sulla fragilità d’animo degli artisti del rock più straordinari”.
La puntata inaugurale di stasera sarà dedicata a John Lennon e proporrà interviste esclusive realizzate da Ezio Guaitamacchi a personaggi-chiave della tragica giornata nella quale fu ucciso l’ex leader e fondatore dei Beatles. Nel corso di ogni appuntamento sarà dato ampio spazio anche alla musica e alla carriera dei vari artisti. L’ospite musicale della serata d’esordio sarà Alberto Fortis, che eseguirà alcuni classici lennoniani come Imagine, Mother e Strawberry Fields Forever.
Dalla prossima settimana, le altre puntate si articoleranno come segue (sempre alle 23.25): Elvis & Jacko - Destini incrociati (lunedì 26 settembre, con ospiti musicali Petra Magoni e Ferruccio Spinetti), Luigi Tenco - La strana morte di un cantautore (lunedì 3 ottobre, con ospite musicale Mauro Ermanno Giovanardi), Brian Jones - Il mistero della pietra solitaria (lunedì 10 ottobre, con ospite musicale Eugenio Finardi), Jimi Hendrix - Il figlio del voodoo (lunedì 17 ottobre, con ospite musicale Alex Britti), Kurt Cobain - Sacrificio per il Nirvana (lunedì 24 ottobre, con ospiti musicali i Marlene Kuntz), Sid & Nancy - I Romeo e Giulietta del punk (lunedì 31 ottobre, con ospite musicale Enrico Ruggeri), Janis Joplin - Scacco matto alla regina del rock (lunedì 7 novembre, con ospite musicale Irene Fornaciari), Jim Morrison - La misteriosa scomparsa del Re Lucertola (lunedì 14 novembre, con ospite musicale Davide Van De Sfroos), Amy Winehouse - Un mistero di nome Amy (lunedì 21 novembre).
Delitti Rock è un programma di Raidue realizzato nel Centro di produzione di Milano con la collaborazione della 3Zero2, scritto da Ezio Guaitamacchi in collaborazione con Rinaldo Gaspari e Roberto Manfredi, per la regia di Rinaldo Gaspari.
Chissà se, una volta tanto, la Rai riuscirà a parlare di rock in modo serio e approfondito...

domenica 4 settembre 2011

domenica 28 agosto 2011

martedì 23 agosto 2011

ROCKGIRLS: KELLEY DEAL...

Kelley Deal (The Breeders)

domenica 21 agosto 2011

martedì 16 agosto 2011

sabato 6 agosto 2011

ROCKGIRLS: KRISTIN HERSH...

Kristin Hersh (Throwing Muses)

mercoledì 13 luglio 2011

domenica 10 luglio 2011

COURTNEY LOVE MERCOLEDI' ALL'ISCHIA GLOBAL 2011

Di Diego Del Pozzo

Courtney Love arriverà a Ischia mercoledì sera, pochi giorni dopo aver festeggiato, ieri, i suoi quarantasette anni. C’è da scommettere, dunque, su un bell’happy birthday notturno, che sarà intonato per lei giovedì notte sulla spiaggia adiacente l’hotel Miramare e Castello di Ischia Porto dai tanti vip italiani e internazionali presenti sull’isola verde per l’Ischia Global Film & Music Fest 2011. Dall’entourage della chiacchieratissima “vedova nera” del rock mondiale, intanto, fanno sapere che l’ex signora Cobain sarà all’Ischia Global anzitutto per cantare. E, così, il produttore del festival, Pascal Vicedomini, ha messo al lavoro, in fretta e furia, la rodata blues band di Andrea Mingardi sul repertorio di colei che va considerata, inevitabilmente, come l’icona femminile “maledetta” del cinerock globale anni Novanta.
In questi pochi giorni, dunque, i musicisti di Mingardi setacceranno gli album classici delle Hole, a partire dal vendutissimo Celebrity Skin del 1998 e dal seminale Live Through This di quattro anni prima, uno tra i manifesti sonori della scena grunge, secondo molti massicciamente influenzato dalla personalità artistica dell’allora marito leader dei Nirvana. In entrambi i casi si tratta di scrigni strapieni di possibili hit, fatte apposta per infuocare la notte sulla spiaggia di Ischia Porto: dai ruvidi inni alternative Violet e Jennifer’s Body a pop song più levigate come Malibu (qui sopra il video), scritta per Courtney da Billy Corgan degli Smashing Pumkins. Ma è molto probabile che la rockeuse e attrice originaria di San Francisco vorrà proporre anche qualche brano tratto dai suoi non memorabili album più recenti, il solista America’s Sweetheart del 2004 e quel Nobody’s Daughter uscito l’anno scorso col marchio Hole ma, in realtà, attribuibile unicamente alla signora Love, senza alcun coinvolgimento di altri storici ex membri come la bassista Melissa Auf der Maur e il chitarrista Eric Erlandson.
A Courtney Love, in ogni caso, giovedì sera l’Ischia Global attribuirà un riconoscimento oltre che alla sua carriera di cantante rock anche a quella parallela di attrice cinematografica, sviluppatasi in particolare attraverso i ruoli da protagonista in film importanti come Larry Flint - Oltre lo scandalo (per il quale fu nominata ai Golden Globe nel 1996) e Man on the Moon (1999), entrambi diretti da un maestro come Milos Forman.

giovedì 7 luglio 2011

mercoledì 22 giugno 2011

ARRIVA ANCHE IN ITALIA IL ROCKUMENTARY SUI DOORS

Di Flaviano De Luca
(il manifesto - 21 giugno 2011)

Su un'autostrada nel deserto, Jim si ferma a fare benzina, fuma una sigaretta, copre con una coperta un coyote morente investito da un camion e ascolta alla radio la notizia della sua morte. Sono immagini rare - tratte dai due cortometraggi realizzati da Jim Morrison con amici, Feast of Friends e Hwy: An American Pastoral - montate con (estrema) creatività nel film-documentario When You're Strange, di Tom DiCillo, che racconta la storia di un quartetto fondamentale nella storia del rock, The Doors, gettando nuova luce sulla novità rivoluzionaria della loro musica e sulle loro passioni estetico-culturali (la narrazione in lingua originale è affidata Johnny Depp, quella nella versione italiana del film è affidata alla voce di Morgan). A quarant'anni dalla ancora misteriosa scomparsa del Re Lucertola (avvenuta il 3 luglio 1971), il film documentario si avvale di una speciale distribuzione che prevede un'uscita quasi in contemporanea al cinema, in tv e in home video. Si parte con il lancio nelle sale cinematografiche in digitale il 21 giugno per poi approdare sul canale Studio Universal del digitale terrestre Premium domenica 3 luglio alle 21.15. Infine in home video il 6 luglio in un dvd arricchito di contenuti extra, distribuito da Universal Pictures Italia e in una edizione speciale della collana Feltrinelli Real Cinema. Il gruppo fu l'alchimia creativa di quattro artisti brillanti - il batterista John Densmore, il chitarrista Robby Krieger, il tastierista Ray Manzarek (che veniva dalla classica ed ebbe l'idea innovativa di fare a meno del basso) e il cantante Jim Morrison - che vivevano in perfetta sintonia con quello che gli accadeva intorno, la stagione del movimento giovanile, la protesta degli studenti universitari, le battaglie per i diritti civili, il pacifismo e il boicottaggio della guerra del Vietnam. Nessun attore nel film, solo materiale originale: la storia della band, dalla formazione nel 1965 fino alla morte di Morrison nel 1971, si sviluppa attraverso filmati inediti, iniziando dai corridoi della scuola di cinema dell'Università di Los Angeles (Ucla), dove Manzarek e Morrison si incontrarono per la prima volta, fino alle esibizioni diventate storiche. Con immagini di repertorio, mai viste prima, ci si infila nella collaborazione musicale tra i componenti della band. Il loro primo disco viene registrato in sole cinque settimane, Morrison - talento smisurato per la parola e la poesia- assegna i compiti per il weekend ai tre musicisti. Solo Robby Krieger tornerà con un pezzo, è Light My Fire che diventerà subito numero uno delle charts americane. Ed eccolo Jim, dapprima timido e insicuro sul palcoscenico, poi sempre più un tornado rumoroso, che salta, si butta per terra, avvinghia il microfono quasi rantolando con la voce e guarda dritto negli occhi il pubblico.
Il film, che prende il titolo dal loro singolo People Are Strange, segue la creazione dei sei album dei Doors, sei pietre miliari della storia del rock realizzati in soli cinque anni, e le loro esplosive performance dal vivo, da quella televisiva all'Ed Sullivan Show dove gli viene chiesto di evitare alcune parole che potrebbero far pensare alle droghe e Jim se ne strafrega a quella terribile di Miami, quando finirà accusato di atti osceni e poi condannato dall'America bacchettona e ignorante. In mezzo il veloce piano inclinato di Jim Morrison, capelli arruffati e voce bollente, tra alcol e droghe, fidanzata ufficiale e ragazze in ogni camerino, dichiarazioni sibilline e uno straniamento sempre più evidente, con gli inevitabili contrasti con gli altri della band, i suoi versi misteriosi influenzati da simbolismo e filosofie orientali, l'energia contagiosa dei loro brani indimenticabili, pompata forse da aiutini chimici ma con un marcato tratto maudit.
"La loro musica si rivolge a tutti coloro che hanno avvertito almeno una volta la propria singolarità e il gelo della solitudine, che in effetti è in tutti noi tutti", dice l'autore DiCillo, riferendosi a questi cavalieri della tempesta antiautoritaria, questi musicisti innamorati di Rimbaud e Blake, questa ventata psichedelica spezzare la violenza sanguinaria degli Stati Uniti. La colonna sonora di When You're Strange contiene poesie scritte da Jim Morrison, lette da Johnny Depp, 14 brani, in versione studio, inclusi nei cinque album pubblicati dai Doors dal 1966 al 1971, rare perfomance tratte da Ed Sullivan Show (Light My Fire), uno spettacolo tv danese (When the Music's Over) e dal festival dell'isola di Wight (Break on Through), più interviste con tutti i quattro elementi della band.

martedì 24 maggio 2011

BOB DYLAN HA 70 ANNI: PER SEMPRE VIVO...

Di Antonio Tricomi

Quando scrisse Forever Young certo non intendeva questo. L'augurio che Dylan in quella canzone faceva ai figli, o forse al solo Jakob, allora il più piccolo, non era banalmente quello di non invecchiare, di non rincoglionirsi o di portarsi bene gli anni. C'era ovviamente qualcosa di più. C'erano inevitabilmente altre letture. In controtendenza con le ideologie ribellistiche e giovanilistiche degli anni Sessanta, Dylan, considerato a torto un leader di quel così detto "movimento", si è sempre mosso in tutt'altra direzione. Quelli che lo conobbero ventenne a New York nel 1961 hanno sempre raccontato che sembrava più piccolo di quello che era, senza barba e con il volto paffuto, ma che pure dava l'idea di "un vecchio".
Nel suo primo album, pubblicato nel '62, si avvertiva un atteggiamento fortemente adulto, il senso di una precoce maturità non tanto stilistica quanto umana. Nel suo modo di cantare e di suonare l'armonica o la chitarra respirava una tradizione antica, una commossa devozione ai grandi mestri del folk e del blues. Un ventenne che assimiliava Bertolt Brecht e Woody Guthrie, che imparava a memoria decine di canti tradizionali, che studiava Tucidide e Machiavelli. Il giovanilismo non è mai stato un tratto distintivo del suo approccio: alla vita e alla musica. A 22 anni era una star nel suo paese, a 24 lo era nel mondo, a 25 iniziò una fase di lungo ritiro dalle scene, a 28 era padre di cinque figli. Quando ne aveva 30 il pubblico hippy e barricadero lo considerava un vecchio reazionario traditore. E a 32 scrisse quella canzone, Forever Young. Che a questo punto si può forse tradurre con "per sempre vivo" piuttosto che "per sempre giovane".
Dylan si è sempre proiettato in avanti, è sempre stato più grande della vita, come si dice in America, per il semplice motivo che era più grande di tutti gli altri. E lo sapeva fin dall'inizio. A forza di portarsi avanti con il lavoro ha raggiunto i 70 ben saldo nella sua fama e nel suo prestigio. In direzione opposta a quella dei suoi amici Rolling Stones, che rimangono sulla breccia a patto di rifare se stessi, Dylan riscrive in continuazione la sua opera e la sua vita. Anche se in qualche modo si è bruciato (troppe donne, troppo alcol, troppe droghe, troppi dischi, troppi tour?) in un altro senso non si è bruciato affatto. Anzi, ha come trovato una formula magica.
Lui c'era prima dei Beatles e degli Stones e c'è ancora. Ha 70 anni, da 50 fa musica, ogni anno effettua un tour mondiale, ogni suo nuovo disco schizza in vetta alle classifiche facendo a pezzi "colleghi" che hanno l'età dei suoi nipoti. Trovatene un altro così, se vi riesce. Forever Young, Forever Old, quello che vi pare. Ma io direi FOREVER e basta.

BOB DYLAN HA 70 ANNI: RIFLESSIONI SU ALIAS...

Di Antonio Tricomi

E' Rudy Wurlitzer a firmare la sceneggiatura di Pat Garrett & Billy the Kid, anno 1973, anche se lo script fu in realtà rivisto da Sam Peckinpah e i due litigarono aspramente, al punto che Wurlitzer ci fece un libro sopra (libro in cui la figura di Peckinpah veniva fatta a pezzi). Non sappiamo dunque a chi attribuire alcuni momenti fortemente dylaniani del film: forse allo stesso Dylan, che oltre a interpretare il ruolo di Alias compose com'è noto anche la colonna sonora? Non sappiamo quanta voce in capitolo avesse anche sulla stesura dei dialoghi, ma nulla si può escludere.
Prima scena. Il personaggio di Alias appare per la prima volta in un esterno, mentre Billy the Kid (Kris Kristofferson) organizza platealmente la sua fuga dal carcere, con la forca già issata sulla main street per lui. Poco dopo, lo sceriffo Pat Garrett (James Coburn) entra in un salone, si fa tagliare barba e capelli e nota Alias seduto a un tavolo, in disparte. Gli chiede: "E tu chi sei?". E Alias risponde: "Che domanda!". Il che potrebbe voler dire due cose. La prima, la più immediata: "Sono Bob Dylan, no? Lo sanno tutti". Oppure, più sottilmente, potrebbe voler dire che questa è una domanda a cui è impossibile rispondere. Tutta l'arte di Dylan va in questa direzione: l'essere umano è inconoscibile e occorrerebbe liberarsi dall'ansia delle definizioni e ancor più delle autodefinizioni. Chi siamo noi? E chi diavolo può dirlo? Viene alla mente Rimbaud, forse il poeta preferito da Dylan: "Io è un altro". Oppure il titolo di una sua canzone, I'm Not There. Come dire: "Io sono quello che non c'è". Oppure ancora la girandola di pronomi personali in Tangled Up in Blue, canzone scritta l'anno dopo il film di Peckinpah: io, tu, lui, lei, continua variazione dei punti di vista. E poi lo stesso personaggio del film si chiama Alias.
Seconda scena, in parte tagliata dalla versione italiana. Alias e Billy the Kid stanno discutendo sull'opportunità di fuggire in California. Il Kid non ci è mai stato e si chiede come possa essere. Alias gli risponde: "Dipende da chi sei tu". Altra grande lezione di Dylan (se lui fosse uno che insegna, ma per fortuna non lo è): devi essere totalmente padrone del tuo destino; non importa cosa scegli di fare, l'importante è che a farlo sia proprio tu, che la tua scelta sia consapevole. La vita si gode essendo se stessi, non tanto facendo questa o quell'altra cosa. Poi alla fine il Kid decide di partire per il Messico, che conosce bene. Alias gli chiede com'è il Messico e il Kid gli risponde: "Dipende da chi sei tu".
Terza scena. Alias e altri due seguaci del Kid entrano in un saloon, dove però incontrano Pat Garrett. Lo sceriffo li disarma e mentre ne interroga due chiede ad Alias di voltarsi e di leggere le etichette dei cibi conservati sullo scaffale. Alias inforca gli occhiali da vista (che Dylan porta solo in privato) e comincia a scandire le varie qualità di fagioli e di altri cibi. Intanto i suoi due amici vengono interrogati e uno anche ucciso. E' un momento surreale, l'elenco scandito da Alias-Dylan ottiene un effetto straniante, la scena potrebbe essere inclusa in una delle sue canzoni surreali e visionarie della metà degli anni Sessanta.
Poi c'è da riflettere sulla stessa natura del personaggio Alias. In realtà potrebbe essere uno che fa il doppio gioco (arriva al rifugio del Kid assieme ad alcuni bounty killers che vogliono catturare il ribelle, ma poi aiuta lo stesso Kid a eliminarli). Alias non porta pistole ma è molto bravo con il coltello. Si muove a scatti, con eleganza, spesso presente ma non sempre al centro della scena. Un po' come Dylan, sulla scena da cinquant'anni, mai con il ruolo di superstar (non come i Beatles o gli Stones nei Sessanta, né come Springsteen o gli U2 più tardi) ma sempre presente con il peso del suo prestigio.
Ci sarebbe poi da dire della colonna sonora. Le registrazioni inserite nel film non sono necessariamente quelle incluse nel disco. Un'altra interprete della pellicola, Rita Coolidge (ai tempi moglie di Kristofferson), vi appare come corista, assieme a musicisti come Roger McGuinn e Booker T. Jones. Knockin' on Heaven's Door fu scritta per la scena in cui l'anziano amico di Garrett, da lui ingaggiato per aiutarlo a prendere il Kid, rimane gravemente ferito in uno scontro a fuoco. L'uomo si dirige verso il fiume per morire, seguito a distanza dalla sua donna, interpretata dalla star del cinema messicano Katy Jurado. Alla fine è solo uno struggente duello di sguardi. La canzone è poi diventata uno dei superclassici di Dylan, molto riscritta dall'autore e molto coverata da altri artisti. Ovviamente assumendo di volta in volta altri significati. Nel suo primo concerto a New York dopo l'11 settembre 2001 Dylan non volle cantarla, essendo la morte il tema del brano. Somiglia molto a Helpless di Neil Young, pubblicata nel 1970 sull'album di Crosby Stills Nash & Young Déjà vu. Ma Dylan sostiene che Young gli è debitore per la sua ispirazione a fare musica, quindi...

lunedì 23 maggio 2011

BOB DYLAN HA 70 ANNI: QUANDO SUONO' A PAESTUM...

Per celebrare degnamente i 70 anni di Bob Dylan, ho deciso di allestire un vero e proprio piccolo speciale col contributo determinante dell'amico Antonio Tricomi, che ha pensato bene di regalarmi tre suoi articoli: uno già pubblicato (quello qui sotto, dedicato al concerto del 2006 nell'area archeologica di Paestum) e due inediti, che inserirò domani. E allora: buona lettura a tutti e tanti auguri a Dylan. (d.d.p.)
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Di Antonio Tricomi
(La Repubblica - 19 luglio 2006)

L' uomo sottile appare sul palco, sullo sfondo il tempio di Cerere a Paestum. Quattromila persone gremiscono l' arena della rassegna Antichità spettacolari, che lunedì sera ha ospitato Bob Dylan. Prenotazioni per il concerto sono giunte da tutta Italia e anche dall'estero, l'età media degli spettatori è nettamente inferiore a quella della star sul palco: confusi tra il pubblico, Ligabue e Vinicio Capossela.
Appena si accendono le luci sul palco, Dylan attacca con il suo classico Maggie's Farm. La voce aspra e ruvida, lo stile tagliente e declamatorio, il suono concitato colpiscono immediatamente al cuore. E' cambiato, dopo oltre quarant'anni, lo strumento con cui Dylan si accompagna: il passaggio dalla chitarra alla tastiera imprime all'intero show una più netta impronta anni Sessanta, con echi di rock-blues urbano e qualche suggestione psichedelica. Ed è soprattutto al suo glorioso repertorio di quel decennio che Dylan attinge, ricantando e spesso riscrivendo i classici dell'epoca: Mr. Tambourine Man, Desolation Row, All Along the Watchtower, stessi testi e diverse melodie. Meno irriconoscibili Ballad of a Thin Man e Memphis Blues Again.
Durante le preziose esecuzioni di It' s Alright Ma' e di Just Like a Woman una parte del pubblico, certo la meno motivata, volta le spalle al palco perché incuriosita dalle presenza di Ligabue. Dylan non se accorge e comunque non avrebbe importanza: abito nero aderente ed enorme cappello bianco da cowboy, il 65enne artista americano conduce con polso fermo uno show austero e rigoroso, due ore di musica senza compromessi, spericolati virtuosismi vocali e lirici assoli di armonica ancora capaci di meravigliare il pubblico. Non dice una parola, se non per presentare la sua band verso la fine del concerto. Su Just Like a Woman, sorriso enigmatico stampato sul volto, Dylan invita i fan a fare il coro sul refrain e risponde variando ogni volta la frase di chiusura. Il primo bis è Like a Rolling Stone, il pubblico sembra esplodere in un'ovazione. Il suono è simile a quello originale del 1965, eppure si tratta indubbiamente di una colonna sonora ideale per questi tempi sbandati.
Come in un gioco di specchi, un titano del Novecento confonde le carte tra passato e presente e lancia la sua sfida al futuro. La fama e il prestigio gli consentirebbero di riempire gli stadi, a patto di offrire una versione museificata della sua arte. Ma Dylan preferisce battere altre strade, le sue. Insofferente al suo mito e unicamente devoto alla sua musica e alle sue parole.

giovedì 14 aprile 2011

PAOLO SORRENTINO A CANNES COL SUO FILM-ROCK

Paolo Sorrentino torna a Cannes dopo la partecipazione nel 2008 con Il Divo, con cui aveva vinto il Prix du Jury. Il regista napoletano sarà in concorso con This Must Be the Place, interpretato da Sean Penn e Frances McDormand. L'annuncio è stato dato pochi minuti fa a Parigi dal delegato generale Thierry Fremaux e dal presidente Gilles Jacob. In occasione dell'ufficializzazione della partecipazione al festival di Cannes, la Republica.it mostra in anteprima tre minuti del montaggio di alcune scene che nella versione definitiva non sono state montate.
Il film racconta la storia di Cheyenne, rock star ritiratasi dalle scene, che conduce la vita annoiata e monotona di un pensionato benestante fino a quando decide di partire alla ricerca di quello che fu il persecutore del padre, un ex criminale nazista che si nasconde negli Stati Uniti. Solo dopo la morte del padre, Cheyenne viene a conoscenza del dramma che aveva vissuto come internato ad Auschwitz e dell'umiliazione inflittagli da un ufficiale SS. Nel cuore dell'America l'ex rockstar intraprende così il viaggio che cambierà la sua vita e dovrà decidere se sta cercando redenzione o vendetta.
Il film è prodotto dalle italiane Indigo Film, Lucky Red e Medusa, in collaborazione con Banca Intesa San Paolo e in co-produzione con la francese ARP e l'irlandese Element Pictures. Sarà distribuito in Italia da Medusa.

giovedì 31 marzo 2011

AMOONDAA, LA GROUPIE CHE INDAGA SUI DELITTI ROCK

Di Diego Del Pozzo

Avrebbe dovuto condurlo Giorgio Faletti, ma "il più grande scrittore italiano vivente" - Antonio D'Orrico dixit - è in tour promozionale per il suo nuovo romanzo. Così, per la conduzione dell'atteso programma Delitti Rock, in onda dal 2 maggio su Raidue, è stata scelta nientepopodimenoche la grandissima ex groupie Amanda Lear ("Amooondaaa..."), oggi settantenne addirittura mitologica e da giovane testimone diretta degli ambienti del jet-set e dello spettacolo italiano e internazionale durante tutti gli anni Sessanta e Settanta (Qui a lato, immortalata sulla copertina dell'album For Your Pleasure dei Roxy Music). Tante di quelle vite spericolate, com'è noto, "Amooondaaa" le ha addirittura toccate con mano (per così dire...).
"Potrò sfruttare il mio talento da attrice - conferma la Lear all'Ansa - e raccontare storie di personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, come Lennon e Hendrix, così come ho incrociato i Rolling Stones e i Beatles. Sono stata innamorata della musica già da bambina e in generale sono sempre stata attratta dal mondo ribelle e spericolato del rock, anche se spesso i suoi protagonisti hanno avuto una fine disastrosa".
Amanda Lear, al ritorno sugli schermi italiani a oltre tre anni di distanza, si cimenta con un programma interamente dedicato al tema delle rockstar scomparse tragicamente, spesso in circostanze mai chiarite. Raidue, così, riapre in qualche modo le indagini e prova a far luce su alcuni casi irrisolti, con una trasmissione realizzata nei luoghi in cui si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, Memphis, Los Angeles) e nella quale si alterneranno immagini di repertorio e testimonianze attuali, interviste esclusive e documenti mai visti in tv per raccontare in dieci serate John Lennon, Michael Jackson e Elvis Presley (in una specialissima puntata doppia), Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Sid Vicious (Sid & Nancy), Brian Jones degli Stones, Janis Joplin e Luigi Tenco (unico "delitto rock" italiano). Autore di Delitti Rock è il giornalista Ezio Guaitamacchi, che al tema ha dedicato un libro di successo edito da Arcana. "La miglior mossa di marketing per una rockstar? Morire giovani. Così sostiene qualcuno. E, in molti casi, con ragione", chiosa proprio Guaitamacchi.

martedì 22 marzo 2011

UN ROCKUMENTARY SULLE HOLE CON UN COBAIN INEDITO

Di Diego Del Pozzo

Sembra davvero senza fondo il baule degli inediti di Kurt Cobain. Il compianto "padrino" della scena grunge anni Novanta, infatti, è presente con un brano inedito, intitolato Stinking of You, all'interno del rockumentary Hit So Hard, dedicato alla vita di Patty Schemel, ex batterista delle Hole, la band della vedova Cobain, Courtney Love. A rendere ancora più forte l'attesa nei confronti del film contribuisce certamente la notizia che il brano risulta scritto e interpretato da Kurt & Courtney in coppia.
Hit So Hard, diretto da P. David Ebersole, è stato presentato nei giorni scorsi al South By Southwest Festival di Austin (Texas) in anteprima mondiale, per poi uscire nelle sale americane da lunedì prossimo. Nel documentario si ripercorre la parabola della scena rock indipendente americana anni Novanta dal punto di vista di Patty Schemel, batterista delle Hole fino all'album Celebrity Skin, dove fu sostituita da un turnista. Il film racconta, naturalmente, anche i problemi di droga della Schemel stessa e di Courtney Love e si sofferma sulle dolorose morti di Cobain e della prima bassista delle Hole, Kristen Pfaff (per overdose). Oltre alla canzone inedita, in Hit So Hard ci sono anche interviste a Courtney Love e ad altri ex membri delle Hole, come Melissa Auf der Maur ed Eric Erlandson.

venerdì 18 marzo 2011

UNA INTERESSANTE MOSTRA SULLE "CARTE" DI KUBRICK

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 18 marzo 2011)

Il paradosso che accompagna l'opera cinematografica (nonché la parabola esistenziale) di un genio della Settima Arte come Stanley Kubrick è indagato da prospettive inedite nell'ambito di una interessante iniziativa culturale che s'inaugura stasera (alle 20) presso il Mav, il Museo archeologico virtuale di Ercolano. Carta Kubrick - questo il titolo della manifestazione - affronta, infatti, il corpo a corpo col cinema e la vita del compianto autore di Lolita e Full Metal Jacket attraverso l'analisi dei materiali promozionali cartacei legati al lancio e alla diffusione commerciale dei suoi film: materiali sempre concepiti e rifiniti direttamente, in ossequio alla cura maniacale dei dettagli e all’esigenza di controllo assoluto che ne caratterizzava il modo di lavorare. Dunque, manifesti, locandine, press-book, fotobuste, pagine pubblicitarie e altri supporti iconografici saranno esposti al Mav - per un totale di oltre quattrocento pezzi, provenienti da collezioni private di tutto il mondo - fino a domenica 1 maggio, in quello che si propone come il primo allestimento sistematico legato a questo aspetto poco indagato della produzione kubrickiana.
A inaugurare Carta Kubrick, stasera sarà presente al Mav anche il critico cinematografico Enrico Ghezzi, che già nel 1977 scrisse la prima monografia in italiano dedicata al regista statunitense, nell'ambito della storica collana Il Castoro Cinema. Assieme a Ghezzi, ci saranno anche il direttore del Mav Ciro Cacciola, il collezionista Umberto Cantone e il curatore della manifestazione Emanuele Donadio. "Questa mostra - sottolinea Cacciola - fa parte di un progetto più ampio, che punta allo sviluppo del Mav come centro di produzione culturale basato sulla sperimentazione di nuovi linguaggi e sull'innovazione dello stesso concetto di museo". Da parte sua, Donadio evidenzia un elemento specifico di Carta Kubrick: "Attraverso questi materiali – spiega – emerge con ulteriore forza la spasmodica attenzione dell'autore alla chiusura filologica del proprio testo filmico, che si manifesta, dunque, non soltanto nelle fasi di lavorazione sul set, ma anche nella cura estrema riposta proprio nell'ideazione e nella creazione dei vari materiali promozionali, capaci di assumere a loro volta la dimensione e il valore di opere kubrickiane a tutti gli effetti". Ogni venerdì, alla mostra saranno abbinati incontri e proiezioni (tutti a ingresso gratuito), con inizio sempre alle 20.30: la settimana prossima (25 marzo), l'assistente personale di Kubrick, Emilio D'Alessandro, presenterà Arancia meccanica (1971); il 1 aprile, incontro col produttore Angelo Curti e proiezione di Orizzonti di gloria (1957); l'8, il regista Antonio Capuano introdurrà alla visione di 2001: Odissea nello spazio (1968); il 15, risonorizzazione live di Shining (1980) a cura della band romana RanestRane; il 29, interverranno i registi Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri, prima della proiezione di Barry Lyndon (1975).
Nato a New York nel 1928, Stanley Kubrick ha agito dentro i confini dell'industria cinematografica come un autentico virus: apparentemente coerente con le sue logiche produttive e contenutistiche, infatti, al tempo stesso le ha regolarmente sabotate grazie all'assoluto controllo ben presto ottenuto sui propri film - nonostante da Arancia meccanica in poi siano prodotti e distribuiti dal colosso hollywoodiano Warner Bros. - e all'intransigenza verso qualunque forma di compromesso: basti pensare ai tempi biblici di lavorazione, impensabili per l'industria cinematografica; oppure all'assoluta invisibilità mediatica personale, ben presto trasformata abilmente in marchio riconoscibile su scala globale; e ancora, al lavorare sempre con lo stesso gruppo ristretto di persone fidate, spesso di famiglia; alla trasformazione della propria casa fuori Londra nel proprio luogo di lavoro; alla fermezza nel non mostrare a nessuno i pre-montati dei suoi film o nel distruggere il girato non incluso nelle versioni definitive. In queste e altre caratteristiche risiede il paradosso kubrickiano citato all'inizio, capace di azzerare la dicotomia tra autorialità e industria, anche nel modo in cui Kubrick ha piegato alle proprie esigenze comunicative i materiali promozionali tipicamente commerciali raccolti nella mostra del Mav: materiali che, in mano a lui, sono diventati a loro volta qualcosa di inedito e inimitabile.

martedì 8 marzo 2011

ECCO SEAN PENN ROCKSTAR PER PAOLO SORRENTINO

Di Diego Del Pozzo

Sono state diffuse le prime foto ufficiali dell'atteso film americano di Paolo Sorrentino, This Must Be the Place, nel quale il premio Oscar Sean Penn interpreta una ex rockstar che attraversa gli Stati Uniti alla ricerca del criminale nazista che torturò il padre. Nelle foto, si vede Penn con una folta parrucca nera scapigliata e un rossetto vermiglio sulla bocca.
La pellicola, nella quale recita anche un'altra vincitrice dell'Oscar, Frances McDormand, potrebbe essere in concorso al festival di Cannes in programma a maggio. Cheyenne, questo il nome del personaggio di Sean Penn, s'immergerà fin nel cuore dell'America più profonda, lungo un viaggio che gli cambierà per sempre la vita. Una volta trovato l'uomo che lo ossessiona, infatti, dovrà decidere se optare per la redenzione o per la vendetta.
Sorrentino e Penn si sono incontrati nel 2008 a Cannes, dove l'attore era presidente di giuria e il regista in concorso con Il Divo: "Avevo visto quel suo film - ha raccontato l'ex marito di Madonna - e gli avevo detto di tenermi in considerazione, perché avrei amato lavorare con lui. E, un anno dopo, ho ricevuto questa meravigliosa sceneggiatura". Scritto da Sorrentino con Umberto Contarello, This Must Be the Place è prodotto da Nicola Giuliano per Indigo Film e Andrea Occhipinti per Lucky Red, con Medusa e Banca Intesa San Paolo.

giovedì 10 febbraio 2011

ANCHE TOM CRUISE NEL CINE-MUSICAL "ROCK OF AGES"

Di Diego Del Pozzo

L'attesissimo adattamento cinematografico del celebre musical Rock of Ages avrà anche Tom Cruise tra i protagonisti. La partecipazione del divo hollywoodiano è stata ufficializzata proprio in queste ore, dopo che da mesi si rincorrevano voci su un suo coinvolgimento. Cruise avrà il ruolo di Stacee Jaxx, un'arrogante rockstar all'apice della carriera. Tra i brani che canterà nel film vi è anche la hit di Bon Jovi Wanted Dead or Alive. Dal punto di vista musicale, infatti, Rock of Ages, si articola come uno scoppiettante collage di grandi successi dell'hard rock e del glam metal anni Ottanta, dai già citati Bon Jovi ai Poison, dai Whitesnake ai Journey, dagli Styx agli Europe e tanti altri ancora. La trama del musical (la foto sopra e il video in basso si riferiscono alla versione teatrale) narra l'amore tra Drew e Sherrie, lui aspirante rocker impiegato come barista in un locale sul Sunset Strip e lei appena giunta a Los Angeles dal Texas alla ricerca di fama e successo nella Mecca hollywoodiana. Accanto a Tom Cruise, nel cast saranno presenti pure, tra gli altri, Gwyneth Paltrow, Mary J. Blige, Alec Baldwin e Russell Brand, con la produzione che sta cercando di convincere anche Anne Hathaway. Non è ancora noto, invece, il nome della protagonista femminile.
A dirigere e coreografare il musical cinematografico prodotto dalla New Line e che a Broadway ha superato di slancio le cinquecento repliche al Brooks Atkinson Theatre sarà Adam Shankman, già regista nel 2007 del divertente Hairspray - Grasso è bello. E proprio Shankman farà anche da produttore esecutivo assieme a Tobey Maguire e all'autore della versione teatrale Chris D'Arienzo. Rock of Ages entrerà ufficialmente in lavorazione nel mese di maggio e uscirà nelle sale l'anno prossimo.


lunedì 7 febbraio 2011

I WHITE STRIPES NON ESISTONO PIU'!

Di Diego Del Pozzo

I White Stripes non esistono più! Con un comunicato ufficiale pubblicato mercoledì scorso sul sito ufficiale della sua etichetta discografica Third Man Records, infatti, Jack White ha annunciato il definitivo scioglimento del duo che ha marchiato a fuoco la scena rock degli ultimi quindici anni. "I White Stripes - ha scritto Jack, col suo solito stile tra l'ironico e il disincantato - sono lieti di annunciare che oggi, 2 febbraio 2011, la loro band è ufficialmente finita, e che non realizzeranno più nuovi dischi o concerti. La ragione non è dovuta a divergenze artistiche o alla mancanza della volontà di continuare. E neppure a problemi di salute, visto che sia Meg che Jack stanno benone. E' invece per una miriade di ragioni: ma soprattutto per preservare ciò che di bello e di speciale c'è nella band, e che deve sopravvivere per sempre".
In realtà, però, si sa che Meg soffre da tempo di depressione, dopo la fine del suo matrimonio con Jack, che nel frattempo ha iniziato una seconda vita traslocando da Detroit a Nashville, sposando la modella Karen Elson (della quale ha prodotto anche l'interessante album d'esordio) e dividendosi tra una serie di progetti secondari, come Dead Weather e Racounters, che a questo punto diventano le sue band ufficiali.
Nel comunicato, comunque, si precisa che il materiale ancora inedito, da studio e live, dei White Stripes sarà regolarmente pubblicato, anche se l'avventura della band termina ufficialmente col sesto album Icky Tump di tre anni fa.

sabato 5 febbraio 2011

A MARZO RITORNANO I R.E.M. CON "COLLAPSE INTO NOW"

Di Diego Del Pozzo

Il nuovo album dei R.E.M. s'intitolerà Collapse Into Now e uscirà tra poco più di un mese, l'8 marzo. Il titolo è stato scelto da Patti Smith, rockeuse molto amica della band, con la quale duettò già ai tempi di E-Bow the Letter, un brano estremamente suggestivo contenuto in New Adventures in Hi-Fi del 1996.
Sulla scelta del titolo, il chitarrista Peter Buck ha sottolineato: "Dare un titolo a un album è sempre difficile. Così, mentre Patti stava dando un'occhiata ai testi, all'improvviso ci ha detto: "Che ne direste di Collapse Into Now?" E a lei non si può proprio dire di no!".
Naturalmente, nel nuovo album Patty Smith sarà presente anche come interprete, in un duetto con Michael Stipe, che in un altro brano canterà anche insieme a un altro amico come Eddie Vedder dei Pearl Jam.
Il primo singolo, Discoverer, potrà essere scaricato gratuitamente dal sito ufficiale della band di Athens. Intanto, cliccando qui, potete godervi il video di una potente versione live del brano, tratta dal sito di Rolling Stone.

martedì 1 febbraio 2011

ENTRO FINE ANNO L'ATTESO DOCUMENTARIO SU BOB MARLEY

Di Diego Del Pozzo

Sarà il regista Kevin Macdonald, già vincitore di un Premio Oscar nel 2000 per Un giorno a settembre, a dirigere l'atteso documentario Marley, sulla vita del grande musicista giamaicano. Il film avrà il beneplacito della famiglia Marley, col figlio di Bob, Ziggy, nelle vesti inedite di produttore esecutivo. "Ci siamo rivolti a Kevin - ha spiegato Ziggy Marley all'Hollywood Reporter - perché è il più importante documentarista al mondo. Ma la cosa più importante, per me e per la mia famiglia, era che lui fosse davvero interessato alla vita di mio padre, sia come musicista che come persona". Il documentario sarà incentrato soprattutto sulla musica di Bob Marley e sull'impatto che questa ebbe sul contesto sociale circostante. Sarà girato in varie location tra Giamaica, Ghana, Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna. Marley dovrebbe uscire nelle sale entro la fine dell'anno, in tempo per commemorare i trent'anni dalla morte del grande Bob.

domenica 9 gennaio 2011

ECCO COME SONO GLI "SCARTI" SPRINGSTEENIANI...

E' incredibile pensare a cosa scartava Bruce Springsteen ai tempi di Darkness on the Edge of Town. Questa irresistibile pop-song recuperata nel recente album di inediti The Promise, per esempio, sarebbe balzata in testa a tutte le classifiche di vendita a fine anni Settanta, ma per lui era più importante l'integrità e la coerenza interna dell'album. Però, il mio amico Vincenzo mi ha fatto giustamente notare come un artista alla Billy Joel, per fare un esempio, su un brano simile avrebbe potuto costruire l'intera carriera. E, invece, il "Boss" la scartava a cuor leggero... (d.d.p.)