martedì 3 novembre 2015
SPRINGSTEEN, PORTELLI E UN INCONTRO SULL'AMERICAN DREAM
Mercoledì
4 novembre, all’Accademia di Belle Arti di Napoli è in programma una giornata
di studio per riflettere sull’american
dream e sulle sue promesse mancate, attraverso la musica, il cinema, la letteratura
e la storia sociale.
Intitolata
opportunamente Bruce Springsteen e lo
“sfuggente sogno americano” (con riferimento a quel “runaway american
dream” citato nella hit Born to Run)
e organizzata dal Triennio di Fotografia, Cinema e Televisione (cattedre di
Storia e teoria dei nuovi media e Teoria e analisi del cinema e
dell’audiovisivo), la giornata ha come occasione la presentazione a Napoli del nuovo
libro di Alessandro Portelli, Badlands.
Springsteen e l’America: il lavoro e i sogni, edito da Donzelli.
Portelli
ne dialogherà, alle 17 nel teatro “Niccolini” dell’Accademia, con i docenti Diego
Del Pozzo e Vincenzo Esposito (curatori del libro Il cinema secondo Springsteen, Mephite/Cinemasud, 2012), moderati
dal saggista e critico Stefano Fedele. La presentazione sarà preceduta, alle 15,
dalla proiezione del film La rabbia
giovane (Badlands, 1973) di
Terrence Malick e di alcuni videoclip di Springsteen.
Alessandro Portelli è un fan specialissimo del
rocker del New Jersey. Considerato tra i fondatori della storia orale, è professore
di Letteratura angloamericana all’Università “La Sapienza” di Roma, ha fondato
e presiede il Circolo Gianni Bosio per la conoscenza critica e la presenza
alternativa della cultura popolare; e collabora con la Casa della Memoria e
della Storia di Roma e col quotidiano il
manifesto.
Col suo nuovo libro, slittando dalla musica alla
letteratura e dalla storia al presente, mette la sua nota affabulazione al
servizio del cantore dell’America che più ama, quella tutta fondata sul lavoro;
un’America in cui la promessa della mobilità sociale e della realizzazione di sé
è spesso frustrata e tradita e nella quale il “sogno americano” si fa ogni
giorno più sfuggente. Attraverso una rilettura dei testi che Portelli sa ancorare
al contesto culturale e storico, il libro guarda al mondo di Springsteen sotto
la lente del lavoro che divora le vite dei suoi personaggi; ma mette in
evidenza anche il sound travolgente dell’artista americano, capace di evocare,
nonostante tutto, l’orgoglio di essere ancora vivi e di non arrendersi mai.
venerdì 24 luglio 2015
A GIFFONI, UN FILM SPRINGSTEENIANO CONQUISTA LA GIURIA
Di Diego Del Pozzo
In una cittadina rurale dell'Irlanda meridionale, che sembra uscita dalle migliori narrazioni western-noir-melò di Bruce Springsteen, la tormentata adolescente Cleo Callahan (una bravissima Emma Eliza Regan, attrice dalla notevole presenza scenica) è a caccia (quasi letteralmente) dell'omicida della sorella maggiore Ashy, trovata assassinata in maniera brutale in un bagno pubblico. Accecata dalla rabbia e dai sensi di colpa derivanti dal rapporto difficile con la sorella, Cleo (esperta di armi e abilissima tiratrice) non si rende conto del fatto - noto fin dall'inizio agli spettatori - che l'assassina è la sua unica e migliore amica, Robin O'Riley. E proprio questa "cecità" è destinata a trasformare la sua vendetta in ineluttabile tragedia dagli echi quasi shakespeariani.
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| Emma Eliza Regan in una scena del film |
Tra famiglie devastate, traumi infantili, impossibilità di un'autentica redenzione, il ventottenne regista e sceneggiatore Patrick Ryan costruisce il suo film d'esordio "Darkness on the Edge of Town" - a bassissimo budget, appena 18mila euro - muovendosi abilmente tra i rimandi springsteeniani evidenti fin dal titolo, costruzione drammaturgica da western contemporaneo e cupissima atmosfera da tragedia classica. "Ho voluto combinare - racconta l'autore, dopo la proiezione in concorso al Giffoni Experience 2015 - l'estetica di un film western con la struttura della tragedia, provando però a sovvertire sia il genere western che il tradizionale giallo deduttivo. Rivelando subito l'identità dell’assassino, infatti, ho poi basato la tensione sull'anticipazione delle reazioni dei personaggi, approfondendone le psicologie senza troppi dialoghi ma provando a far parlare direttamente le immagini. Per bilanciare la cupa e violenta fatalità della trama, è stato fondamentale per me cogliere il tono giusto, creando un senso di nostalgia e una particolare atmosfera accentuata dalla colonna sonora e dalla fotografia".
Naturalmente, Ryan si sofferma anche sull'evidente rapporto con l'immaginario springsteeniano. "Tra gli album di Bruce Springsteen – spiega – proprio "Darkness on the Edge of Town" è il mio preferito, perché riesce a raccontare meravigliosamente quell'atmosfera oscura e un po' malata che caratterizza la vita suburbana con le sue contraddizioni nascoste, la violenza e le tenebre celate sotto la superficie apparentemente tranquilla di quei luoghi. L'immaginario springsteeniano ha avuto una grande importanza per me, ovviamente anche nella realizzazione di questo film, che gli rende un esplicito omaggio col titolo. Più in generale, comunque, la musica mi aiuta tantissimo nella fase di scrittura e, per me, rappresenta un elemento fondamentale della mia esistenza quotidiana. Ho girato nella contea di Kerry, nel Sud dell'Irlanda, dove sono nato e cresciuto, perché ho sempre desiderato ambientare un western contemporaneo in quei luoghi. Ma la mia Irlanda potrebbe essere tranquillamente il New Jersey suburbano narrato da Springsteen nei suoi album, per le coloriture a tinte noir e le atmosfere cupe e romanticamente disperate. Le affinità tematiche con la sua musica e con un album come “Darkness…” sono riscontrabili anche nella tensione costante tra i personaggi e l’ambiente chiuso e provinciale nel quale vivono, proprio come accade per i losers springsteeniani che, dal New Jersey, guardano alla realtà metropolitana di New York appena oltre l’orizzonte. Il mio – prosegue Ryan – è un film di sguardi e suggestioni, che in alcuni punti prova a fare a meno dei dialoghi per narrare unicamente attraverso le immagini. In tal senso, tutta la parte iniziale, nella quale non si parla mai, l’ho costruita sul modello shakespeariano dell’“Othello”, dove Iago si presenta subito ai lettori come personaggio negativo. Allo stesso modo, ho voluto mostrare in apertura l’omicidio di Ashy e svelare allo spettatore che l’assassina è Robin, tenendo invece all’oscuro la protagonista Cleo, che per tutto il film va alla ricerca di una verità che poi non si rivela essere tale. Ho lavorato molto sui toni della fotografia, sui contrasti di luci e ombre, su soluzioni visive anche ardite, come scene a specchio e inquadrature rovesciate, provando anche a far respirare il più possibile il paesaggio irlandese e quelle nuvole che cambiano costantemente proprio come gli stati d’animo dei vari personaggi".
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giovedì 10 luglio 2014
BRUCE SPRINGSTEEN REGISTA CON "HUNTER OF INVISIBLE GAME"
Di Diego Del Pozzo
Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Di enorme suggestione visiva, il corto è un poetico e intenso western dark, dal quale emerge in maniera evidente e, direi, prepotente l’amore (quasi una venerazione, in realtà) che Springsteen nutre nei confronti di John Ford e, in particolar modo, del suo capolavoro “Sentieri selvaggi”. Bruce appare anche in veste di attore protagonista (ed è davvero bravo!), nei panni di un uomo in lotta con i propri demoni interiori e con i fantasmi del passato. Intorno a lui, prendono letteralmente vita le innumerevoli narrazioni, i personaggi, le suggestioni, i temi che nutrono, fin dall'esordio del 1973 "Greetings from Asbury Park, N.J.", quello che possiamo tranquillamente definire "immaginario springsteeniano". Nella parte finale del film, si odono le note del brano omonimo, che poi scorre integralmente fino al suggestivo “The End” nel quale Bruce si concede addirittura un’uscita di scena a cavallo, come quelle degli eroi tanto amati dei western sui quali s'è formato.
Ma che cosa racconta "Hunter of Invisible Game"? Vediamo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Ricorda ancora quando mise incinta la sua Mary (Janey), quel giorno lungo il fiume. Lei aveva appena 17 anni, lui 19. Si sposarono senza sorrisi e, subito dopo, lui trovò un lavoro da manovale alla Johnstown Company. Poi, la crisi economica spazzò via ogni cosa. Lui fuggì via. La sua donna si trasferì con la mamma nella zona di Shawnee Lake. Non ancora pronta per crescere quella neonata, pensò più volte di abbandonarla in una cesta lungo il fiume, ma questo lui non lo ha mai saputo. La ragazza, però, si fece forza. Senza un compagno, decise di crescere comunque la sua bambina. Lui la conobbe anni dopo, durante una breve riconciliazione con la sua Mary (Janey). La amò subito, ma nonostante ciò, roso dai sensi di colpa, decise di andare via. E adesso, di lei e dell'unica donna mai amata gli restano solo una foto e quei flash violenti che gli squarciano continuamente la mente e i sogni.
Stanotte però, dopo tanti anni, l'uomo ha deciso di tornare da loro. Così, esce dalla baracca, imbraccia il fucile, prende il bastone che gli serve per camminare meglio e sale a cavallo. Dopo molte ore al galoppo, finalmente raggiunge la vecchia casa di Shawnee Lake, ma ciò che trova è soltanto un rudere spoglio e desolato. "Là nella radura, oltre l’autostrada, sotto la luce della luna, la nostra casa risplendeva. Ho attraversato il cortile, mi sono buttato attraverso la porta d’ingresso. Il mio cuore batteva forte. Mi sono precipitato per le scale. La stanza era buia, il nostro letto vuoto. In quell’istante ho sentito quel lungo fischio lamentoso e sono caduto in ginocchio, con la testa tra le mani e ho pianto". E, mentre quel treno che ti porta sempre più giù s'allontana, l'uomo capisce che per lui è arrivato il momento della fine. Corre via, raggiunge il ruscello lì vicino, vi s'immerge a torso nudo e decide di abbandonarsi all'oblio. Intorno a lui, soltanto il suo cavallo e la natura selvaggia degli Stati interni, tra fiumi di montagna, alternanza di fitti boschi e praterie desolate, falò notturni in lontananza e gli occhi che si chiudono nel vuoto a ricordare una bambina e una giovane donna ormai perse per sempre.
Lo risvegliano all'alba i passi di un ragazzino. Gli s'avvicina, lo saluta, gli dice che s'è perso. Accade tutto in un attimo. L'uomo si sciacqua il viso con l'acqua ghiacciata, si ridesta, s'arrampica letteralmente lungo la sponda del ruscello e decide di rimettersi in piedi. Forse, non è troppo tardi per dare definitivamente la caccia a quella preda invisibile che continua a tormentarlo da anni: il ragazzo deve tornare a casa. Così, lo fa montare a cavallo e, dopo alcuni giorni di marcia, lo restituisce all'affetto dei suoi cari. Adesso, l'uomo può ricominciare a vivere. Può andare avanti. Si allontana da quella famiglia di nuovo felice, che lo saluta dall'uscio di casa. Si tuffa nuovamente in mezzo a quella natura selvaggia e rigogliosa che, ormai, lo ha accolto come un figlio. Ma lo fa con spirito nuovo. La preda invisibile non scappa più. Anzi, è diventata una presenza rassicurante che lo accompagna verso il futuro, mentre a cavallo attraversa quei paesaggi sui quali il sole non tramonta mai.
"Hunter of Invisible Game" è un autentico manifesto poetico, nonché una dichiarazione d'amore nei confronti di quel cinema che, d’altra parte, fa da fonte privilegiata per la scrittura
visionaria ed estremamente narrativa di Bruce Springsteen fin dai suoi primi
album. Basti pensare a brani "mitici" come "Thunder Road", "Badlands" o "Nebraska", per citare semplicemente i più espliciti in tal senso. Ma, come approfondiamo io e Vincenzo Esposito nel nostro libro "Il cinema secondo Springsteen" (so che è antipatico autocitarsi, ma oggettivamente si tratta dell'unica monografia dedicata al rapporto tra Bruce e il cinema), quello col grande schermo, per lui, s'è trasformato, nel corso degli anni, in un rapporto complesso e articolato, fatto di dare e
di avere, perché a sua volta il rocker del New
Jersey ha ispirato (e continua a farlo) con i temi del proprio personale e ormai vastissimo immaginario film di successo come, volendo limitarsi soltanto a due titoli, "Lupo solitario" di Sean Penn (tratto integralmente dal brano "Highway Patrolman" di "Nebraska") o il più recente "The Wrestler" di Darren Aronofsky (interpretato e fortemente voluto dall'amico Mickey Rourke). E, più ad ampio raggio, ha fatto lo stesso con tanti registi affini alla sua poetica, da John Sayles a Jonathan Demme, dai fratelli Coen al già citato Penn, da James Mangold a Gus Van Sant e Alexander Payne, fino a un gigante profondamente springsteeniano come Martin Scorsese.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
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Rubriche:
OUR BOOK,
ROCK ON SCREEN,
SCREEN OF ROCK
sabato 19 ottobre 2013
GRANDE SUCCESSO PER IL CINEMA ITALIANO IN SVEZIA
(Off-Topic - 19 ottobre 2013)
Grande successo anche quest’anno per il cinema italiano in Svezia, grazie all’Italian Film Festival di Stoccolma, la principale rassegna dedicata alla promozione della cinematografia italiana nei Paesi scandinavi. Diretto dallo storico del cinema Vincenzo Esposito e giunto alla sedicesima edizione, il festival – che si conclude domani sera (domenica 20) presso il cinema Sture, nel centro della capitale svedese – sta facendo segnare il “tutto esaurito” quasi a ogni proiezione, a conferma del notevole interesse che gli appassionati svedesi continuano a nutrire nei confronti del cinema italiano del presente e del passato.
Grande successo anche quest’anno per il cinema italiano in Svezia, grazie all’Italian Film Festival di Stoccolma, la principale rassegna dedicata alla promozione della cinematografia italiana nei Paesi scandinavi. Diretto dallo storico del cinema Vincenzo Esposito e giunto alla sedicesima edizione, il festival – che si conclude domani sera (domenica 20) presso il cinema Sture, nel centro della capitale svedese – sta facendo segnare il “tutto esaurito” quasi a ogni proiezione, a conferma del notevole interesse che gli appassionati svedesi continuano a nutrire nei confronti del cinema italiano del presente e del passato.
Inaugurato dal nuovo ambasciatore d’Italia in Svezia, Elena Basile, e dal direttore dell’Istituto italiano di cultura, Sergio Scapin, l’Italian Film Festival ospita i due registi Silvio Soldini e Giuliano Montaldo, che hanno presentato al pubblico svedese i loro recenti “Il comandante e la cicogna” e “L’industriale”. Nella sezione Panorama, riservata ai film delle ultime due stagioni, sono inclusi anche “L’intervallo” di Leonardo Di Costanzo, “Posti in piedi in Paradiso” di Carlo Verdone, “Tutti i santi giorni” di Paolo Virzì, “È stato il figlio” di Daniele Ciprì, “Viva la libertà” di Roberto Andò e – nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo – la produzione svizzera “Sinestesia” di Erik Bernasconi (interpretata, in italiano, da Alessio Boni, Giorgia Wurth e Leonardo Nigro).
La Retrospettiva di quest’anno, invece, indaga nel cinema di Michele Placido, attraverso una selezione di film da lui diretti o interpretati per altri registi. Così, accanto a celebri regie di Placido come “Un eroe borghese” (1995), “Romanzo criminale” (2005), “Il grande sogno” (2009), “Vallanzasca. Gli angeli del male” (2010) e “Il cecchino” (2012) scorrono anche “Marcia trionfale” (1976) di Marco Bellocchio, “Lamerica” (1994) di Gianni Amelio e “La sconosciuta” (2006) di Giuseppe Tornatore.
L’Italian Film Festival è organizzato dall’Istituto italiano di cultura di Stoccolma e dalla FICC – Federazione italiana dei circoli del cinema, col contributo del Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione generale cinema e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Svezia, il Centro regionale Campania della FICC, l’associazione culturale Blackout e la scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli.
mercoledì 19 dicembre 2012
SPRINGSTEEN, VAN SANT E L'AMERICA DELLA CRISI GLOBALE
Di Diego Del Pozzo
Dopo l'anteprima mondiale del 4 dicembre al Lincoln Square Cinema di Washington, uscirà il 28 dicembre in poche sale di New York e Los Angeles, per poter concorrere agli Oscar, il nuovo film di Gus Van Sant, "Promised Land", che sarà poi in distribuzione ufficiale negli Stati Uniti a partire dal 4 gennaio 2013 e in anteprima europea nel concorso della prossima Berlinale.
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| Matt Damon in "Promised Land" di Gus Van Sant |
Protagonisti della pellicola sono Matt Damon e John Krasinski (anche produttori e sceneggiatori, a partire da un'idea dello scrittore Dave Eggers), assieme a Frances McDormand, Rosemarie DeWitt, Scoot McNairy, Titus Welliver e Hal Holbrook. Le loro storie sono inserite nello scenario di una piccola comunità americana che si oppone alle mire di una multinazionale e, dunque, deve fare i conti, in definitiva, con le conseguenze della crisi economica globale. "L'America è un Paese grande e a volte - racconta Gus Van Sant - è difficile definire quale sia la nostra identità. Ciò che ho amato della sceneggiatura di Matt e John è il modo nel quale hanno affrontato grandi temi, ma con umorismo e umiltà, raccontando storie di persone reali, con tutte le loro debolezze e la loro grandezza".
Come si comprende facilmente già dal titolo e dall'argomento affrontato (simile a quelli cantati nel recente album "Wrecking Ball"), "Promised Land" è un film intimamente springsteeniano, realizzato peraltro da un autore che ha numerosi punti di contatto con la poetica di Bruce. Il rapporto è stato reso esplicito dalla sequenza di un duello al karaoke. "Nel copione originale - spiega Matt Damon - avevo scritto che non avevo alcuna intenzione di cantare il karaoke. Però, ci serviva una scena nella quale il personaggio di John appare e persuade i cittadini. Ed è molto più facile farlo con una canzone. In particolare, che cosa c'è di meglio di una canzone di Bruce Springsteen?". Il brano in questione è "Dancing in the Dark", che l'autore ha concesso gratuitamente. "La cosa più divertente - aggiunge John Krasinski - è stata scrivere indicazioni di regia come "Questo personaggio è tremendo al karaoke". E l'aspetto più eccitante è stato proprio che, dopo tutto ciò, non c'era più bisogno di una particolare abilità nel canto. Poi, quando abbiamo tirato fuori "Dancing in the Dark" di Bruce Springsteen, abbiamo subito realizzato che era la canzone perfetta, davvero fenomenale".
C'è anche un'altro momento di "Promised Land" che pare fatto apposta per rendere evidente il debito d'ispirazione nei confronti dell'universo springsteeniano: a un certo punto, infatti, c'è una sequenza nella quale Bruce Springsteen viene menzionato durante un dialogo tra i protagonisti. A ulteriore conferma di quanto il rapporto tra Springsteen e il cinema continui a essere fecondo e produttivo e di quanto la settima arte, in particolar modo se deve raccontare l'America oggi, continui a prendere da Bruce e dalla sua poetica.
martedì 11 settembre 2012
lunedì 10 settembre 2012
CINEBOSS: ZAMBELLINI ELOGIA IL LIBRO SU "BUSCADERO" DI SETTEMBRE
martedì 28 agosto 2012
RICORDO GIFFONESE...
mercoledì 25 luglio 2012
SUCCESSO ANCHE A GIFFONI PER "IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN"
In un’edizione contrassegnata dal connubio
tra cinema e rock, bel successo al Giffoni
Experience per la presentazione del libro “Il cinema secondo Springsteen” curato dal giornalista e saggista
Diego Del Pozzo e dallo storico del cinema Vincenzo Esposito. Assieme ai due
curatori, è intervenuto all’incontro anche il direttore del festival
internazionale di cinema per ragazzi, Claudio Gubitosi, che ha sottolineato
come il volume, edito da Quaderni di Cinemasud nella nuova collana
“visionirock” (240 pagine, 12 euro), sia “il primo al mondo che analizza in
maniera organica ed esaustiva tutte le sfaccettature del rapporto tra un rocker
straordinario come Bruce Springsteen e l’universo del cinema”.
| Arriva il momento della conferenza stampa giffonese |
| Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito al Giffoni Experience dopo la presentazione del libro |
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| Diego Del Pozzo e Patti Smith mentre sfogliano assieme una copia del libro "Il cinema secondo Springsteen" |
martedì 12 giugno 2012
FRADICI DI PIOGGIA E DI FELICITA'...
lunedì 4 giugno 2012
IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN: IL SERVIZIO DELL'ANSA
Mentre Bruce Springsteen sta per arrivare in Italia col suo Wrecking Ball Tour per le tre attesissime date di Milano (giovedì), Firenze (domenica) e Trieste (lunedì), un nuovo libro approfondisce, per la prima volta al mondo in maniera così organica e strutturata, il rapporto tra il "Boss" e il cinema: rapporto saldissimo e al di sopra di ogni sospetto, se si pensa semplicemente alla scelta di aprire anche i concerti del nuovo tour sulle note di tanti celebri western cinematografici, a partire da quelli, da lui amatissimi, musicati da Ennio Morricone per Sergio Leone.
Il libro s'intitola "Il cinema secondo Springsteen" (240 pagine, 12 euro) - con chiaro riferimento allo storico saggio cinefilo di Francois Truffaut "Il cinema secondo Hitchcock" - e lo hanno curato il giornalista e saggista Diego Del Pozzo e lo storico del cinema Vincenzo Esposito per il marchio Quaderni di Cinemasud delle edizioni irpine Mephite come primo titolo della collana editoriale "visionirock". Ed è interessante che lo studio arrivi proprio dalla Campania (dov'è stato presentato in anteprima nei giorni scorsi, al Palazzo delle Arti di Napoli, durante l'omonima manifestazione culturale), a conferma del saldo legame di Springsteen con una regione nella quale si trova parte delle proprie origini familiari (la mamma, Adele Zirilli, è figlia di due emigranti di Vico Equense, in Costiera sorrentina).
Nel loro libro, Del Pozzo ed Esposito esplorano la relazione affascinante e complessa tra il rocker del New Jersey e la Settima Arte, non riducibile alla sola presenza dell'artista nei film, in veste di attore o autore di brani da colonna sonora, come nei casi di Elvis Presley, Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan o David Bowie. "No, il suo caso - spiegano i due curatori del volume - è diverso. Diremmo, addirittura unico. Innanzitutto, perché unica nel panorama della popular music contemporanea è la profondità della traccia più immediatamente individuabile: cioè, quella riguardante la "musica ispirata dal cinema", che nel suo caso non si limita a una specifica relazione diretta tra le canzoni e alcuni film di riferimento, ma investe, più in generale, una buona parte del patrimonio culturale del cinema americano, inteso in tutte le sue declinazioni. Poi, però, a rendere ancora più sfuggente e complessa la materia, c'è la consapevolezza di quanto Springsteen stesso abbia, nel corso dei decenni, influenzato tanto cinema americano con "pezzi di immaginario" direttamente riconducibili alla sua produzione artistica". Il rapporto tra il rocker e il cinema, dunque, è fortemente empatico e si sviluppa, in particolar modo nella seconda parte della carriera, in maniera quantomeno paritaria, tra un continuare a "prendere" dal cinema e un "dare" all'immaginario popolare americano.
"Il cinema secondo Springsteen", dopo la prefazione del critico cinematografico Valerio Caprara, si apre con i lunghi saggi di Vincenzo Esposito ("Bruce Springsteen e l'immaginario cinematografico americano (1973-1990)") e Diego Del Pozzo ("Di diavoli e di polvere. Springsteen e il cinema americano della Nuova Grande Depressione"), dedicati alle due fasi della carriera del "Boss": il primo dagli esordi alla fine degli anni Ottanta (con approfondimento dei meccanismi di ricezione della "emotion machine" cinematografica), il secondo dall'album "Tunnel of Love" al recente "Wrecking Ball", con particolare enfasi posta sulle dinamiche socio-culturali che consentono a Springsteen, dalla metà degli anni Novanta in poi, di diventare un punto di riferimento per il cinema e, più in generale, per l'intera cultura e società americane. Nelle dense analisi dei due curatori, scorrono l'uno dopo l'altro titoli di film che hanno segnato in profondità l'immaginario springsteeniano e la sua scrittura (per esempio, "Furore" e "Sentieri selvaggi" di John Ford, il noir "Thunder Road" o "Badlands" di Terrence Malick), ma anche altri più o meno direttamente ispirati dall'arte del musicista (da "Lupo solitario" di Sean Penn al poliziesco "Cop Land", dal neo-western "Le tre sepolture" al dolente "The Wrestler" con Mickey Rourke). Ma c'è ampio spazio, naturalmente, pure per l'Oscar vinto nel 1994 per la canzone "Streets of Philadelphia" inclusa in "Philadelphia" di Jonathan Demme e per gli altri brani originali composti per il cinema.
Nella sua parte centrale, il libro presenta due contributi di Antonio Tricomi (sui videoclip, spesso "d'autore", che hanno contribuito a dare ulteriore forza visiva alle canzoni) e Fabio Maiello (sulla centralità delle liriche nell'universo della "Springsteen Soundtrack"), mentre la sezione conclusiva (un lungo saggio di Corrado Morra, presidente della Scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli) indaga, con approccio critico innovativo, sull'evoluzione dell'Icona Springsteen nel corso dei decenni a partire dalle immagini delle copertine dei suoi album. Completano il libro filmografie e videografie finali, oltre alla dettagliata bibliografia.
Fonte: Ansa.
domenica 3 giugno 2012
IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN: IL LIBRO
IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN
A cura
di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito
240
pagine, 12 euro
Pubblicato
da Quaderni di Cinemasud per Mephite Edizioni
Con contributi di Fabio Maiello, Corrado
Morra, Antonio Tricomi
Prefazione di Valerio Caprara
Primo titolo della nuova collana editoriale
“visionirock”, diretta da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito
Quarta
di copertina
Il rapporto tra Bruce Springsteen e il cinema
è affascinante e complesso. E non può essere ridotto alla presenza del rocker
del New Jersey nei film, in veste di attore o autore di brani da colonna
sonora, come accade per Elvis, Beatles, Rolling Stones, Dylan o Bowie. Il caso
di Springsteen è diverso, persino unico, per la profonda influenza che il
patrimonio culturale del cinema americano ha esercitato sulla sua scrittura
estremamente “visiva”; ma anche per come egli stesso ha ispirato tanti film e
cineasti con “pezzi di immaginario” derivanti dalla sua produzione. Si è di
fronte, dunque, a un rapporto fortemente empatico e assolutamente paritario,
fatto di un “prendere” dal cinema ma anche di un generoso “dare”
all’immaginario popolare americano. Il libro curato da Del Pozzo ed Esposito ne
ripercorre le tappe e, con ulteriori approfondimenti (Tricomi e Maiello) e
un’ampia analisi iconologica (Morra), ne restituisce la ricchezza e l’assoluta
originalità.
I curatori
Diego Del Pozzo,
giornalista e critico, è autore del libro Ai
confini della realtà. Cinquant’anni di telefilm americani (Torino, 2002) e
dei testi del volume fotografico di Gianni Fiorito Scenari. Dieci anni di cinema in Campania (Napoli, 2006). Ha curato
con Vincenzo Esposito Rock Around the
Screen (Napoli, 2009). Ha pubblicato numerosi saggi in volumi collettivi,
enciclopedie, cataloghi di festival, riviste specializzate. Collabora col
quotidiano Il Mattino e fa parte del
comitato editoriale della rivista Quaderni
di Cinemasud.
Vincenzo Esposito,
storico del cinema, è autore di una monografia su Alf Sjöberg (Roma, 1998) e di
un libro sul cinema svedese, La luce e il silenzio (Napoli, 2001). Ha
curato con Diego Del Pozzo il volume Rock Around the Screen (Napoli,
2009). Ha pubblicato molti saggi in volumi collettivi e riviste specializzate.
Dirige l’Italian Film Festival di
Stoccolma. Insegna Teoria e Analisi del Cinema all’Accademia di Belle Arti di
Napoli.
Sommario
- Prefazione di Valerio Caprara
- Introduzione
- Vincenzo Esposito, Bruce Springsteen e l’immaginario cinematografico americano (1973-1990)
- Diego Del Pozzo, Di diavoli e di polvere. Springsteen e il cinema americano della “Nuova Grande Depressione”
- Antonio Tricomi, Video, Family and Friends
- Fabio Maiello, Soundtrack Springsteen: musica e liriche per lo schermo
- Corrado Morra, Darkness on the Edge of Tune. Per un’iconologia di Bruce Springsteen
- Filmografie e videografie
- Bibliografia
- Schede degli autori
venerdì 1 giugno 2012
IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN: PROROGATA LA MOSTRA...
Si conclude oggi, venerdì 1 giugno, nella FilmZone del Pan - Palazzo delle Arti di Napoli, il programma di proiezioni della rassegna "Il cinema secondo Springsteen", curata da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito e dedicata al rapporto, profondo e originalissimo, tra il Boss e la Settima Arte.
La giornata conclusiva propone alle 16, il capolavoro western di John Ford, "The Searchers" ("Sentieri selvaggi", 1956), film amatissimo da Bruce Springsteen. E alle 18 chiusura affidata a "The Indian Runner" ("Lupo solitario", 1991), esordio alla regia di Sean Penn, che riprende la trama del brano "Highway Patrolman" inserito nell'album "Nebraska". L'ingresso è gratuito.
La parte espositiva de "Il cinema secondo Springsteen", però, prosegue. In considerazione del notevole successo, infatti, è stata prorogata fino a domenica alle ore 14 la mostra intitolata "Like a Vision", prodotta dall'associazione culturale Pink Cadillac Music. L'esposizione, per la prima volta in Italia, illustra la natura e la complessità della relazione "a doppio senso" tra Springsteen e il cinema attraverso riproduzioni di poster e locandine. La prima sezione è intitolata "Il cinema e Springsteen" ed è dedicata a quei film che, per esplicita dichiarazione dell'artista, ne hanno alimentato l'immaginario, a partire dai classici degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta - noir, western, i capolavori di Capra, Ford, Kazan - fino a opere degli anni Settanta come "L'ultimo spettacolo" di Bogdanovich, "Badlands" di Malick e i lavori di Scorsese. La seconda sezione, "Springsteen per il cinema", presenta i film per i quali il rocker del New Jersey ha scritto espressamente brani originali, da "Philadelphia" di Jonathan Demme a "Dead Man Walking" di Tim Robbins fino al più recente "The Wrestler" vincitore a Venezia nel 2008. Menzione particolare merita "The Indian Runner" ("Lupo Solitario") di Sean Penn, ispirato al testo di "Highway Patrolman", caso forse unico di lungometraggio tratto integralmente da una canzone.
La terza sezione, "Springsteen nel cinema", è una selezione di film, (tra quasi una settantina di pellicole) particolarmente significativi, nei quali i registi (da Kenneth Branagh a Spike Lee, tra i tanti) hanno voluto canzoni di Springsteen nei titoli di testa o di coda, per sottolineare passaggi cruciali o ancora per delineare personaggi e ambientazioni. Un caso a parte è costituito da "Alta Fedeltà", col celebre cameo di Bruce che interpreta se stesso, apparendo in sogno al protagonista. La quarta sezione è quella dei rockumentaries sulla produzione discografica o live di Springsteen e su quella di altri artisti nei quali vi è la sua partecipazione: documentazione quanto mai vasta, per la quale si é resa necessaria una drastica selezione, fino a includere lo storico "No Nukes" del 1980, ma anche i recenti "Wings for Wheels" (2005) e "The Promise" (2011), i due "making of" di Thom Zimny dedicati ai due capolavori springsteeniani degli anni Settanta: "Born to Run" e "Darkness on the Edge of Town".
"Il cinema secondo Springsteen" prende titolo e taglio dall'omonimo libro, a cura sempre di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, presentato in anteprima al Pan durante la giornata inaugurale della rassegna, organizzata dalla Scuola di cinema, televisione e fotografia Pigrecoemme, in collaborazione con l'associazione culturale Blackout, il Centro regionale Ficc Campania e l'associazione culturale Pink Cadillac Music, col patrocinio dell'Assessorato alla Cultura e al turismo del Comune di Napoli.
Fonte: Ansa.
giovedì 31 maggio 2012
PROSEGUE AL PAN DI NAPOLI LA RASSEGNA "IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN"
Prosegue oggi, giovedì 31 maggio, nella FilmZone del Pan - Palazzo delle Arti di Napoli, la rassegna "Il cinema secondo Springsteen", curata da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito e dedicata al rapporto, profondo e originalissimo, tra il Boss e la Settima Arte.
Il programma della seconda giornata propone, alle 16, la proiezione del classico di John Ford "The Grapes of Wrath" ("Furore", 1940), tratto dal romanzo di John Steinbeck e ripreso più volte da Springsteen nel corso della carriera, fino a quell'autentico sequel che è "The Ghost of Tom Joad". Alle 18, quindi, tocca a "Badlands" ("La rabbia giovane", 1973) di Terrence Malick, fonte d'ispirazione per il titolo del brano omonimo incluso nell'album "Darkness on the Edge of Town" e per la title track di "Nebraska". Nei giorni e negli orari della manifestazione, è possibile visitare anche la mostra di locandine e manifesti springsteeniani "Like a Vision", curata dall'associazione culturale Pink Cadillac. L'ingresso è gratuito.
"Il cinema secondo Springsteen" è anche un libro, a cura sempre di Del Pozzo ed Esposito, presentato in anteprima al Pan durante la giornata inaugurale della rassegna, organizzata dalla Scuola di cinema, televisione e fotografia Pigrecoemme, in collaborazione con l'associazione Blackout, il Centro regionale Ficc Campania e l'associazione Pink Cadillac, col patrocinio dell'Assessorato alla Cultura e al turismo del Comune di Napoli.
Fonte: Ansa.
mercoledì 23 maggio 2012
IL CINEMA SECONDO SPRINGSTEEN (DAL 30 AL PAN DI NAPOLI)
In attesa di vederlo esibirsi dal vivo durante
le tre tappe italiane del “Wrecking Ball Tour” (Milano, 7 giugno; Firenze, 10
giugno; Trieste, 11 giugno), gli appassionati di Bruce Springsteen e degli
affascinanti intrecci tra cinema e rock avranno pane per i loro denti già a
fine mese. Al Pan – Palazzo delle Arti
di Napoli, infatti, è in programma, da
mercoledì 30 maggio a venerdì 1 giugno, “Il cinema secondo Springsteen”, manifestazione dedicata al
rapporto, profondo e originalissimo, tra il Boss e la Settima Arte, analizzato
attraverso una serie di proiezioni,
incontri tematici, l’anteprima del libro omonimo e una mostra. Il tutto a ingresso gratuito.
Organizzato dalla Scuola di cinema,
televisione e fotografia Pigrecoemme, in collaborazione con l’associazione
Blackout, il Centro regionale Ficc Campania e l’associazione Pink Cadillac, col
patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e al turismo del Comune di Napoli, l’evento
ha la direzione artistica di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, curatori di
un volume omonimo che sarà
presentato in apertura di rassegna e sarà poi in libreria da inizio giugno,
come titolo inaugurale della nuova collana “visionirock” (curata sempre da Del
Pozzo ed Esposito), pubblicata sotto il marchio “Quaderni di Cinemasud” per le
edizioni Mephite.
“Il rapporto tra Bruce Springsteen e il
cinema – spiegano i due curatori – è affascinante e complesso. E non può essere
ridotto alla presenza nei film, in veste di attore o autore di brani da colonna
sonora, come accade per Elvis, Beatles, Rolling Stones, Dylan o Bowie. Il caso
di Springsteen è diverso, persino unico, per la profonda influenza che il
patrimonio culturale del cinema americano ha esercitato sulla sua scrittura
estremamente “visiva”; ma anche per come egli stesso ha ispirato tanti film e
cineasti con “pezzi di immaginario” derivanti dalla sua produzione: si è di
fronte, dunque, a una relazione fortemente empatica e assolutamente paritaria,
fatta di un “prendere” dal cinema ma anche di un generoso “dare”
all’immaginario popolare americano”.
La rassegna si aprirà mercoledì 30, alle ore 16, con la presentazione del volume “Il cinema secondo Springsteen”, a cura di
Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito. Alle 18, sarà proiettato il film “Thunder Road” (“Il contrabbandiere”), diretto
da Arthur Ripley nel 1958 e interpretato da Robert Mitchum: si tratta del road movie
noir che ha ispirato direttamente il titolo di una tra le canzoni più famose
del rocker del New Jersey.
Giovedì
31,
alle ore 16, proiezione del classico di John Ford “The Grapes of Wrath” (“Furore”, 1940), tratto dal romanzo di John
Steinbeck e ripreso più volte da Springsteen nel corso della carriera, fino a
quell’autentico sequel che è “The Ghost of Tom Joad”. Alle ore 18, quindi, toccherà
a “Badlands” (“La rabbia giovane”,
1973) di Terrence Malick, fonte d’ispirazione per il titolo del brano omonimo incluso
nell’album “Darkness on the Edge of Town” e per la title track di “Nebraska”.
La giornata conclusiva di venerdì 1 giugno proporrà, alle ore 16,
un altro capolavoro (stavolta western) di John Ford, “The Searchers” (“Sentieri selvaggi”, 1956), film amatissimo da
Springsteen. Alle 18, infine, chiusura affidata a “The Indian Runner” (“Lupo solitario”, 1991), esordio alla regia di
Sean Penn, che riprende la trama del brano “Highway Patrolman” inserito nell’album
“Nebraska”.
Nei giorni e negli orari della
manifestazione, infine, sarà possibile visitare la mostra di locandine e manifesti springsteeniani “Like a Vision”,
curata dall’associazione Pink Cadillac.
PROGRAMMA
Mercoledì 30 maggio
Ore 16.00: Presentazione del libro Il cinema secondo Springsteen, a cura di
Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, Quaderni di Cinemasud.
Ore 18.00: Proiezione del film Thunder Road (Il contrabbandiere); regia di Arthur Ripley (Usa, 1958), con Robert
Mitchum, Keely Smith, James Mitchum, Sandra Knight (durata: 92 min.).
Giovedì 31 maggio
Ore 16.00: Proiezione del film The Grapes of Wrath (Furore); regia di John Ford (Usa, 1940),
con Henry Fonda, Jane Darwell, John Carradine, Charley Grapewin (durata: 119 min.).
Ore 18.00: Proiezione del film Badlands (La rabbia giovane); regia di Terrence Malick (Usa, 1973), con
Martin Sheen, Sissy Spacek, Warren Oates, Ramon Bieri (durata: 93 min.).
Venerdì 1 giugno
Ore 16.00: Proiezione del film The Searchers (Sentieri selvaggi); regia di John Ford (Usa, 1956), con John Wayne,
Jeffrey Hunter, Vera Miles, Ward Bond (durata: 119 min.).
Ore 18.00: Proiezione del film The Indian Runner (Lupo solitario); regia di Sean Penn (Usa, 1991), con Viggo
Mortensen, Dave Morse, Valeria Golino, Patricia Arquette (durata: 127 min.).
Nei
giorni e negli orari della manifestazione è possibile visitare, nelle sale
antistanti la FilmZone del PAN, la mostra di locandine e manifesti
springsteeniani Like a Vision, curata
dall’associazione Pink Cadillac.
Info:
Pigrecoemme – www.pigrecoemme.com, 081/5635188
Facebook: www.facebook.com/cinespringsteen
Blog: rockaroundthescreen.blogspot.it
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