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| Emma Eliza Regan in una scena del film |
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venerdì 24 luglio 2015
A GIFFONI, UN FILM SPRINGSTEENIANO CONQUISTA LA GIURIA
Di Diego Del Pozzo
In una cittadina rurale dell'Irlanda meridionale, che sembra uscita dalle migliori narrazioni western-noir-melò di Bruce Springsteen, la tormentata adolescente Cleo Callahan (una bravissima Emma Eliza Regan, attrice dalla notevole presenza scenica) è a caccia (quasi letteralmente) dell'omicida della sorella maggiore Ashy, trovata assassinata in maniera brutale in un bagno pubblico. Accecata dalla rabbia e dai sensi di colpa derivanti dal rapporto difficile con la sorella, Cleo (esperta di armi e abilissima tiratrice) non si rende conto del fatto - noto fin dall'inizio agli spettatori - che l'assassina è la sua unica e migliore amica, Robin O'Riley. E proprio questa "cecità" è destinata a trasformare la sua vendetta in ineluttabile tragedia dagli echi quasi shakespeariani.
Tra famiglie devastate, traumi infantili, impossibilità di un'autentica redenzione, il ventottenne regista e sceneggiatore Patrick Ryan costruisce il suo film d'esordio "Darkness on the Edge of Town" - a bassissimo budget, appena 18mila euro - muovendosi abilmente tra i rimandi springsteeniani evidenti fin dal titolo, costruzione drammaturgica da western contemporaneo e cupissima atmosfera da tragedia classica. "Ho voluto combinare - racconta l'autore, dopo la proiezione in concorso al Giffoni Experience 2015 - l'estetica di un film western con la struttura della tragedia, provando però a sovvertire sia il genere western che il tradizionale giallo deduttivo. Rivelando subito l'identità dell’assassino, infatti, ho poi basato la tensione sull'anticipazione delle reazioni dei personaggi, approfondendone le psicologie senza troppi dialoghi ma provando a far parlare direttamente le immagini. Per bilanciare la cupa e violenta fatalità della trama, è stato fondamentale per me cogliere il tono giusto, creando un senso di nostalgia e una particolare atmosfera accentuata dalla colonna sonora e dalla fotografia".
Naturalmente, Ryan si sofferma anche sull'evidente rapporto con l'immaginario springsteeniano. "Tra gli album di Bruce Springsteen – spiega – proprio "Darkness on the Edge of Town" è il mio preferito, perché riesce a raccontare meravigliosamente quell'atmosfera oscura e un po' malata che caratterizza la vita suburbana con le sue contraddizioni nascoste, la violenza e le tenebre celate sotto la superficie apparentemente tranquilla di quei luoghi. L'immaginario springsteeniano ha avuto una grande importanza per me, ovviamente anche nella realizzazione di questo film, che gli rende un esplicito omaggio col titolo. Più in generale, comunque, la musica mi aiuta tantissimo nella fase di scrittura e, per me, rappresenta un elemento fondamentale della mia esistenza quotidiana. Ho girato nella contea di Kerry, nel Sud dell'Irlanda, dove sono nato e cresciuto, perché ho sempre desiderato ambientare un western contemporaneo in quei luoghi. Ma la mia Irlanda potrebbe essere tranquillamente il New Jersey suburbano narrato da Springsteen nei suoi album, per le coloriture a tinte noir e le atmosfere cupe e romanticamente disperate. Le affinità tematiche con la sua musica e con un album come “Darkness…” sono riscontrabili anche nella tensione costante tra i personaggi e l’ambiente chiuso e provinciale nel quale vivono, proprio come accade per i losers springsteeniani che, dal New Jersey, guardano alla realtà metropolitana di New York appena oltre l’orizzonte. Il mio – prosegue Ryan – è un film di sguardi e suggestioni, che in alcuni punti prova a fare a meno dei dialoghi per narrare unicamente attraverso le immagini. In tal senso, tutta la parte iniziale, nella quale non si parla mai, l’ho costruita sul modello shakespeariano dell’“Othello”, dove Iago si presenta subito ai lettori come personaggio negativo. Allo stesso modo, ho voluto mostrare in apertura l’omicidio di Ashy e svelare allo spettatore che l’assassina è Robin, tenendo invece all’oscuro la protagonista Cleo, che per tutto il film va alla ricerca di una verità che poi non si rivela essere tale. Ho lavorato molto sui toni della fotografia, sui contrasti di luci e ombre, su soluzioni visive anche ardite, come scene a specchio e inquadrature rovesciate, provando anche a far respirare il più possibile il paesaggio irlandese e quelle nuvole che cambiano costantemente proprio come gli stati d’animo dei vari personaggi".
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giovedì 10 luglio 2014
BRUCE SPRINGSTEEN REGISTA CON "HUNTER OF INVISIBLE GAME"
Di Diego Del Pozzo
Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Di enorme suggestione visiva, il corto è un poetico e intenso western dark, dal quale emerge in maniera evidente e, direi, prepotente l’amore (quasi una venerazione, in realtà) che Springsteen nutre nei confronti di John Ford e, in particolar modo, del suo capolavoro “Sentieri selvaggi”. Bruce appare anche in veste di attore protagonista (ed è davvero bravo!), nei panni di un uomo in lotta con i propri demoni interiori e con i fantasmi del passato. Intorno a lui, prendono letteralmente vita le innumerevoli narrazioni, i personaggi, le suggestioni, i temi che nutrono, fin dall'esordio del 1973 "Greetings from Asbury Park, N.J.", quello che possiamo tranquillamente definire "immaginario springsteeniano". Nella parte finale del film, si odono le note del brano omonimo, che poi scorre integralmente fino al suggestivo “The End” nel quale Bruce si concede addirittura un’uscita di scena a cavallo, come quelle degli eroi tanto amati dei western sui quali s'è formato.
Ma che cosa racconta "Hunter of Invisible Game"? Vediamo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Ricorda ancora quando mise incinta la sua Mary (Janey), quel giorno lungo il fiume. Lei aveva appena 17 anni, lui 19. Si sposarono senza sorrisi e, subito dopo, lui trovò un lavoro da manovale alla Johnstown Company. Poi, la crisi economica spazzò via ogni cosa. Lui fuggì via. La sua donna si trasferì con la mamma nella zona di Shawnee Lake. Non ancora pronta per crescere quella neonata, pensò più volte di abbandonarla in una cesta lungo il fiume, ma questo lui non lo ha mai saputo. La ragazza, però, si fece forza. Senza un compagno, decise di crescere comunque la sua bambina. Lui la conobbe anni dopo, durante una breve riconciliazione con la sua Mary (Janey). La amò subito, ma nonostante ciò, roso dai sensi di colpa, decise di andare via. E adesso, di lei e dell'unica donna mai amata gli restano solo una foto e quei flash violenti che gli squarciano continuamente la mente e i sogni.
Stanotte però, dopo tanti anni, l'uomo ha deciso di tornare da loro. Così, esce dalla baracca, imbraccia il fucile, prende il bastone che gli serve per camminare meglio e sale a cavallo. Dopo molte ore al galoppo, finalmente raggiunge la vecchia casa di Shawnee Lake, ma ciò che trova è soltanto un rudere spoglio e desolato. "Là nella radura, oltre l’autostrada, sotto la luce della luna, la nostra casa risplendeva. Ho attraversato il cortile, mi sono buttato attraverso la porta d’ingresso. Il mio cuore batteva forte. Mi sono precipitato per le scale. La stanza era buia, il nostro letto vuoto. In quell’istante ho sentito quel lungo fischio lamentoso e sono caduto in ginocchio, con la testa tra le mani e ho pianto". E, mentre quel treno che ti porta sempre più giù s'allontana, l'uomo capisce che per lui è arrivato il momento della fine. Corre via, raggiunge il ruscello lì vicino, vi s'immerge a torso nudo e decide di abbandonarsi all'oblio. Intorno a lui, soltanto il suo cavallo e la natura selvaggia degli Stati interni, tra fiumi di montagna, alternanza di fitti boschi e praterie desolate, falò notturni in lontananza e gli occhi che si chiudono nel vuoto a ricordare una bambina e una giovane donna ormai perse per sempre.
Lo risvegliano all'alba i passi di un ragazzino. Gli s'avvicina, lo saluta, gli dice che s'è perso. Accade tutto in un attimo. L'uomo si sciacqua il viso con l'acqua ghiacciata, si ridesta, s'arrampica letteralmente lungo la sponda del ruscello e decide di rimettersi in piedi. Forse, non è troppo tardi per dare definitivamente la caccia a quella preda invisibile che continua a tormentarlo da anni: il ragazzo deve tornare a casa. Così, lo fa montare a cavallo e, dopo alcuni giorni di marcia, lo restituisce all'affetto dei suoi cari. Adesso, l'uomo può ricominciare a vivere. Può andare avanti. Si allontana da quella famiglia di nuovo felice, che lo saluta dall'uscio di casa. Si tuffa nuovamente in mezzo a quella natura selvaggia e rigogliosa che, ormai, lo ha accolto come un figlio. Ma lo fa con spirito nuovo. La preda invisibile non scappa più. Anzi, è diventata una presenza rassicurante che lo accompagna verso il futuro, mentre a cavallo attraversa quei paesaggi sui quali il sole non tramonta mai.
"Hunter of Invisible Game" è un autentico manifesto poetico, nonché una dichiarazione d'amore nei confronti di quel cinema che, d’altra parte, fa da fonte privilegiata per la scrittura
visionaria ed estremamente narrativa di Bruce Springsteen fin dai suoi primi
album. Basti pensare a brani "mitici" come "Thunder Road", "Badlands" o "Nebraska", per citare semplicemente i più espliciti in tal senso. Ma, come approfondiamo io e Vincenzo Esposito nel nostro libro "Il cinema secondo Springsteen" (so che è antipatico autocitarsi, ma oggettivamente si tratta dell'unica monografia dedicata al rapporto tra Bruce e il cinema), quello col grande schermo, per lui, s'è trasformato, nel corso degli anni, in un rapporto complesso e articolato, fatto di dare e
di avere, perché a sua volta il rocker del New
Jersey ha ispirato (e continua a farlo) con i temi del proprio personale e ormai vastissimo immaginario film di successo come, volendo limitarsi soltanto a due titoli, "Lupo solitario" di Sean Penn (tratto integralmente dal brano "Highway Patrolman" di "Nebraska") o il più recente "The Wrestler" di Darren Aronofsky (interpretato e fortemente voluto dall'amico Mickey Rourke). E, più ad ampio raggio, ha fatto lo stesso con tanti registi affini alla sua poetica, da John Sayles a Jonathan Demme, dai fratelli Coen al già citato Penn, da James Mangold a Gus Van Sant e Alexander Payne, fino a un gigante profondamente springsteeniano come Martin Scorsese.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
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SCREEN OF ROCK
mercoledì 28 marzo 2012
SECONDO APPUNTAMENTO CON "ROCK AROUND THE SCREEN"
Dopo una settimana di pausa, riprende domani, giovedì 29 marzo, nella rinnovata sala proiezioni del Pan - Palazzo delle arti di Napoli (via dei Mille, 60), la programmazione di Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, la rassegna cinematografica a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito dedicata agli affascinanti intrecci tra gli universi del cinema e del rock.
Il ciclo di rock movies, inserito nell'ambito della manifestazione Filmzone - Storia permanente del cinema, si ricollega idealmente ai temi analizzati all'interno dell'omonimo volume curato da Del Pozzo ed Esposito e pubblicato l'anno scorso da Liguori.
Per il suo secondo appuntamento, Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop propone i seguenti film: Ore 15 - il travolgente Chuck Berry - Hail! Hail! Rock n' Roll! (1987) di Taylor Hackford (120 min.); Ore 17 - il nostalgico e divertente ritratto d'epoca Quasi famosi - Almost Famous (2000) di Cameron Crowe (119 min.); Ore 19 - il capolavoro del genere rockumentary Gimme Shelter (1970) di Albert e David Maysles e Charlotte Zweryn, con i Rolling Stones al loro meglio (nella foto), immortalati durante il tragico concerto dello Altamont Speedway (91 min.).
Tutti i film sono proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. L'ingresso è gratuito.
Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop proseguirà giovedì 5 e giovedì 12 aprile, sempre dalle ore 15 e sempre con tre film alla volta.
Filmzone - Storia permanente del cinema è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e organizzata dalla Mediateca Santa Sofia, dalla Scuola di cinema Pigrecoemme e da Marcello Sannino.
Il ciclo di rock movies, inserito nell'ambito della manifestazione Filmzone - Storia permanente del cinema, si ricollega idealmente ai temi analizzati all'interno dell'omonimo volume curato da Del Pozzo ed Esposito e pubblicato l'anno scorso da Liguori.
Tutti i film sono proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. L'ingresso è gratuito.
Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop proseguirà giovedì 5 e giovedì 12 aprile, sempre dalle ore 15 e sempre con tre film alla volta.
Filmzone - Storia permanente del cinema è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e organizzata dalla Mediateca Santa Sofia, dalla Scuola di cinema Pigrecoemme e da Marcello Sannino.
Fonte: Ansa.
mercoledì 14 marzo 2012
DA DOMANI, AL PAN, STORIE DI CINEMA E ROCK...
Le mille sfaccettature del rapporto tra cinema e rock saranno declinate a partire da domani pomeriggio durante la rassegna cinematografica “Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop”, a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito.
Il ciclo di rock movies, programmato nell’ambito della manifestazione “Filmzone – Storia permanente del cinema” in corso di svolgimento nella rinnovata sala proiezioni del Pan – Palazzo delle arti di Napoli (via dei Mille, 60), si ricollega idealmente ai temi analizzati all’interno dell’omonimo volume curato da Del Pozzo ed Espo
sito e pubblicato l’anno scorso da Liguori.
Si parte alle ore 15 con “Walk the Line – Quando l’amore brucia l’anima”, diretto nel 2005 da James Mangold e interpretato da Joaquin Phoenix nei panni del “man in black” Johnny Cash (nella foto, qui a sinistra). Alle 17.15, i due curatori presenteranno la rassegna e poi daranno spazio ad altri due film: il beatlesiano “A Hard Day’s Night – Tutti per uno” di Richard Lester (1964) e, alle 19, lo scoppiettante “I Love Radio Rock” di Richard Curtis (2009).
Dopo una settimana di pausa, la rassegna proseguirà per altri tre giovedì consecutivi, al ritmo di tre film ogni volta. Il 29 marzo, alle 15, si vedrà “Chuck Berry – Hail! Hail! Rock n’ Roll!” di Taylor Hackford (1987); alle 17, “Quasi famosi – Almost Famous” di Cameron Crowe (2000); alle 19, lo straordinario rockumentary con i Rolling Stones “Gimme Shelter” di Albert e David Maysles con Charlotte Zweryn (1970).
Poi, il 5 aprile, alle 15, toccherà a “Io non sono qui” di Todd Haynes (2007); alle 17.20, alla rock opera degli Who “Tommy” diretta da Ken Russell nel 1975; alle 19.10, a “Pink Floyd – The Wall” di Alan Parker (1982). Infine, giovedì 12 aprile, alle 15, sarà proiettato “Joe Strummer – Il futuro non è scritto” di Julien Temple (2007); alle 17, “It Might Get Loud” di Davis Guggenheim (2008); alle 19, lo springsteeniano “Wings for Wheels: The Making of Born to Run” di Thom Zimny (2005).
sito e pubblicato l’anno scorso da Liguori.Si parte alle ore 15 con “Walk the Line – Quando l’amore brucia l’anima”, diretto nel 2005 da James Mangold e interpretato da Joaquin Phoenix nei panni del “man in black” Johnny Cash (nella foto, qui a sinistra). Alle 17.15, i due curatori presenteranno la rassegna e poi daranno spazio ad altri due film: il beatlesiano “A Hard Day’s Night – Tutti per uno” di Richard Lester (1964) e, alle 19, lo scoppiettante “I Love Radio Rock” di Richard Curtis (2009).
Dopo una settimana di pausa, la rassegna proseguirà per altri tre giovedì consecutivi, al ritmo di tre film ogni volta. Il 29 marzo, alle 15, si vedrà “Chuck Berry – Hail! Hail! Rock n’ Roll!” di Taylor Hackford (1987); alle 17, “Quasi famosi – Almost Famous” di Cameron Crowe (2000); alle 19, lo straordinario rockumentary con i Rolling Stones “Gimme Shelter” di Albert e David Maysles con Charlotte Zweryn (1970).
Poi, il 5 aprile, alle 15, toccherà a “Io non sono qui” di Todd Haynes (2007); alle 17.20, alla rock opera degli Who “Tommy” diretta da Ken Russell nel 1975; alle 19.10, a “Pink Floyd – The Wall” di Alan Parker (1982). Infine, giovedì 12 aprile, alle 15, sarà proiettato “Joe Strummer – Il futuro non è scritto” di Julien Temple (2007); alle 17, “It Might Get Loud” di Davis Guggenheim (2008); alle 19, lo springsteeniano “Wings for Wheels: The Making of Born to Run” di Thom Zimny (2005).
Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. L’ingresso è gratuito.
“Filmzone – Storia permanente del cinema” è organizzata dalla Mediateca Santa Sofia del Comune di Napoli, in collaborazione con la Scuola di cinema Pigrecoemme.
“Filmzone – Storia permanente del cinema” è organizzata dalla Mediateca Santa Sofia del Comune di Napoli, in collaborazione con la Scuola di cinema Pigrecoemme.
mercoledì 26 ottobre 2011
DOMANI SERA, A "DELITTI ROCK", LA MORTE DI KURT COBAIN
Di Diego Del Pozzo
Si parlerà degli ultimi giorni di vita di Kurt Cobain, il compianto leader dei Nirvana, nella puntata di domani sera di Delitti Rock, il programma condotto
da un Massimo Ghini che continua a non c'entrare nulla, in onda alle 23.25 su Raidue.
L'8 aprile 1994, Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle, ufficialmente suicidatosi con un colpo di fucile. Negli anni seguenti, però, s'è sviluppato un acceso dibattito riguardo alla sua morte. Così, la troupe di Delitti Rock è andata a Seattle, la città nella quale si sviluppò la scena grunge durante gli anni Novanta, per raccogliere una serie di testimonianze di prima mano - la parte più interessante del programma, grazie all'intervento diretto dell'autore Ezio Guaitamacchi - che ricostruiscono da più punti di vista quel momento che, inevitabilmente, ha mutato il corso del rock contemporaneo.
Ai microfoni di Guaitamacchi, dunque, parleranno Gene Stout, critico musicale di Seattle che in quei giorni, per un quotidiano locale, seguì il caso Cobain; Jack Endino, il primo produttore dei Nirvana, diventato negli anni fido collaboratore e amico della band; Tom Grant, l'investigatore privato californiano ingaggiato da Courtney Love per ritrovare il marito; Tom Hansen, un ex spacciatore di eroina a Seattle, all'epoca tra i fornitori di Kurt. Alle loro, inoltre, si aggiungerà anche la testimonianza di Serena Dandini che, nel febbraio 1994, ospitò i Nirvana nel suo programma cult Tunnel, in occasione della loro tournée italiana. Ospiti musicali della puntata saranno, infine, i Marlene Kuntz che eseguiranno Polly e Breed.
Si parlerà degli ultimi giorni di vita di Kurt Cobain, il compianto leader dei Nirvana, nella puntata di domani sera di Delitti Rock, il programma condotto
L'8 aprile 1994, Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle, ufficialmente suicidatosi con un colpo di fucile. Negli anni seguenti, però, s'è sviluppato un acceso dibattito riguardo alla sua morte. Così, la troupe di Delitti Rock è andata a Seattle, la città nella quale si sviluppò la scena grunge durante gli anni Novanta, per raccogliere una serie di testimonianze di prima mano - la parte più interessante del programma, grazie all'intervento diretto dell'autore Ezio Guaitamacchi - che ricostruiscono da più punti di vista quel momento che, inevitabilmente, ha mutato il corso del rock contemporaneo.
Ai microfoni di Guaitamacchi, dunque, parleranno Gene Stout, critico musicale di Seattle che in quei giorni, per un quotidiano locale, seguì il caso Cobain; Jack Endino, il primo produttore dei Nirvana, diventato negli anni fido collaboratore e amico della band; Tom Grant, l'investigatore privato californiano ingaggiato da Courtney Love per ritrovare il marito; Tom Hansen, un ex spacciatore di eroina a Seattle, all'epoca tra i fornitori di Kurt. Alle loro, inoltre, si aggiungerà anche la testimonianza di Serena Dandini che, nel febbraio 1994, ospitò i Nirvana nel suo programma cult Tunnel, in occasione della loro tournée italiana. Ospiti musicali della puntata saranno, infine, i Marlene Kuntz che eseguiranno Polly e Breed.
giovedì 22 settembre 2011
BYE BYE R.E.M.: ECCO LA LORO PRIMA VOLTA IN TV...
Di Diego Del Pozzo
Ieri sera, la notizia dello scioglimento dei R.E.M. ha colpito all'improvviso gli appassionati di tutto il mondo, e me tra loro, come il classico fulmine a ciel sereno.
Così, per ricordare come merita la band di Athens, ho pensato di recuperare e pubblicare, qui sotto, i video della loro prima apparizione sulla tv nazionale statunitense, il 6 ottobre 1983 al David Letterman Show. L'album d'esordio Murmur - che seguiva l'ep Chronic Town - era uscito da qualche mese e l'acuto Letterman, introducendo i giovani musicisti, ne parla come di uno tra i migliori dischi americani dell'anno.
Buon divertimento a tutti, dunque. E ciao ciao a Michael, Peter, Mike (e Bill). Grazie per questi trentuno anni di grande musica.
Ieri sera, la notizia dello scioglimento dei R.E.M. ha colpito all'improvviso gli appassionati di tutto il mondo, e me tra loro, come il classico fulmine a ciel sereno.
Così, per ricordare come merita la band di Athens, ho pensato di recuperare e pubblicare, qui sotto, i video della loro prima apparizione sulla tv nazionale statunitense, il 6 ottobre 1983 al David Letterman Show. L'album d'esordio Murmur - che seguiva l'ep Chronic Town - era uscito da qualche mese e l'acuto Letterman, introducendo i giovani musicisti, ne parla come di uno tra i migliori dischi americani dell'anno.
Buon divertimento a tutti, dunque. E ciao ciao a Michael, Peter, Mike (e Bill). Grazie per questi trentuno anni di grande musica.
lunedì 19 settembre 2011
STASERA DEBUTTA SU RAIDUE "DELITTI ROCK"
Di Diego Del Pozzo
Dopo tanta attesa, debutta stasera su Raidue, alle ore 23.25, la trasmissione ideata da Ezio Guaitamacchi e condotta da Massimo Ghini Delitti Rock, che nel corso delle sue dieci puntate racconterà vita, morte (è il caso di dirlo...) e miracoli delle più amate rockstar scomparse prematuramente, spesso in maniera tragica. Nel corso dei vari episodi, dunque, si proverà a far luce - partendo dagli spunti offerti dall'omonimo libro dello stesso Guaitamacchi e con l'ausilio di immagini di repertorio, testimonianze attuali e nuove interviste esclusive - sui più importanti "casi irrisolti" inerenti la storia del rock: da John Lennon a Amy Winehouse.
Il conduttore Massimo Ghini (qui nella foto) - scelto
dopo numerosi tentennamenti dai vertici della seconda rete Rai - farà da narratore, collegando tra loro lo studio ipertecnologico di Milano e i servizi girati direttamente nei luoghi dove si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, San Francisco, Seattle, Los Angeles...). “Delitti Rock sarà un racconto-giallo - spiega proprio Ghini - che ripercorrerà la cultura e la musica di molte generazioni e farà riflettere a lungo sulla fragilità d’animo degli artisti del rock più straordinari”.
La puntata inaugurale di stasera sarà dedicata a John Lennon e proporrà interviste esclusive realizzate da Ezio Guaitamacchi a personaggi-chiave della tragica giornata nella quale fu ucciso l’ex leader e fondatore dei Beatles. Nel corso di ogni appuntamento sarà dato ampio spazio anche alla musica e alla carriera dei vari artisti. L’ospite musicale della serata d’esordio sarà Alberto Fortis, che eseguirà alcuni classici lennoniani come Imagine, Mother e Strawberry Fields Forever.
Dalla prossima settimana, le altre puntate si articoleranno come segue (sempre alle 23.25): Elvis & Jacko - Destini incrociati (lunedì 26 settembre, con ospiti musicali Petra Magoni e Ferruccio Spinetti), Luigi Tenco - La strana morte di un cantautore (lunedì 3 ottobre, con ospite musicale Mauro Ermanno Giovanardi), Brian Jones - Il mistero della pietra solitaria (lunedì 10 ottobre, con ospite musicale Eugenio Finardi), Jimi Hendrix - Il figlio del voodoo (lunedì 17 ottobre, con ospite musicale Alex Britti), Kurt Cobain - Sacrificio per il Nirvana (lunedì 24 ottobre, con ospiti musicali i Marlene Kuntz), Sid & Nancy - I Romeo e Giulietta del punk (lunedì 31 ottobre, con ospite musicale Enrico Ruggeri), Janis Joplin - Scacco matto alla regina del rock (lunedì 7 novembre, con ospite musicale Irene Fornaciari), Jim Morrison - La misteriosa scomparsa del Re Lucertola (lunedì 14 novembre, con ospite musicale Davide Van De Sfroos), Amy Winehouse - Un mistero di nome Amy (lunedì 21 novembre).
Delitti Rock è un programma di Raidue realizzato nel Centro di produzione di Milano con la collaborazione della 3Zero2, scritto da Ezio Guaitamacchi in collaborazione con Rinaldo Gaspari e Roberto Manfredi, per la regia di Rinaldo Gaspari.
Chissà se, una volta tanto, la Rai riuscirà a parlare di rock in modo serio e approfondito...
Il conduttore Massimo Ghini (qui nella foto) - scelto
La puntata inaugurale di stasera sarà dedicata a John Lennon e proporrà interviste esclusive realizzate da Ezio Guaitamacchi a personaggi-chiave della tragica giornata nella quale fu ucciso l’ex leader e fondatore dei Beatles. Nel corso di ogni appuntamento sarà dato ampio spazio anche alla musica e alla carriera dei vari artisti. L’ospite musicale della serata d’esordio sarà Alberto Fortis, che eseguirà alcuni classici lennoniani come Imagine, Mother e Strawberry Fields Forever.
Dalla prossima settimana, le altre puntate si articoleranno come segue (sempre alle 23.25): Elvis & Jacko - Destini incrociati (lunedì 26 settembre, con ospiti musicali Petra Magoni e Ferruccio Spinetti), Luigi Tenco - La strana morte di un cantautore (lunedì 3 ottobre, con ospite musicale Mauro Ermanno Giovanardi), Brian Jones - Il mistero della pietra solitaria (lunedì 10 ottobre, con ospite musicale Eugenio Finardi), Jimi Hendrix - Il figlio del voodoo (lunedì 17 ottobre, con ospite musicale Alex Britti), Kurt Cobain - Sacrificio per il Nirvana (lunedì 24 ottobre, con ospiti musicali i Marlene Kuntz), Sid & Nancy - I Romeo e Giulietta del punk (lunedì 31 ottobre, con ospite musicale Enrico Ruggeri), Janis Joplin - Scacco matto alla regina del rock (lunedì 7 novembre, con ospite musicale Irene Fornaciari), Jim Morrison - La misteriosa scomparsa del Re Lucertola (lunedì 14 novembre, con ospite musicale Davide Van De Sfroos), Amy Winehouse - Un mistero di nome Amy (lunedì 21 novembre).
Delitti Rock è un programma di Raidue realizzato nel Centro di produzione di Milano con la collaborazione della 3Zero2, scritto da Ezio Guaitamacchi in collaborazione con Rinaldo Gaspari e Roberto Manfredi, per la regia di Rinaldo Gaspari.
Chissà se, una volta tanto, la Rai riuscirà a parlare di rock in modo serio e approfondito...
mercoledì 7 settembre 2011
sabato 3 settembre 2011
venerdì 2 settembre 2011
domenica 21 agosto 2011
martedì 9 agosto 2011
mercoledì 22 giugno 2011
ARRIVA ANCHE IN ITALIA IL ROCKUMENTARY SUI DOORS
Di Flaviano De Luca
(il manifesto - 21 giugno 2011)
(il manifesto - 21 giugno 2011)
Su un'autostrada nel deserto, Jim si ferma a fare benzina, fuma una sigaretta, copre con una coperta un coyote morente investito da un camion e ascolta alla radio la notizia della sua morte. Sono immagini rare - tratte dai due cortometraggi realizzati da Jim Morrison con amici, Feast of Friends e Hwy: An American Pastoral - montate con (estrema) creatività nel film-documentario When You're Strange, di Tom DiCillo, che racconta la storia di un quartetto fondamentale nella storia del rock, The Doors, gettando nuova luce sulla novità rivoluzionaria della loro musica e sulle loro passioni estetico-culturali (la narrazione in lingua originale è affidata Johnny Depp, quella nella versione italiana del film è affidata alla voce di Morgan). A quarant'anni dalla ancora misteriosa scomparsa del Re Lucertola (avvenuta il 3 luglio 1971), il film documentario si avvale di una speciale distribuzione che prevede un'uscita quasi in contemporanea al cinema, in tv e in home video. Si parte con il lancio nelle sale cinematografiche in digitale il 21 giugno per poi approdare sul canale Studio Universal del digitale terrestre Premium domenica 3 luglio alle 21.15. Infine in home video il 6 luglio in un dvd arricchito di contenuti extra, distribuito da Universal Pictures Italia e in una edizione speciale della collana Feltrinelli Real Cinema.
Il gruppo fu l'alchimia creativa di quattro artisti brillanti - il batterista John Densmore, il chitarrista Robby Krieger, il tastierista Ray Manzarek (che veniva dalla classica ed ebbe l'idea innovativa di fare a meno del basso) e il cantante Jim Morrison - che vivevano in perfetta sintonia con quello che gli accadeva intorno, la stagione del movimento giovanile, la protesta degli studenti universitari, le battaglie per i diritti civili, il pacifismo e il boicottaggio della guerra del Vietnam. Nessun attore nel film, solo materiale originale: la storia della band, dalla formazione nel 1965 fino alla morte di Morrison nel 1971, si sviluppa attraverso filmati inediti, iniziando dai corridoi della scuola di cinema dell'Università di Los Angeles (Ucla), dove Manzarek e Morrison si incontrarono per la prima volta, fino alle esibizioni diventate storiche. Con immagini di repertorio, mai viste prima, ci si infila nella collaborazione musicale tra i componenti della band. Il loro primo disco viene registrato in sole cinque settimane, Morrison - talento smisurato per la parola e la poesia- assegna i compiti per il weekend ai tre musicisti. Solo Robby Krieger tornerà con un pezzo, è Light My Fire che diventerà subito numero uno delle charts americane. Ed eccolo Jim, dapprima timido e insicuro sul palcoscenico, poi sempre più un tornado rumoroso, che salta, si butta per terra, avvinghia il microfono quasi rantolando con la voce e guarda dritto negli occhi il pubblico.
Il film, che prende il
titolo dal loro singolo People Are Strange, segue la creazione dei sei album dei Doors, sei pietre miliari della storia del rock realizzati in soli cinque anni, e le loro esplosive performance dal vivo, da quella televisiva all'Ed Sullivan Show dove gli viene chiesto di evitare alcune parole che potrebbero far pensare alle droghe e Jim se ne strafrega a quella terribile di Miami, quando finirà accusato di atti osceni e poi condannato dall'America bacchettona e ignorante. In mezzo il veloce piano inclinato di Jim Morrison, capelli arruffati e voce bollente, tra alcol e droghe, fidanzata ufficiale e ragazze in ogni camerino, dichiarazioni sibilline e uno straniamento sempre più evidente, con gli inevitabili contrasti con gli altri della band, i suoi versi misteriosi influenzati da simbolismo e filosofie orientali, l'energia contagiosa dei loro brani indimenticabili, pompata forse da aiutini chimici ma con un marcato tratto maudit.
"La loro musica si rivolge a tutti coloro che hanno avvertito almeno una volta la propria singolarità e il gelo della solitudine, che in effetti è in tutti noi tutti", dice l'autore DiCillo, riferendosi a questi cavalieri della tempesta antiautoritaria, questi musicisti innamorati di Rimbaud e Blake, questa ventata psichedelica spezzare la violenza sanguinaria degli Stati Uniti. La colonna sonora di When You're Strange contiene poesie scritte da Jim Morrison, lette da Johnny Depp, 14 brani, in versione studio, inclusi nei cinque album pubblicati dai Doors dal 1966 al 1971, rare perfomance tratte da Ed Sullivan Show (Light My Fire), uno spettacolo tv danese (When the Music's Over) e dal festival dell'isola di Wight (Break on Through), più interviste con tutti i quattro elementi della band.
Il film, che prende il
titolo dal loro singolo People Are Strange, segue la creazione dei sei album dei Doors, sei pietre miliari della storia del rock realizzati in soli cinque anni, e le loro esplosive performance dal vivo, da quella televisiva all'Ed Sullivan Show dove gli viene chiesto di evitare alcune parole che potrebbero far pensare alle droghe e Jim se ne strafrega a quella terribile di Miami, quando finirà accusato di atti osceni e poi condannato dall'America bacchettona e ignorante. In mezzo il veloce piano inclinato di Jim Morrison, capelli arruffati e voce bollente, tra alcol e droghe, fidanzata ufficiale e ragazze in ogni camerino, dichiarazioni sibilline e uno straniamento sempre più evidente, con gli inevitabili contrasti con gli altri della band, i suoi versi misteriosi influenzati da simbolismo e filosofie orientali, l'energia contagiosa dei loro brani indimenticabili, pompata forse da aiutini chimici ma con un marcato tratto maudit."La loro musica si rivolge a tutti coloro che hanno avvertito almeno una volta la propria singolarità e il gelo della solitudine, che in effetti è in tutti noi tutti", dice l'autore DiCillo, riferendosi a questi cavalieri della tempesta antiautoritaria, questi musicisti innamorati di Rimbaud e Blake, questa ventata psichedelica spezzare la violenza sanguinaria degli Stati Uniti. La colonna sonora di When You're Strange contiene poesie scritte da Jim Morrison, lette da Johnny Depp, 14 brani, in versione studio, inclusi nei cinque album pubblicati dai Doors dal 1966 al 1971, rare perfomance tratte da Ed Sullivan Show (Light My Fire), uno spettacolo tv danese (When the Music's Over) e dal festival dell'isola di Wight (Break on Through), più interviste con tutti i quattro elementi della band.
martedì 24 maggio 2011
BOB DYLAN HA 70 ANNI: RIFLESSIONI SU ALIAS...
Di Antonio Tricomi
E' Rudy Wurlitzer a firmare la sceneggiatura di Pat Garrett & Billy the Kid, anno 1973, anche se lo script fu in realtà rivisto da Sam Peckinpah e i due litigarono aspramente, al punto che Wurlitzer ci fece un libro sopra (libro in cui la figura di Peckinpah veniva fatta a pezzi). Non sappiamo dunque a chi attribuire alcuni momenti fortemente dylaniani del film: forse allo stesso Dylan, che oltre a interpretare il ruolo di Alias compose com'è noto anche la colonna sonora? Non sappiamo quanta voce in capitolo avesse anche sulla stesura dei dialoghi, ma nulla si può escludere.
Prima scena. Il personaggio di Alias appare p
er la prima volta in un esterno, mentre Billy the Kid (Kris Kristofferson) organizza platealmente la sua fuga dal carcere, con la forca già issata sulla main street per lui. Poco dopo, lo sceriffo Pat Garrett (James Coburn) entra in un salone, si fa tagliare barba e capelli e nota Alias seduto a un tavolo, in disparte. Gli chiede: "E tu chi sei?". E Alias risponde: "Che domanda!". Il che potrebbe voler dire due cose. La prima, la più immediata: "Sono Bob Dylan, no? Lo sanno tutti". Oppure, più sottilmente, potrebbe voler dire che questa è una domanda a cui è impossibile rispondere. Tutta l'arte di Dylan va in questa direzione: l'essere umano è inconoscibile e occorrerebbe liberarsi dall'ansia delle definizioni e ancor più delle autodefinizioni. Chi siamo noi? E chi diavolo può dirlo? Viene alla mente Rimbaud, forse il poeta preferito da Dylan: "Io è un altro". Oppure il titolo di una sua canzone, I'm Not There. Come dire: "Io sono quello che non c'è". Oppure ancora la girandola di pronomi personali in Tangled Up in Blue, canzone scritta l'anno dopo il film di Peckinpah: io, tu, lui, lei, continua variazione dei punti di vista. E poi lo stesso personaggio del film si chiama Alias.
Seconda scena, in parte tagliata dalla versione italiana. Alias e Billy the Kid stanno discutendo sull'opportunità di fuggire in California. Il Kid non ci è mai stato e si chiede come possa essere. Alias gli risponde: "Dipende da chi sei tu". Altra grande lezione di Dylan (se lui fosse uno che insegna, ma per fortuna non lo è): devi essere totalmente padrone del tuo destino; non importa cosa scegli di fare, l'importante è che a farlo sia proprio tu, che la tua scelta sia consapevole. La vita si gode essendo se stessi, non tanto facendo questa o quell'altra cosa. Poi alla fine il Kid decide di partire per il Messico, che conosce bene. Alias gli chiede com'è il Messico e il Kid gli risponde: "Dipende da chi sei tu".
Terza scena. Alias e altri due seguaci del Kid entrano in un saloon, dove però incontrano Pat Garrett. Lo sceriffo li disarma e mentre ne interroga due chiede ad Alias di voltarsi e di leggere le etichette dei cibi conservati sullo scaffale. Alias inforca gli occhiali da vista (che Dylan porta solo in privato) e comincia a scandire le varie qualità di fagioli e di altri cibi. Intanto i suoi due amici vengono interrogati e uno anche ucciso. E' un momento surreale, l'elenco scandito da Alias-Dylan ottiene un effetto straniante, la scena potrebbe essere inclusa in una delle sue canzoni surreali e visionarie della metà degli anni Sessanta.
Poi c'è da riflettere sulla stessa natura del personaggio Alias. In realtà potrebbe essere uno che fa il doppio gioco (arriva al rifugio del Kid assieme ad alcuni bounty killers che vogliono catturare il ribelle, ma poi aiuta lo stesso Kid a eliminarli). Alias non porta pistole ma è molto bravo con il coltello. Si muove a scatti, con eleganza, spesso presente ma non sempre al centro della scena. Un po' come Dylan, sulla scena da cinquant'anni, mai con il ruolo di superstar (non come i Beatles o gli Stones nei Sessanta, né come Springsteen o gli U2 più tardi) ma sempre presente con il peso del suo prestigio.
Ci sarebbe poi da dire della colonna sonora. Le registrazioni inserite nel film non sono necessariamente quelle incluse nel disco. Un'altra interprete della pellicola, Rita Coolidge (ai tempi moglie di Kristofferson), vi appare come corista, assieme a musicisti come Roger McGuinn e Booker T. Jones. Knockin' on Heaven's Door fu scritta per la scena in cui l'anziano amico di Garrett, da lui ingaggiato per aiutarlo a prendere il Kid, rimane gravemente ferito in uno scontro a fuoco. L'uomo si dirige verso il fiume per morire, seguito a distanza dalla sua donna, interpretata dalla star del cinema messicano Katy Jurado. Alla fine è solo uno struggente duello di sguardi. La canzone è poi diventata uno dei superclassici di Dylan, molto riscritta dall'autore e molto coverata da altri artisti. Ovviamente assumendo di volta in volta altri significati. Nel suo primo concerto a New York dopo l'11 settembre 2001 Dylan non volle cantarla, essendo la morte il tema del brano. Somiglia molto a Helpless di Neil Young, pubblicata nel 1970 sull'album di Crosby Stills Nash & Young Déjà vu. Ma Dylan sostiene che Young gli è debitore per la sua ispirazione a fare musica, quindi...
Prima scena. Il personaggio di Alias appare p
Seconda scena, in parte tagliata dalla versione italiana. Alias e Billy the Kid stanno discutendo sull'opportunità di fuggire in California. Il Kid non ci è mai stato e si chiede come possa essere. Alias gli risponde: "Dipende da chi sei tu". Altra grande lezione di Dylan (se lui fosse uno che insegna, ma per fortuna non lo è): devi essere totalmente padrone del tuo destino; non importa cosa scegli di fare, l'importante è che a farlo sia proprio tu, che la tua scelta sia consapevole. La vita si gode essendo se stessi, non tanto facendo questa o quell'altra cosa. Poi alla fine il Kid decide di partire per il Messico, che conosce bene. Alias gli chiede com'è il Messico e il Kid gli risponde: "Dipende da chi sei tu".
Terza scena. Alias e altri due seguaci del Kid entrano in un saloon, dove però incontrano Pat Garrett. Lo sceriffo li disarma e mentre ne interroga due chiede ad Alias di voltarsi e di leggere le etichette dei cibi conservati sullo scaffale. Alias inforca gli occhiali da vista (che Dylan porta solo in privato) e comincia a scandire le varie qualità di fagioli e di altri cibi. Intanto i suoi due amici vengono interrogati e uno anche ucciso. E' un momento surreale, l'elenco scandito da Alias-Dylan ottiene un effetto straniante, la scena potrebbe essere inclusa in una delle sue canzoni surreali e visionarie della metà degli anni Sessanta.
Poi c'è da riflettere sulla stessa natura del personaggio Alias. In realtà potrebbe essere uno che fa il doppio gioco (arriva al rifugio del Kid assieme ad alcuni bounty killers che vogliono catturare il ribelle, ma poi aiuta lo stesso Kid a eliminarli). Alias non porta pistole ma è molto bravo con il coltello. Si muove a scatti, con eleganza, spesso presente ma non sempre al centro della scena. Un po' come Dylan, sulla scena da cinquant'anni, mai con il ruolo di superstar (non come i Beatles o gli Stones nei Sessanta, né come Springsteen o gli U2 più tardi) ma sempre presente con il peso del suo prestigio.
Ci sarebbe poi da dire della colonna sonora. Le registrazioni inserite nel film non sono necessariamente quelle incluse nel disco. Un'altra interprete della pellicola, Rita Coolidge (ai tempi moglie di Kristofferson), vi appare come corista, assieme a musicisti come Roger McGuinn e Booker T. Jones. Knockin' on Heaven's Door fu scritta per la scena in cui l'anziano amico di Garrett, da lui ingaggiato per aiutarlo a prendere il Kid, rimane gravemente ferito in uno scontro a fuoco. L'uomo si dirige verso il fiume per morire, seguito a distanza dalla sua donna, interpretata dalla star del cinema messicano Katy Jurado. Alla fine è solo uno struggente duello di sguardi. La canzone è poi diventata uno dei superclassici di Dylan, molto riscritta dall'autore e molto coverata da altri artisti. Ovviamente assumendo di volta in volta altri significati. Nel suo primo concerto a New York dopo l'11 settembre 2001 Dylan non volle cantarla, essendo la morte il tema del brano. Somiglia molto a Helpless di Neil Young, pubblicata nel 1970 sull'album di Crosby Stills Nash & Young Déjà vu. Ma Dylan sostiene che Young gli è debitore per la sua ispirazione a fare musica, quindi...
giovedì 14 aprile 2011
PAOLO SORRENTINO A CANNES COL SUO FILM-ROCK
Il film racconta la storia di Cheyenne, rock star ritiratasi dalle scene, che conduce la vita annoiata e monotona di un pensionato benestante fino a quando decide di partire alla ricerca di quello che fu il persecutore del padre, un ex criminale nazista che si nasconde negli Stati Uniti. Solo dopo la morte del padre, Cheyenne viene a conoscenza del dramma che aveva vissuto come internato ad Auschwitz e dell'umiliazione inflittagli da un ufficiale SS. Nel cuore dell'America l'ex rockstar intraprende così il viaggio che cambierà la sua vita e dovrà decidere se sta cercando redenzione o vendetta.
Il film è prodotto dalle italiane Indigo Film, Lucky Red e Medusa, in collaborazione con Banca Intesa San Paolo e in co-produzione con la francese ARP e l'irlandese Element Pictures. Sarà distribuito in Italia da Medusa.
Il film è prodotto dalle italiane Indigo Film, Lucky Red e Medusa, in collaborazione con Banca Intesa San Paolo e in co-produzione con la francese ARP e l'irlandese Element Pictures. Sarà distribuito in Italia da Medusa.
martedì 22 marzo 2011
UN ROCKUMENTARY SULLE HOLE CON UN COBAIN INEDITO
Di Diego Del Pozzo
Sembra davvero senza fondo il baule degli inediti di Kurt Cobain. Il compianto "padrino" della scena grunge anni Novanta, infatti, è presente c
on un brano inedito, intitolato Stinking of You, all'interno del rockumentary Hit So Hard, dedicato alla vita di Patty Schemel, ex batterista delle Hole, la band della vedova Cobain, Courtney Love. A rendere ancora più forte l'attesa nei confronti del film contribuisce certamente la notizia che il brano risulta scritto e interpretato da Kurt & Courtney in coppia.
Hit So Hard, diretto da P. David Ebersole, è stato presentato nei giorni scorsi al South By Southwest Festival di Austin (Texas) in anteprima mondiale, per poi uscire nelle sale americane da lunedì prossimo. Nel documentario si ripercorre la parabola della scena rock indipendente americana anni Novanta dal punto di vista di Patty Schemel, batterista delle Hole fino all'album Celebrity Skin, dove fu sostituita da un turnista. Il film racconta, naturalmente, anche i problemi di droga della Schemel stessa e di Courtney Love e si sofferma sulle dolorose morti di Cobain e della prima bassista delle Hole, Kristen Pfaff (per overdose). Oltre alla canzone inedita, in Hit So Hard ci sono anche interviste a Courtney Love e ad altri ex membri delle Hole, come Melissa Auf der Maur ed Eric Erlandson.
Hit So Hard, diretto da P. David Ebersole, è stato presentato nei giorni scorsi al South By Southwest Festival di Austin (Texas) in anteprima mondiale, per poi uscire nelle sale americane da lunedì prossimo. Nel documentario si ripercorre la parabola della scena rock indipendente americana anni Novanta dal punto di vista di Patty Schemel, batterista delle Hole fino all'album Celebrity Skin, dove fu sostituita da un turnista. Il film racconta, naturalmente, anche i problemi di droga della Schemel stessa e di Courtney Love e si sofferma sulle dolorose morti di Cobain e della prima bassista delle Hole, Kristen Pfaff (per overdose). Oltre alla canzone inedita, in Hit So Hard ci sono anche interviste a Courtney Love e ad altri ex membri delle Hole, come Melissa Auf der Maur ed Eric Erlandson.
martedì 1 febbraio 2011
ENTRO FINE ANNO L'ATTESO DOCUMENTARIO SU BOB MARLEY
Di Diego Del Pozzo
Sarà il regista Kevin Macdonald, già vincitore di un Premio Oscar nel 2000 per Un giorno a settembre, a dirigere l'atteso documentario Marley, sulla vita del grande musicista giamaicano. Il film avrà il beneplacito della famiglia Marley, col figlio di Bob, Ziggy, nelle vesti inedite di produttore esecutivo. "Ci siamo rivolti a Kevin - ha spiegato Ziggy Marley all'Hollywood Reporter - perché è il più importante documentarista al mondo. Ma la cosa più importante, per me e per la mia famiglia, era che lui fosse davvero interessato alla vita di mio padre, sia come musicista che come persona".
Il documentario sarà incentrato soprattutto sulla musica di Bob Marley e sull'impatto che questa ebbe sul contesto sociale circostante. Sarà girato in varie location tra Giamaica, Ghana, Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna. Marley dovrebbe uscire nelle sale entro la fine dell'anno, in tempo per commemorare i trent'anni dalla morte del grande Bob.
lunedì 22 novembre 2010
NEL 2011 UN NUOVO "ROCKUMENTARY" SU HENDRIX
Di Diego Del Pozzo
Proseguiranno senza pause, anche l'anno prossimo, le uscite discografiche ufficiali dedicate a Jimi Hendrix dal marchio di famiglia guidato dalla sorellastra Janie (presidente, oltre che factotum, della sempre più lanciata Hendrix Experience).
Nel 2011, infatti, toccherà al documentario sui concerti del febbraio 1969 alla Royal Albert Hall di Londra. "Jimi era seguito - racconta Janie Hendrix - da quattro cineprese che lo filmarono nei due concerti presso la prestigiosa sala di concerti londinese, durante i suoi viaggi in treno, aereo e automobile, mentre firmava autografi, nel backstage durante la preparazione, nel suo appartamento per le jam session e con gli amici. Dunque, non ci troveremo di fronte a un attore che interpreta Jimi, ma direttamente a lui, che dimenticandosi delle telecamere che lo stanno filmando, ci darà la possibilità di scoprire i suoi lati più segreti: la dolcezza con le fidanzate e i momenti con gli amici". Il documentario potrebbe essere distribuito anche nei cinema, oltre che sulle tv pay-per-view e in dvd / blu-ray.
Nel 2011, infatti, toccherà al documentario sui concerti del febbraio 1969 alla Royal Albert Hall di Londra. "Jimi era seguito - racconta Janie Hendrix - da quattro cineprese che lo filmarono nei due concerti presso la prestigiosa sala di concerti londinese, durante i suoi viaggi in treno, aereo e automobile, mentre firmava autografi, nel backstage durante la preparazione, nel suo appartamento per le jam session e con gli amici. Dunque, non ci troveremo di fronte a un attore che interpreta Jimi, ma direttamente a lui, che dimenticandosi delle telecamere che lo stanno filmando, ci darà la possibilità di scoprire i suoi lati più segreti: la dolcezza con le fidanzate e i momenti con gli amici". Il documentario potrebbe essere distribuito anche nei cinema, oltre che sulle tv pay-per-view e in dvd / blu-ray.
ARRIVA ANCHE IN ITALIA IL FILM SUL GIOVANE JOHN LENNON
Di Diego Del Pozzo
Sarà finalmente distribuito anche nei cinema italiani, a partire dal 3 dicembre grazie a 01 Distribution. Ma già giovedì si potrà vedere durante una speciale anteprima a Roma, abbinato a una mostra di memorabilia lennoniane, alla proiezione di alcuni minuti inediti degli storici concerti dei Beatles nella capitale (27 e 28 giugno 1965) e a una esibizione live della cover band capitolina The ApplePies. Sto parlando di Nowhere Boy, il film diretto da Sam Taylor Wood e dedicato all'adolescenza di John Lennon. Tratta dal libro Imagine: Growing Up with My Brother John Lennon, scritto dalla sorellastra Julia Baird, la pellicola racconta i primi approcci alla musica del compianto artista e il nascere del rapporto con un altrettanto giovane Paul McCartney.
giovedì 11 novembre 2010
IL ROCKUMENTARY SUI DOORS AL FESTIVAL DEI POPOLI
Di Diego Del Pozzo
Sarà l'anteprima italiana dell'atteso documentario di Tom Di Cillo su Jim Morrison e i Doors, When You're Strange, a inaugurare sabato sera a Firenze la cinquantunesima edizione del Festival dei Popoli. Del rockumentary mi ero già occupato tempo fa su questo sito.
Con l'ausilio della voce narrante dell'attore Johnny Deep, il film di Di Cillo - che sarà poi distribuito in Italia l'anno prossimo - ripercorre le tappe della vita e della carriera del leader dei Doors, grazie a filmati d'epoca più o meno rari, in molti casi girati direttamente dallo stesso Morrison, che prima di assurgere a mito assoluto del rock aveva studiato cinema all'università col sogno di diventare regista. Tra le sequenze inedite o molto rare spiccano quelle dell'arresto per atti osceni durante un celebre concerto della band californiana.
Con l'ausilio della voce narrante dell'attore Johnny Deep, il film di Di Cillo - che sarà poi distribuito in Italia l'anno prossimo - ripercorre le tappe della vita e della carriera del leader dei Doors, grazie a filmati d'epoca più o meno rari, in molti casi girati direttamente dallo stesso Morrison, che prima di assurgere a mito assoluto del rock aveva studiato cinema all'università col sogno di diventare regista. Tra le sequenze inedite o molto rare spiccano quelle dell'arresto per atti osceni durante un celebre concerto della band californiana.
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