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| Emma Eliza Regan in una scena del film |
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venerdì 24 luglio 2015
A GIFFONI, UN FILM SPRINGSTEENIANO CONQUISTA LA GIURIA
Di Diego Del Pozzo
In una cittadina rurale dell'Irlanda meridionale, che sembra uscita dalle migliori narrazioni western-noir-melò di Bruce Springsteen, la tormentata adolescente Cleo Callahan (una bravissima Emma Eliza Regan, attrice dalla notevole presenza scenica) è a caccia (quasi letteralmente) dell'omicida della sorella maggiore Ashy, trovata assassinata in maniera brutale in un bagno pubblico. Accecata dalla rabbia e dai sensi di colpa derivanti dal rapporto difficile con la sorella, Cleo (esperta di armi e abilissima tiratrice) non si rende conto del fatto - noto fin dall'inizio agli spettatori - che l'assassina è la sua unica e migliore amica, Robin O'Riley. E proprio questa "cecità" è destinata a trasformare la sua vendetta in ineluttabile tragedia dagli echi quasi shakespeariani.
Tra famiglie devastate, traumi infantili, impossibilità di un'autentica redenzione, il ventottenne regista e sceneggiatore Patrick Ryan costruisce il suo film d'esordio "Darkness on the Edge of Town" - a bassissimo budget, appena 18mila euro - muovendosi abilmente tra i rimandi springsteeniani evidenti fin dal titolo, costruzione drammaturgica da western contemporaneo e cupissima atmosfera da tragedia classica. "Ho voluto combinare - racconta l'autore, dopo la proiezione in concorso al Giffoni Experience 2015 - l'estetica di un film western con la struttura della tragedia, provando però a sovvertire sia il genere western che il tradizionale giallo deduttivo. Rivelando subito l'identità dell’assassino, infatti, ho poi basato la tensione sull'anticipazione delle reazioni dei personaggi, approfondendone le psicologie senza troppi dialoghi ma provando a far parlare direttamente le immagini. Per bilanciare la cupa e violenta fatalità della trama, è stato fondamentale per me cogliere il tono giusto, creando un senso di nostalgia e una particolare atmosfera accentuata dalla colonna sonora e dalla fotografia".
Naturalmente, Ryan si sofferma anche sull'evidente rapporto con l'immaginario springsteeniano. "Tra gli album di Bruce Springsteen – spiega – proprio "Darkness on the Edge of Town" è il mio preferito, perché riesce a raccontare meravigliosamente quell'atmosfera oscura e un po' malata che caratterizza la vita suburbana con le sue contraddizioni nascoste, la violenza e le tenebre celate sotto la superficie apparentemente tranquilla di quei luoghi. L'immaginario springsteeniano ha avuto una grande importanza per me, ovviamente anche nella realizzazione di questo film, che gli rende un esplicito omaggio col titolo. Più in generale, comunque, la musica mi aiuta tantissimo nella fase di scrittura e, per me, rappresenta un elemento fondamentale della mia esistenza quotidiana. Ho girato nella contea di Kerry, nel Sud dell'Irlanda, dove sono nato e cresciuto, perché ho sempre desiderato ambientare un western contemporaneo in quei luoghi. Ma la mia Irlanda potrebbe essere tranquillamente il New Jersey suburbano narrato da Springsteen nei suoi album, per le coloriture a tinte noir e le atmosfere cupe e romanticamente disperate. Le affinità tematiche con la sua musica e con un album come “Darkness…” sono riscontrabili anche nella tensione costante tra i personaggi e l’ambiente chiuso e provinciale nel quale vivono, proprio come accade per i losers springsteeniani che, dal New Jersey, guardano alla realtà metropolitana di New York appena oltre l’orizzonte. Il mio – prosegue Ryan – è un film di sguardi e suggestioni, che in alcuni punti prova a fare a meno dei dialoghi per narrare unicamente attraverso le immagini. In tal senso, tutta la parte iniziale, nella quale non si parla mai, l’ho costruita sul modello shakespeariano dell’“Othello”, dove Iago si presenta subito ai lettori come personaggio negativo. Allo stesso modo, ho voluto mostrare in apertura l’omicidio di Ashy e svelare allo spettatore che l’assassina è Robin, tenendo invece all’oscuro la protagonista Cleo, che per tutto il film va alla ricerca di una verità che poi non si rivela essere tale. Ho lavorato molto sui toni della fotografia, sui contrasti di luci e ombre, su soluzioni visive anche ardite, come scene a specchio e inquadrature rovesciate, provando anche a far respirare il più possibile il paesaggio irlandese e quelle nuvole che cambiano costantemente proprio come gli stati d’animo dei vari personaggi".
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giovedì 10 luglio 2014
BRUCE SPRINGSTEEN REGISTA CON "HUNTER OF INVISIBLE GAME"
Di Diego Del Pozzo
Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Di enorme suggestione visiva, il corto è un poetico e intenso western dark, dal quale emerge in maniera evidente e, direi, prepotente l’amore (quasi una venerazione, in realtà) che Springsteen nutre nei confronti di John Ford e, in particolar modo, del suo capolavoro “Sentieri selvaggi”. Bruce appare anche in veste di attore protagonista (ed è davvero bravo!), nei panni di un uomo in lotta con i propri demoni interiori e con i fantasmi del passato. Intorno a lui, prendono letteralmente vita le innumerevoli narrazioni, i personaggi, le suggestioni, i temi che nutrono, fin dall'esordio del 1973 "Greetings from Asbury Park, N.J.", quello che possiamo tranquillamente definire "immaginario springsteeniano". Nella parte finale del film, si odono le note del brano omonimo, che poi scorre integralmente fino al suggestivo “The End” nel quale Bruce si concede addirittura un’uscita di scena a cavallo, come quelle degli eroi tanto amati dei western sui quali s'è formato.
Ma che cosa racconta "Hunter of Invisible Game"? Vediamo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Ricorda ancora quando mise incinta la sua Mary (Janey), quel giorno lungo il fiume. Lei aveva appena 17 anni, lui 19. Si sposarono senza sorrisi e, subito dopo, lui trovò un lavoro da manovale alla Johnstown Company. Poi, la crisi economica spazzò via ogni cosa. Lui fuggì via. La sua donna si trasferì con la mamma nella zona di Shawnee Lake. Non ancora pronta per crescere quella neonata, pensò più volte di abbandonarla in una cesta lungo il fiume, ma questo lui non lo ha mai saputo. La ragazza, però, si fece forza. Senza un compagno, decise di crescere comunque la sua bambina. Lui la conobbe anni dopo, durante una breve riconciliazione con la sua Mary (Janey). La amò subito, ma nonostante ciò, roso dai sensi di colpa, decise di andare via. E adesso, di lei e dell'unica donna mai amata gli restano solo una foto e quei flash violenti che gli squarciano continuamente la mente e i sogni.
Stanotte però, dopo tanti anni, l'uomo ha deciso di tornare da loro. Così, esce dalla baracca, imbraccia il fucile, prende il bastone che gli serve per camminare meglio e sale a cavallo. Dopo molte ore al galoppo, finalmente raggiunge la vecchia casa di Shawnee Lake, ma ciò che trova è soltanto un rudere spoglio e desolato. "Là nella radura, oltre l’autostrada, sotto la luce della luna, la nostra casa risplendeva. Ho attraversato il cortile, mi sono buttato attraverso la porta d’ingresso. Il mio cuore batteva forte. Mi sono precipitato per le scale. La stanza era buia, il nostro letto vuoto. In quell’istante ho sentito quel lungo fischio lamentoso e sono caduto in ginocchio, con la testa tra le mani e ho pianto". E, mentre quel treno che ti porta sempre più giù s'allontana, l'uomo capisce che per lui è arrivato il momento della fine. Corre via, raggiunge il ruscello lì vicino, vi s'immerge a torso nudo e decide di abbandonarsi all'oblio. Intorno a lui, soltanto il suo cavallo e la natura selvaggia degli Stati interni, tra fiumi di montagna, alternanza di fitti boschi e praterie desolate, falò notturni in lontananza e gli occhi che si chiudono nel vuoto a ricordare una bambina e una giovane donna ormai perse per sempre.
Lo risvegliano all'alba i passi di un ragazzino. Gli s'avvicina, lo saluta, gli dice che s'è perso. Accade tutto in un attimo. L'uomo si sciacqua il viso con l'acqua ghiacciata, si ridesta, s'arrampica letteralmente lungo la sponda del ruscello e decide di rimettersi in piedi. Forse, non è troppo tardi per dare definitivamente la caccia a quella preda invisibile che continua a tormentarlo da anni: il ragazzo deve tornare a casa. Così, lo fa montare a cavallo e, dopo alcuni giorni di marcia, lo restituisce all'affetto dei suoi cari. Adesso, l'uomo può ricominciare a vivere. Può andare avanti. Si allontana da quella famiglia di nuovo felice, che lo saluta dall'uscio di casa. Si tuffa nuovamente in mezzo a quella natura selvaggia e rigogliosa che, ormai, lo ha accolto come un figlio. Ma lo fa con spirito nuovo. La preda invisibile non scappa più. Anzi, è diventata una presenza rassicurante che lo accompagna verso il futuro, mentre a cavallo attraversa quei paesaggi sui quali il sole non tramonta mai.
"Hunter of Invisible Game" è un autentico manifesto poetico, nonché una dichiarazione d'amore nei confronti di quel cinema che, d’altra parte, fa da fonte privilegiata per la scrittura
visionaria ed estremamente narrativa di Bruce Springsteen fin dai suoi primi
album. Basti pensare a brani "mitici" come "Thunder Road", "Badlands" o "Nebraska", per citare semplicemente i più espliciti in tal senso. Ma, come approfondiamo io e Vincenzo Esposito nel nostro libro "Il cinema secondo Springsteen" (so che è antipatico autocitarsi, ma oggettivamente si tratta dell'unica monografia dedicata al rapporto tra Bruce e il cinema), quello col grande schermo, per lui, s'è trasformato, nel corso degli anni, in un rapporto complesso e articolato, fatto di dare e
di avere, perché a sua volta il rocker del New
Jersey ha ispirato (e continua a farlo) con i temi del proprio personale e ormai vastissimo immaginario film di successo come, volendo limitarsi soltanto a due titoli, "Lupo solitario" di Sean Penn (tratto integralmente dal brano "Highway Patrolman" di "Nebraska") o il più recente "The Wrestler" di Darren Aronofsky (interpretato e fortemente voluto dall'amico Mickey Rourke). E, più ad ampio raggio, ha fatto lo stesso con tanti registi affini alla sua poetica, da John Sayles a Jonathan Demme, dai fratelli Coen al già citato Penn, da James Mangold a Gus Van Sant e Alexander Payne, fino a un gigante profondamente springsteeniano come Martin Scorsese.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
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lunedì 5 settembre 2011
mercoledì 31 agosto 2011
sabato 27 agosto 2011
giovedì 18 agosto 2011
venerdì 1 aprile 2011
giovedì 31 marzo 2011
AMOONDAA, LA GROUPIE CHE INDAGA SUI DELITTI ROCK
Di Diego Del Pozzo
Avrebbe dovuto condurlo Giorgio Faletti, ma "il più grande scrittore italiano vivente" - Antonio D'Orrico dixit - è in tour promozionale per il suo nuovo romanzo. Così, per la conduzione dell'atteso programma Delitti Rock, in onda dal 2 maggio su Raidue, è stata scelta nientepopodimenoche la grandissima ex groupie Amanda Lear ("Amooondaaa..."), oggi settantenne addirittur
a mitologica e da giovane testimone diretta degli ambienti del jet-set e dello spettacolo italiano e internazionale durante tutti gli anni Sessanta e Settanta (Qui a lato, immortalata sulla copertina dell'album For Your Pleasure dei Roxy Music). Tante di quelle vite spericolate, com'è noto, "Amooondaaa" le ha addirittura toccate con mano (per così dire...).
"Potrò sfruttare il mio talento da attrice - conferma la Lear all'Ansa - e raccontare storie di personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, come Lennon e Hendrix, così come ho incrociato i Rolling Stones e i Beatles. Sono stata innamorata della musica già da bambina e in generale sono sempre stata attratta dal mondo ribelle e spericolato del rock, anche se spesso i suoi protagonisti hanno avuto una fine disastrosa".
Amanda Lear, al ritorno sugli schermi italiani a oltre tre anni di distanza, si cimenta con un programma interamente dedicato al tema delle rockstar scomparse tragicamente, spesso in circostanze mai chiarite. Raidue, così, riapre in qualche modo le indagini e prova a far luce su alcuni casi irrisolti, con una trasmissione realizzata nei luoghi in cui si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, Memphis, Los Angeles) e nella quale si alterneranno immagini di repertorio e testimonianze attuali, interviste esclusive e documenti mai visti in tv per raccontare in dieci serate John Lennon, Michael Jackson e Elvis Presley (in una specialissima puntata doppia), Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Sid Vicious (Sid & Nancy), Brian Jones degli Stones, Janis Joplin e Luigi Tenco (unico "delitto rock" italiano). Autore di Delitti Rock è il giornalista Ezio Guaitamacchi, che al tema ha dedicato un libro di successo edito da Arcana. "La miglior mossa di marketing per una rockstar? Morire giovani. Così sostiene qualcuno. E, in molti casi, con ragione", chiosa proprio Guaitamacchi.
"Potrò sfruttare il mio talento da attrice - conferma la Lear all'Ansa - e raccontare storie di personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, come Lennon e Hendrix, così come ho incrociato i Rolling Stones e i Beatles. Sono stata innamorata della musica già da bambina e in generale sono sempre stata attratta dal mondo ribelle e spericolato del rock, anche se spesso i suoi protagonisti hanno avuto una fine disastrosa".
Amanda Lear, al ritorno sugli schermi italiani a oltre tre anni di distanza, si cimenta con un programma interamente dedicato al tema delle rockstar scomparse tragicamente, spesso in circostanze mai chiarite. Raidue, così, riapre in qualche modo le indagini e prova a far luce su alcuni casi irrisolti, con una trasmissione realizzata nei luoghi in cui si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, Memphis, Los Angeles) e nella quale si alterneranno immagini di repertorio e testimonianze attuali, interviste esclusive e documenti mai visti in tv per raccontare in dieci serate John Lennon, Michael Jackson e Elvis Presley (in una specialissima puntata doppia), Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Sid Vicious (Sid & Nancy), Brian Jones degli Stones, Janis Joplin e Luigi Tenco (unico "delitto rock" italiano). Autore di Delitti Rock è il giornalista Ezio Guaitamacchi, che al tema ha dedicato un libro di successo edito da Arcana. "La miglior mossa di marketing per una rockstar? Morire giovani. Così sostiene qualcuno. E, in molti casi, con ragione", chiosa proprio Guaitamacchi.
mercoledì 30 marzo 2011
venerdì 25 marzo 2011
martedì 8 marzo 2011
ECCO SEAN PENN ROCKSTAR PER PAOLO SORRENTINO
Di Diego Del Pozzo
Sono state diffuse le prime foto ufficiali dell'atteso film americano di Paolo Sorrentino, This Must Be the Place, nel quale il premio Oscar Sean Penn interpreta una ex rockstar che attraversa gli Stati Uniti alla ricerca del criminale nazista che torturò il padre. Nelle foto, si vede Penn con una folta parrucca nera scapigliata e un rossetto vermiglio sulla bocca.
La pellicola, nella quale recita anche un'altra vincitrice dell'Oscar, Frances McDormand, potrebbe essere in concorso al festival di Cannes in programma a maggio. Cheyenne, questo il nome del personaggio di Sean Penn, s'immergerà fin nel cuore dell'America più profonda, lungo un viaggio che gli cambierà per sempre la vita. Una volta trovato l'uomo che lo ossessiona, infatti, dovrà decidere se optare per la redenzione o per la vendetta.
Sorrentino e Penn si sono incontrati nel 2008 a Cannes, dove l'attore era presidente di giuria e il regista in concorso con Il Divo: "Avevo visto quel suo film - ha raccontato l'ex marito di Madonna - e gli avevo detto di tenermi in considerazione, perché avrei amato lavorare con lui. E, un anno dopo, ho ricevuto questa meravigliosa sceneggiatura". Scritto da Sorrentino con Umberto Contarello, This Must Be the Place è prodotto da Nicola Giuliano per Indigo Film e Andrea Occhipinti per Lucky Red, con Medusa e Banca Intesa San Paolo.

La pellicola, nella quale recita anche un'altra vincitrice dell'Oscar, Frances McDormand, potrebbe essere in concorso al festival di Cannes in programma a maggio. Cheyenne, questo il nome del personaggio di Sean Penn, s'immergerà fin nel cuore dell'America più profonda, lungo un viaggio che gli cambierà per sempre la vita. Una volta trovato l'uomo che lo ossessiona, infatti, dovrà decidere se optare per la redenzione o per la vendetta.
Sorrentino e Penn si sono incontrati nel 2008 a Cannes, dove l'attore era presidente di giuria e il regista in concorso con Il Divo: "Avevo visto quel suo film - ha raccontato l'ex marito di Madonna - e gli avevo detto di tenermi in considerazione, perché avrei amato lavorare con lui. E, un anno dopo, ho ricevuto questa meravigliosa sceneggiatura". Scritto da Sorrentino con Umberto Contarello, This Must Be the Place è prodotto da Nicola Giuliano per Indigo Film e Andrea Occhipinti per Lucky Red, con Medusa e Banca Intesa San Paolo.
giovedì 10 febbraio 2011
ANCHE TOM CRUISE NEL CINE-MUSICAL "ROCK OF AGES"
Di Diego Del Pozzo
L'attesissimo adattamento cinematografico del celebre musical Rock of Ages avrà anche Tom Cruise tra i protagonisti. La partecipazione del divo hollywoodiano è stata ufficializzata proprio in queste ore, dopo che da mesi si rincorrevano voci su un suo coinvolgimento.
Cruise avrà il ruolo di Stacee Jaxx, un'arrogante rockstar all'apice della carriera. Tra i brani che canterà nel film vi è anche la hit di Bon Jovi Wanted Dead or Alive. Dal punto di vista musicale, infatti, Rock of Ages, si articola come uno scoppiettante collage di grandi successi dell'hard rock e del glam metal anni Ottanta, dai già citati Bon Jovi ai Poison, dai Whitesnake ai Journey, dagli Styx agli Europe e tanti altri ancora. La trama del musical (la foto sopra e il video in basso si riferiscono alla versione teatrale) narra l'amore tra Drew e Sherrie, lui aspirante rocker impiegato come barista in un locale sul Sunset Strip e lei appena giunta a Los Angeles dal Texas alla ricerca di fama e successo nella Mecca hollywoodiana. Accanto a Tom Cruise, nel cast saranno presenti pure, tra gli altri, Gwyneth Paltrow, Mary J. Blige, Alec Baldwin e Russell Brand, con la produzione che sta cercando di convincere anche Anne Hathaway. Non è ancora noto, invece, il nome della protagonista femminile.
A dirigere e coreografare il musical cinematografico prodotto dalla New Line e che a Broadway ha superato di slancio le cinquecento repliche al Brooks Atkinson Theatre sarà Adam Shankman, già regista nel 2007 del divertente Hairspray - Grasso è bello. E proprio Shankman farà anche da produttore esecutivo assieme a Tobey Maguire e all'autore della versione teatrale Chris D'Arienzo. Rock of Ages entrerà ufficialmente in lavorazione nel mese di maggio e uscirà nelle sale l'anno prossimo.
A dirigere e coreografare il musical cinematografico prodotto dalla New Line e che a Broadway ha superato di slancio le cinquecento repliche al Brooks Atkinson Theatre sarà Adam Shankman, già regista nel 2007 del divertente Hairspray - Grasso è bello. E proprio Shankman farà anche da produttore esecutivo assieme a Tobey Maguire e all'autore della versione teatrale Chris D'Arienzo. Rock of Ages entrerà ufficialmente in lavorazione nel mese di maggio e uscirà nelle sale l'anno prossimo.
venerdì 7 gennaio 2011
mercoledì 5 gennaio 2011
domenica 28 novembre 2010
VAMPIRI ROCK AL TORINO FILM FESTIVAL: "SUCK"
Di Diego Del Pozzo
Ha riscosso un grande successo di pubblico al Torino Film Festival e si candida al ruolo di "cult movie" dell'anno: si tratta di Suck, il nuovo film del regista e sceneggiatore canadese Rob Stefaniuk, che miscela in maniera irresistibile vampire-mov
ie e commedia rock.
La trama è piuttosto semplice: i Winners, giovane rock band canadese i cui membri farebbero di tutto pur di diventare famosi, sono in tour tra il loro Paese e gli Stati Uniti. La loro bassista, Jennifer, viene vampirizzata attraverso una siringa infetta e, contemporaneamente, la carriera del gruppo decolla. Alle loro costole, però, si mette ben presto l'ammazzavampiri Eddie Van Helsing, che proverà a impedire ai Winners di entrare nell'Olimpo delle rockstar. Il godimento dello spettatore appassionato di cinerock aumenta a dismisura grazie alle presenze nel cast di autentiche icone rock come Iggy Pop (che interpreta Victor, il proprietario degli studi di registrazione) e Alice Cooper (un barista vampiro: qui nella foto). Accanto a loro, però, compaiono pure Moby e Henry Rollins, mentre nel ruolo del cacciatore di vampiri recita un grande Malcom McDowell.
Col suo film, Stefaniuk (anche protagonista, assieme a Jessica Paré e Dave Foley) prende di mira efficacemente rockettari, giovani pronti a tutto pur di conoscere la fama, nerd, agenti discografici, coppie innamorate, gli americani sempre armati fino ai denti, ma soprattutto la tendenza dei mass media a creare mostri e a trasformarli in celebrità planetarie. Impagabile, a un certo punto, è una battuta del personaggio di Iggy Pop: "Dopo quarant'anni nel mondo del rock ho imparato due cose: usare sempre il preservativo e non fidarmi mai dei vampiri del cazzo".
ie e commedia rock.La trama è piuttosto semplice: i Winners, giovane rock band canadese i cui membri farebbero di tutto pur di diventare famosi, sono in tour tra il loro Paese e gli Stati Uniti. La loro bassista, Jennifer, viene vampirizzata attraverso una siringa infetta e, contemporaneamente, la carriera del gruppo decolla. Alle loro costole, però, si mette ben presto l'ammazzavampiri Eddie Van Helsing, che proverà a impedire ai Winners di entrare nell'Olimpo delle rockstar. Il godimento dello spettatore appassionato di cinerock aumenta a dismisura grazie alle presenze nel cast di autentiche icone rock come Iggy Pop (che interpreta Victor, il proprietario degli studi di registrazione) e Alice Cooper (un barista vampiro: qui nella foto). Accanto a loro, però, compaiono pure Moby e Henry Rollins, mentre nel ruolo del cacciatore di vampiri recita un grande Malcom McDowell.
Col suo film, Stefaniuk (anche protagonista, assieme a Jessica Paré e Dave Foley) prende di mira efficacemente rockettari, giovani pronti a tutto pur di conoscere la fama, nerd, agenti discografici, coppie innamorate, gli americani sempre armati fino ai denti, ma soprattutto la tendenza dei mass media a creare mostri e a trasformarli in celebrità planetarie. Impagabile, a un certo punto, è una battuta del personaggio di Iggy Pop: "Dopo quarant'anni nel mondo del rock ho imparato due cose: usare sempre il preservativo e non fidarmi mai dei vampiri del cazzo".
venerdì 19 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
lunedì 1 novembre 2010
SALE L'ATTESA PER SPRINGSTEEN SUL "RED CARPET" ROMANO
Sale l'attesa per Bruce Springsteen. Il Boss questa sera, al Festival di Roma, si materializzerà intorno alle 20.30-20.45 sul red carpet dell'Auditorium per partecipare alla proiezione del documentario The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town di Thom Zimny, che racconta la nascita dell'album cult del 1976.
Red carpet silenzioso, senza interviste né tantomeno improvvisazioni musicali come molti speravano: il passaggio a Roma di Springsteen, supportato da Sony Music che farà uscire in cofanetto il film il 16 novembre, è eccezionale ma fine alla partecipazione in sala come ospite d'onore. Intanto all'Auditorium è panico: misure rinforzate per la sicurezza e delirio di richieste da ogni dove per avere i biglietti con ogni genere di tentativi di raccomandazione.
Dalla sala Petrassi, prevista inizialmente, si è passati alla sala Sinopoli, da 1.200 posti, ma anche per quella è sold out. Non resta che aspettare di vederlo sfilare.
Red carpet silenzioso, senza interviste né tantomeno improvvisazioni musicali come molti speravano: il passaggio a Roma di Springsteen, supportato da Sony Music che farà uscire in cofanetto il film il 16 novembre, è eccezionale ma fine alla partecipazione in sala come ospite d'onore. Intanto all'Auditorium è panico: misure rinforzate per la sicurezza e delirio di richieste da ogni dove per avere i biglietti con ogni genere di tentativi di raccomandazione.
Dalla sala Petrassi, prevista inizialmente, si è passati alla sala Sinopoli, da 1.200 posti, ma anche per quella è sold out. Non resta che aspettare di vederlo sfilare.
Fonte: Ansa.
sabato 30 ottobre 2010
UFFICIALE: LUNEDI' IL "BOSS" AL FESTIVAL DI ROMA
Di Diego Del Pozzo
Adesso è ufficiale: lunedì sera, Bruce Springsteen sarà presente al festival del cinema di Roma, per assistere alla proiezione ufficiale del rockumentary The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town, diretto da Thom Zimny e in concorso nella sezione L'altro Cinema / Extra curata da Mario Sesti. Assieme al "Boss", sarà presente al festival romano anche il regista Thom Zimny, che ha dichiarato: "E' stata una grande esperienza lavorare con Bruce e la E Street Band; e adesso è un grande onore, per me, partecipare a questo festival meraviglioso. Sono davvero elettrizzato dall'idea di presentare qui la mia opera".
giovedì 28 ottobre 2010
FORSE SPRINGSTEEN A ROMA PER "THE PROMISE"
Di Diego Del Pozzo
Una clamorosa indiscrezione - proveniente direttamente dall'entourage di Bruce Springsteen - sta solleticando non poco, in queste ore, l'appetito degli springsteeniani italiani. Il "Boss", infatti, potrebbe intervenire di persona al Festival del Cinema di Roma, in occasione della proiezione nel concorso della sezione L'altro cinema extra di The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town, il documentario di Thom Zimny che ricostruisce la lavorazione dello storico album con l'ausilio di materiali inediti e/o molto rari. Ricordo che il film di Zimny sarà incluso nel super-box celebrativo di Darkness in uscita il 16 novembre. Nelle prossime ore se ne saprà certamente di più.
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