martedì 9 febbraio 2010

TRE GUITAR HEROES IN UN IMPERDIBILE DOCUMENTARIO

Di Diego Del Pozzo

Jimmy Page, 65 anni; Dave Evans in arte The Edge, 48 anni; Jack White, 34 anni: tre innamorati persi della chitarra elettrica, appartenenti a generazioni differenti e dotati di diversi stili e inclinazioni. Sono loro tre i protagonisti del magnifico It Might Get Loud, il documentario diretto da quel Davis Guggenheim che, dopo il canto d'amore nei confronti del Pianeta Terra intitolato Una scomoda verità e realizzato assieme al Premio Nobel Al Gore (e premiato con l'Oscar), ha deciso di realizzarne uno altrettanto intenso, coinvolto e coinvolgente dedicato al più rock degli strumenti musicali: sua maestà la chitarra elettrica. It Might Get Loud, presentato lo scorso anno al festival di Berlino, è un film bellissimo, che riesce a mettere a confronto tre mondi chitarristici (e artistici) apparentemente inassimilabili ma, in realtà, molto più affini di quanto si possa credere, innanzitutto per l'inesauribile voglia di sperimentazione dei tre guitar heroes. "Avrei potuto coinvolgere tanti altri chitarristi virtuosi - spiega Guggenheim - o altre leggende della chitarra. Ma non avrei potuto mai trovarne tre che sono al tempo stesso musicisti e ricercatori: ognuno di loro, infatti, è ancora in cerca di ciò che vuol dire con esattezza fare musica".
Adesso, il documentario di Guggenheim è appena uscito in dvd e costituisce una visione da non perdere assolutamente, per qualsiasi appassionato vero di cinerock: è imperdibile, infatti, per come ripercorre le storie personali dei tre chitarristi, calandoli nelle rispettive tradizioni di riferimento; e lo è per la straordinaria raffinatezza che sfoggia dal punto di vista della concezione, della realizzazione e del montaggio; lo è, infine, per come riesce a delineare, al tempo stesso, tre diverse personalità artistiche, tre differenti stagioni della storia del rock e tre filosofie musicali; il tutto in modo davvero trascinante e molto, molto divertente.

lunedì 8 febbraio 2010

BAND "CON LE PALLE": THE BLACK CROWES IN "CABIN FEVER"

Di Diego Del Pozzo

Se nel panorama rock mondiale c'è una band "con le palle" allora questa risponde al nome di Black Crowes. Chi altri se non i fratelli Robinson, infatti, al giorno d'oggi aprirebbe le sessions del nuovo album in studio ai propri fans, decidendo di eseguirlo e registrarlo live in un'atmosfera di straordinaria suggestione come quella degli studios personali di Levon Helm?
Tutto ciò è stato immortalato in quello che, secondo me, è il dvd musicale del 2009, cioè Cabin Fever, testimonianza sincera e assolutamente intima di ciò che è accaduto in occasione delle registrazioni del grandissimo doppio album "mascherato" Before the Frost... Until the Freeze, a sua volta - almeno nella mia personalissima classifica - disco rock dell'anno passato.
Qui di seguito, mi piace condividere con gli appassionati di cinema e rock - perché qui si parla di cinema, oltre che di grande rock - il bel trailer di Cabin Fever e, soprattutto, la straordinaria cover di Oh Sweet Nuthin' dei Velvet Underground, con Rich alla voce, Chris in accompagnamento e il grandissimo Luther Dickinson a squarciare l'aria con la sua chitarra solista (sudista).




domenica 7 febbraio 2010

JOHNNY DEPP GIRERA' UN FILM SU KEITH RICHARDS

Di Diego Del Pozzo

Si era ispirato a lui per dare un volto al celebre "Pirata dei Caraibi" Jack Sparrow; e lo aveva fortemente voluto, nel terzo film della fortunata serie cinematografica, nel ruolo di suo padre. Non è un mistero, dunque, l'autentica devozione che Johnny Depp nutre nei confronti di Keith Richards. Adesso, l'attore preferito di Tim Burton proverà a rendere concreto cotanto affetto, realizzando un documentario sulla vita e la carriera del chitarrista dei Rolling Stones.Il progetto, che vede Depp nuovamente alla regia dopo la sfortunata esperienza de Il coraggioso, è stato annunciato dallo stesso attore durante il Kustendorf Film Festival, diretto da Emir Kusturica a Drvengrad in Serbia: "Ora che sono più saggio - ha spiegato Depp - e che è passato abbastanza tempo, posso provare nuovamente a dirigere un film". Johnny ha già affidato a un montatore una notevole quantità di materiale d'archivio e dovrebbe iniziare a lavorare al documentario dalle prossime settimane.

sabato 6 febbraio 2010

POLEMICA ROCK TRA VERDONE E GELDOF

Di Diego Del Pozzo

In questi giorni, stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Carlo Verdone contenute nell'intervista presente all'interno del nostro libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop. A partire da lunedì, infatti, le hanno riportate innumerevoli siti web, agenzie di stampa e quotidiani.
In particolare, ha suscitato scalpore ciò che Verdone pensa delle iniziative benefiche organizzate da alcune rockstar come Bono degli U2 o Bob Geldof: "Non sono servite a niente. Si tratta di iniziative promozionali di gente che fa un discorso e riparte sul suo jet privato". Al regista e attore romano ha replicato direttamente Geldof, che in un'intervista al quotidiano Il Giornale - che martedì aveva dato molto spazio proprio al nostro libro e alle frasi di Verdone - ha dichiarato: "I concerti benefici aiutano i poveri, sono i politici che non fanno nulla. È disarmante sentire che una persona ricca non può aiutare i poveri, ma è lo specchio della nostra società, dove ricchi e poveri devono rimanere ben separati. Se hai dei soldi e li investi per aiutare chi ha bisogno, dov'è il problema?".
Insomma, il nostro libro ha catturato su di sé una certa attenzione...

venerdì 5 febbraio 2010

UN FILM RACCONTA I PRIMI ANNI DEGLI U2

Di Diego Del Pozzo

Anche gli U2 saranno presto protagonisti di un film che ne rievocherà gli esordi e il conseguente volo verso il successo. La pellicola s'intitola Killing Bono e affronterà l'argomento da un punto di vista piuttosto originale: quello di un loro compagno di liceo nella Dublino di metà anni Settanta. Più che un biopic classico, dunque, il film aspira a essere il ritratto di un'epoca fatta di sogni e aspirazioni destinati a tramutarsi, prima o poi, in realtà (o forse no).
Le riprese di Killing Bono - la cui uscita è prevista entro fine 2010 - sono iniziate l'undici gennaio a Belfast e dureranno sei settimane, spostandosi poi anche a Londra. Per dirigere il film è stato scelto il regista nord-irlandese Nick Hamm (The Hole), che sta lavorando su una sceneggiatura di Dick Clement e Ian La Frenais, gli stessi di The Commitments, basata sul libro autobiografico Killing Bono: I Was Bono's Doppelganger, scritto da Neil McCormick, il succitato amico di gioventù dei quattro musicisti irlandesi. Per il film, Nick Hamm ha privilegiato i toni della commedia, imperniata anzitutto sulla goffaggine del giovane Neil rispetto ai suoi ben più talentuosi compagni di scuola. Nel ruolo di Neil McCormick recita Ben Barnes, visto recentemente nel deludente Il ritratto di Dorian Gray, mentre Bono ha il volto del ventiseienne Martin McCann, lanciato come Fedro nel kolossal fantasy-mitologico Scontro tra Titani, dal 2 aprile sugli schermi italiani. Nel cast figurano anche Robert Sheehan (che interpreta il fratello di Neil, Ivan McCormick) e poi Pete Postlethwaite, Krysten Ritter, Charlie Cox e Jason Byrne. Al momento, non è ancora chiaro in quali forme la musica degli U2 comparirà nella colonna sonora.
Nel libro che ha ispirato il film, McCormick racconta l'avvio dell’epopea degli U2 dal punto di vista di colui che, invece, non riesce a sfondare per evidente mancanza di talento. I suoi sono ricordi diretti, derivanti da una frequentazione nata ai tempi del liceo alla Mount Temple di Dublino e consolidatasi negli anni. Tra l'altro, Neil può vantarsi di aver partecipato al primissimo incontro dal quale scaturirono i Feedback, poi destinati a trasformarsi prima negli Hype e quindi negli U2: era l'autunno del 1976 e un gruppetto di liceali rispose all'avviso che il batterista sedicenne Larry Mullen jr. aveva affisso ai muri della scuola. A casa di Larry, al numero 60 di Rosemount Avenue, si presentarono in cinque, tutti con ambizioni di chitarra solista in una rock band: Adam Clayton, che deviò immediatamente sul basso, lo strumento che suonava meglio; i fratelli Dave e Dick Evans, un certo Paul Hewson e, appunto, Neil McCormick. Dopo il primo assolo di prova, Dave Evans mise subito in chiaro perché di lì a poco sarebbe diventato The Edge; allo stesso modo, invece, Neil rinunciò, letteralmente schiacciato dal carisma del compagno di scuola Paul Hewson, che qualche mese dopo sarebbe stato ribattezzato Bono Vox e sarebbe poi diventato famoso in tutto il mondo come frontman degli U2.
Dopo i fallimenti giovanili come cantante, comunque, Neil McCormick ha continuato a occuparsi professionalmente di musica, in veste di critico e giornalista per numerose autorevoli testate britanniche (tra cui la storica rivista rock irlandese Hot Press, ma anche il Daily Telegraph), seguendo con puntualità la carriera degli U2, dei quali è rimasto amico. Non a caso, è sua l'autobiografia ufficiale della band, U2 by U2, edita tre anni fa e tradotta anche in Italia da Rizzoli.
Su questo stesso argomento ho scritto anche un articolo più breve, pubblicato ieri sul quotidiano Il Mattino. Chi volesse leggerlo, può cliccare qui.

mercoledì 3 febbraio 2010

UN BELL'ARTICOLO SUL NOSTRO LIBRO


Ieri è uscita questa bella e ampia pagina, dedicata al nostro libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, sul quotidiano Il Giornale.
Lo spunto di partenza è stato offerto dalle dichiarazioni di Carlo Verdone contenute nell'intervista che Fabio Maiello ha realizzato all'interno del nostro volume.
Il bravo Antonio Lodetti, giornalista musicale del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, ha lavorato davvero bene, cogliendo alla perfezione gli spunti più "succulenti" (giornalisticamente parlando...) presenti nell'intervista e integrandoli con una chiacchierata supplementare fatta con lo stesso Verdone, che da parte sua non si è affatto sottratto (anzi...).
Ne è venuto fuori un ottimo servizio giornalistico che, ovviamente, è stato molto utile per il "lancio" del nostro libro, dato che Il Giornale può vantare una tiratura media quotidiana di circa 310.000 copie ed è, dunque, uno tra i quotidiani più venduti in Italia.

lunedì 1 febbraio 2010

IL ROCK ITALIANO? NON ESISTE: LO DICE CARLO VERDONE NEL NOSTRO LIBRO "ROCK AROUND THE SCREEN"

Il rock italiano? Non esiste: parola di Carlo Verdone. "Quello che esiste - spiega il regista, campione d'incasso nei cinema con Io, loro e Lara - è soltanto una riproposizione del rock inglese o americano. La musica rock non è nata in Italia. In Italia sono nati Claudio Villa, Gigliola Cinquetti, Nilla Pizzi, Gino Latilla e Ricchi e Poveri. Non riesco ad appassionarmi alla musica italiana perché ha sempre un occhio e un piede a Sanremo: Vasco Rossi ha prodotto cose eccellenti ma Ligabue, ad esempio, mi sembra Guccini con la chitarra elettrica". Di questo e altro, Verdone parla in una lunga intervista sulla sua grande passione per il rock, pubblicata all'interno del libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, curato dal giornalista e critico Diego Del Pozzo e dallo storico del cinema Vincenzo Esposito. Il volume, pubblicato dall'editore napoletano Liguori, esce domani in libreria.
Nell'intervista, realizzata da Fabio Maiello, Carlo Verdone svela le sue passioni rock - da Jimi Hendrix ai Led Zeppelin, da Scott Walker a Nick Drake - ma anche gli artisti e le tendenze che detesta: per esempio, i Clash ("Un'altra bufala: se questi tizi sono considerati dei grandi, dove dobbiamo allora mettere gli Allman Brothers"), i Queen ("Il loro è un rock trash, cafone, mieloso") o le iniziative benefiche di big come Bono degli U2 o Bob Geldof ("È molto fastidioso vedere personaggi come Bono che salgono sul palco per fare proclami contro questo e per salvare quello. Come prima di lui Bob Geldof. Quelle operazioni benefiche, alla fine, sono state soltanto delle grandi messinscene. Degli eventi promozionali. La situazione di quei paesi non è migliorata e le cose vanno sempre peggio").
Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop (294 pagine, 24.50 euro, Liguori Editore) è una raccolta di saggi e interviste a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito. "Quelle che abbiamo voluto raccontare in questo libro - spiegano i due curatori - sono storie artistiche e produttive, culturali e industriali che si sono sviluppate, per tutta la seconda metà del Novecento e fino a oggi, all'insegna dell'affascinante "abbraccio" tra cinema giovane, innanzitutto nello spirito, e musica rock. Lo abbiamo fatto cercando di dare conto dei principali snodi cronologici, privilegiando però itinerari volutamente ondivaghi che fossero in grado di far percepire al lettore il "suono" e magari il "corpo" del rock al cinema e del cinema più rock".
Il libro si apre con due lunghi saggi dei curatori, dedicati ai teen-rock movies degli anni Cinquanta con e senza Elvis Presley (Del Pozzo) e ai grandi raduni rock che, a cavallo del Sessantotto, decretarono la perdita d'innocenza della cosiddetta "Woodstock Generation" (Esposito). Nelle sezioni successive, poi, Rock Around the Screen propone saggi storico-critici su forme e sottogeneri specifici (Simone Arcagni sui rockumentaries, Rosario Gallone sui falsi documentari rock, Alberto Castellano sugli "sguardi d'autore", Giacomo Fabbrocino sulla rock opera, Bruno Di Marino sulla citazione video-filmica), filmografie emblematiche (Michelangelo Iossa sui Beatles e Giandomenico Curi sui Pink Floyd), originali cortocircuiti psico-autoriali (Antonio Tricomi su un Bob Dylan perennemente "altrove" e Corrado Morra sulle mille mutazioni del corpo della rockstar). La sezione conclusiva presenta, infine, quattro interviste, tutte realizzate da Fabio Maiello, a registi rock come Julien Temple e Carlo Verdone e a musicisti come Gaetano Curreri degli Stadio e Fabio Liberatori, compositore di fiducia dello stesso Verdone e autore, tra l'altro, anche della colonna sonora del recente Io, loro e Lara.
"Non abbiamo voluto inseguire intenti di natura enciclopedica, lasciando liberi i vari autori - sottolineano Del Pozzo ed Esposito - di declinare secondo i propri interessi e le rispettive inclinazioni un tema talmente vasto da coincidere quasi con quello dello sviluppo della cultura giovanile tardo-novecentesca". Diego Del Pozzo, giornalista e critico, si occupa prevalentemente di cinema, televisione e fumetti. È autore di Ai confini della realtà. Cinquant'anni di telefilm americani e dei testi del volume fotografico Scenari. Dieci anni di cinema in Campania, oltre che di numerosi saggi in volumi collettivi, cataloghi di festival, riviste specializzate. Attualmente collabora col quotidiano Il Mattino. Vincenzo Esposito, storico del cinema, è autore, tra l'altro, di una monografia su Alf Sjoberg e di un libro sul cinema svedese, La luce e il silenzio. Dirige l'Italian Film Festival di Stoccolma, è vicepresidente della F.I.C.C. – Federazione Italiana dei Circoli del Cinema e insegna Storia del Cinema all'Università degli Studi di Napoli "Federico II".