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giovedì 10 luglio 2014

BRUCE SPRINGSTEEN REGISTA CON "HUNTER OF INVISIBLE GAME"

Di Diego Del Pozzo

Era soltanto una questione di tempo prima che accadesse, perché se c’è un artista rock sinceramente e perdutamente innamorato del cinema, dei suoi miti e del suo linguaggio questi è, senz'altro, Bruce Springsteen. Infatti, nel pomeriggio italiano di ieri, sul sito ufficiale brucespringsteen.net, i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo hanno potuto godersi, in streaming contemporaneo globale, il cortometraggio di quasi 11 minuti che, di fatto, segna l’esordio dell’uomo di Asbury Park come regista cinematografico. Il breve film, firmato assieme a un collaboratore fidato come Thom Zimny, s’intitola “Hunter of Invisible Game”, proprio come il brano incluso nel recente album “High Hopes”.
Di enorme suggestione visiva, il corto è un poetico e intenso western dark, dal quale emerge in maniera evidente e, direi, prepotente l’amore (quasi una venerazione, in realtà) che Springsteen nutre nei confronti di John Ford e, in particolar modo, del suo capolavoro “Sentieri selvaggi”. Bruce appare anche in veste di attore protagonista (ed è davvero bravo!), nei panni di un uomo in lotta con i propri demoni interiori e con i fantasmi del passato. Intorno a lui, prendono letteralmente vita le innumerevoli narrazioni, i personaggi, le suggestioni, i temi che nutrono, fin dall'esordio del 1973 "Greetings from Asbury Park, N.J.", quello che possiamo tranquillamente definire "immaginario springsteeniano". Nella parte finale del film, si odono le note del brano omonimo, che poi scorre integralmente fino al suggestivo “The End” nel quale Bruce si concede addirittura un’uscita di scena a cavallo, come quelle degli eroi tanto amati dei western sui quali s'è formato.
Ma che cosa racconta "Hunter of Invisible Game"? Vediamo.
Un cacciatore malandato e claudicante, all'interno della sua buia baracca di legno, sfoglia un libretto di preghiere nel quale conserva alcune foto stropicciate e ingiallite dal tempo. In una c'è lui, da giovane, quando era più puro e meno provato dalla vita. In un'altra, s'intravede una bimba bionda, che lui guarda con affetto infinito e con altrettanto infinito rimpianto. "La notte scorsa - riflette l'uomo - mi sono svegliato per un forte ticchettio. E uno spaventapasseri in fiamme lungo i binari ferroviari. C'erano le città vuote e le pianure in fiamme...". Ma è soprattutto il suo passato che continua a tormentarlo.
Ricorda ancora quando mise incinta la sua Mary (Janey), quel giorno lungo il fiume. Lei aveva appena 17 anni, lui 19. Si sposarono senza sorrisi e, subito dopo, lui trovò un lavoro da manovale alla Johnstown Company. Poi, la crisi economica spazzò via ogni cosa. Lui fuggì via. La sua donna si trasferì con la mamma nella zona di Shawnee Lake. Non ancora pronta per crescere quella neonata, pensò più volte di abbandonarla in una cesta lungo il fiume, ma questo lui non lo ha mai saputo. La ragazza, però, si fece forza. Senza un compagno, decise di crescere comunque la sua bambina. Lui la conobbe anni dopo, durante una breve riconciliazione con la sua Mary (Janey). La amò subito, ma nonostante ciò, roso dai sensi di colpa, decise di andare via. E adesso, di lei e dell'unica donna mai amata gli restano solo una foto e quei flash violenti che gli squarciano continuamente la mente e i sogni.
Stanotte però, dopo tanti anni, l'uomo ha deciso di tornare da loro. Così, esce dalla baracca, imbraccia il fucile, prende il bastone che gli serve per camminare meglio e sale a cavallo. Dopo molte ore al galoppo, finalmente raggiunge la vecchia casa di Shawnee Lake, ma ciò che trova è soltanto un rudere spoglio e desolato. "Là nella radura, oltre l’autostrada, sotto la luce della luna, la nostra casa risplendeva. Ho attraversato il cortile, mi sono buttato attraverso la porta d’ingresso. Il mio cuore batteva forte. Mi sono precipitato per le scale. La stanza era buia, il nostro letto vuoto. In quell’istante ho sentito quel lungo fischio lamentoso e sono caduto in ginocchio, con la testa tra le mani e ho pianto". E, mentre quel treno che ti porta sempre più giù s'allontana, l'uomo capisce che per lui è arrivato il momento della fine. Corre via, raggiunge il ruscello lì vicino, vi s'immerge a torso nudo e decide di abbandonarsi all'oblio. Intorno a lui, soltanto il suo cavallo e la natura selvaggia degli Stati interni, tra fiumi di montagna, alternanza di fitti boschi e praterie desolate, falò notturni in lontananza e gli occhi che si chiudono nel vuoto a ricordare una bambina e una giovane donna ormai perse per sempre.
Lo risvegliano all'alba i passi di un ragazzino. Gli s'avvicina, lo saluta, gli dice che s'è perso. Accade tutto in un attimo. L'uomo si sciacqua il viso con l'acqua ghiacciata, si ridesta, s'arrampica letteralmente lungo la sponda del ruscello e decide di rimettersi in piedi. Forse, non è troppo tardi per dare definitivamente la caccia a quella preda invisibile che continua a tormentarlo da anni: il ragazzo deve tornare a casa. Così, lo fa montare a cavallo e, dopo alcuni giorni di marcia, lo restituisce all'affetto dei suoi cari. Adesso, l'uomo può ricominciare a vivere. Può andare avanti. Si allontana da quella famiglia di nuovo felice, che lo saluta dall'uscio di casa. Si tuffa nuovamente in mezzo a quella natura selvaggia e rigogliosa che, ormai, lo ha accolto come un figlio. Ma lo fa con spirito nuovo. La preda invisibile non scappa più. Anzi, è diventata una presenza rassicurante che lo accompagna verso il futuro, mentre a cavallo attraversa quei paesaggi sui quali il sole non tramonta mai.
"Hunter of Invisible Game" è un autentico manifesto poetico, nonché una dichiarazione d'amore nei confronti di quel cinema che, d’altra parte, fa da fonte privilegiata per la scrittura visionaria ed estremamente narrativa di Bruce Springsteen fin dai suoi primi album. Basti pensare a brani "mitici" come "Thunder Road", "Badlands" o "Nebraska", per citare semplicemente i più espliciti in tal senso. Ma, come approfondiamo io e Vincenzo Esposito nel nostro libro "Il cinema secondo Springsteen" (so che è antipatico autocitarsi, ma oggettivamente si tratta dell'unica monografia dedicata al rapporto tra Bruce e il cinema), quello col grande schermo, per lui, s'è trasformato, nel corso degli anni, in un rapporto complesso e articolato, fatto di dare e di avere, perché a sua volta il rocker del New Jersey ha ispirato (e continua a farlo) con i temi del proprio personale e ormai vastissimo immaginario film di successo come, volendo limitarsi soltanto a due titoli, "Lupo solitario" di Sean Penn (tratto integralmente dal brano "Highway Patrolman" di "Nebraska") o il più recente "The Wrestler" di Darren Aronofsky (interpretato e fortemente voluto dall'amico Mickey Rourke). E, più ad ampio raggio, ha fatto lo stesso con tanti registi affini alla sua poetica, da John Sayles a Jonathan Demme, dai fratelli Coen al già citato Penn, da James Mangold a Gus Van Sant e Alexander Payne, fino a un gigante profondamente springsteeniano come Martin Scorsese.
Al di là di tutto, però, "Hunter of Invisible Game" è anche la testimonianza tangibile della voglia dell'artista Springsteen di non fermarsi mai e, ancora oggi, di assecondare costantemente la propria curiosità. Prossimo passo, si spera, il primo lungometraggio da regista.
 © RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 2 novembre 2011

I LIBRI "DI MICHELANGELO IOSSA" PRIMA E DOPO LA CURA

Di Diego Del Pozzo

Evidentemente qualcuno deve aver suggerito all'ineffabile Michelangelo Iossa che forse era meglio eliminare dal proprio profilo Facebook quel post farlocco che tanto ha fatto discutere nei giorni scorsi, con foto altrettanto farlocca dei "suoi" libri, poiché tra questi ne aveva inserito uno che "suo" non era affatto, cioè Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, a cura di Diego Del Pozzo (cioè io) e Vincenzo Esposito, edito da Liguori a inizio 2010.
Ebbene, con "soli" cinque (5!) giorni di ritardo e dopo un bel po' di proteste che hanno attraversato la Rete, Iossa ha deciso, finalmente, di rimuovere quel suo post incriminato e di sostituirlo con una versione corretta.
A futura memoria, comunque, ecco le due immagini dei libri "di Michelangelo Iossa" prima e dopo la cura (Rock Around the Screen è il penultimo libro).
Ps: Per la cronaca, in Rock Around the Screen Michelangelo Iossa ha pubblicato, su invito dei due curatori, un intervento sui Beatles lungo una decina di pagine (dalla 155 alla 165) su un totale di 260 pagine del libro. Magari, prima di definire "suo" questo volume, dunque, poteva pensarci meglio...

lunedì 31 ottobre 2011

L'INCREDIBILE CASO DEI LIBRI "DI MICHELANGELO IOSSA"

La contraffazione, in diritto penale, è il delitto previsto dall'articolo 473 del Codice penale, che recita quanto segue: "Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell'ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni".
Questa sarebbe la LEGGE! Senonché, qui siamo a favore del re-model, del re-make, del re-mix, insomma del riuso LIBERO anche di opere coperte dal diritto d'autore. Quindi, non è il caso di denunciare questo tizio che, con stile assai discutibile, ha inserito il volume Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop curato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito tra "I SUOI LIBRI" (ignorando i civili inviti di uno dei curatori a correggere il tiro). A questo punto, dunque, è meglio pensare che l'operazione di "restyling" (diciamo così) sia il segno del successo dell'opera.
Va detto, però, che anche nel "rimescolamento post-moderno", ci sono i nani e i giganti: e non è questa la sede per chiarire a quale delle due categorie appartenga questo signore, che risponde al nome di Michelangelo Iossa. Peace & Love! E soprattutto, buon "Cut & Paste" a tutti.

domenica 7 novembre 2010

IL NOSTRO LIBRO E' ANCHE SU FACEBOOK

Rock Around the Screen, il libro a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, è anche su Facebook, registrato col profilo Cinerock Rock-Screen.
Tutti gli appassionati di cinema e musica, dunque, sono invitati a venirci a trovare e - perché no? - a "chiederci l'amicizia", per restare in contatto ed essere aggiornati sulle ultime novità...

giovedì 14 ottobre 2010

ANCHE SU "CIAK" SI PARLA DI "ROCK AROUND THE SCREEN"

Nel numero attualmente in edicola della rivista mensile Ciak, la più venduta in Italia tra quelle specializzate in cinema, c'è una breve segnalazione di Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, il libro curato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito per l'editore Liguori.
Purtroppo, rispetto a qualche anno fa, lo spazio che Ciak dedica ai libri s'è ridotto moltissimo e, dunque, anche il volume cinerockeggiante è citato in breve. La tiratura della rivista mondadoriana, comunque, rende la segnalazione utile e importante.

lunedì 4 ottobre 2010

UN BEL FESTIVAL PORTA I FILM ITALIANI IN SVEZIA

Merita certamente una segnalazione il bel festival del cinema diretto a Stoccolma dal co-curatore del libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop. (d.d.p.)
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Grande commozione e diversi minuti di applausi a Stoccolma per Complici del silenzio, il film di Stefano Incerti che indaga tra gli orrori della dittatura militare argentina durante i Mondiali di calcio del 1978 (qui sotto, una scena col protagonista Alessio Boni). La pellicola del regista napoletano è stata proiettata nella capitale svedese nell'ambito della tredicesima edizione dell'Italian Film Festival, la principale manifestazione dedicata alla promozione del cinema italiano sul mercato scandinavo. Tra gli altri film visti in questi giorni, hanno riscosso particolare successo, oltre a quello di Incerti, anche Il compleanno di Marco Filiberti (che sarà distribuito in Svezia dalla Non Stop Entertainment), Due vite per caso di Alessandro Aronadio, Cosa voglio di più di Silvio Soldini, Marpiccolo di Alessandro Di Robilant, Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, Alza la testa di Alessandro Angelini. Durante la serata conclusiva, in programma domani, sarà proiettato Il prossimo tuo della regista italo-finlandese Anne Riitta Ciccone, che sarà presente al cinema Sture assieme al produttore Francesco Torelli.
L'Italian Film Festival, diretto dallo storico del cinema Vincenzo Esposito, è organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e dalla FICC - Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, col contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale Cinema.

domenica 19 settembre 2010

CINEROCK A BARI (ANCHE) CON NICHI VENDOLA

Foto-ricordo di un intensissimo e divertente sabato barese, ospiti del "mitico" Nico Cirasola, vulcanico regista di tanti bei film indipendenti, tra i quali l'altrettanto "mitico" Focaccia Blues. Tra una promozione libraria e l'altra, qui siamo alla Fiera del Levante, dove ci ha appena ricevuti Nichi Vendola, sicuramente il politico più "rock 'n' roll" d'Italia. Il presidente della Regione Puglia in questa foto sfoggia orgoglioso una copia di Rock Around the Screen firmata dai due autori, entrambi conquistati dalla sua cortesia e disponibilità (mentre Nico se la ride sullo sfondo). (d.d.p.)

venerdì 17 settembre 2010

CINEMA & ROCK DOMANI SERA A BARI...

Domani sera, alle ore 21.30, Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito saranno all'Arena Airiciclotteri di Bari per presentare il loro libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop (Liguori, 2010). L'incontro è in programma prima della proiezione della seconda parte di Woodstock, nel corso della serata conclusiva della programmazione estiva dell'arena barese di strada Massimi - Losacco 4. Il biglietto d'ingresso costa 5 euro (con ridotti a 4, 2 e 1 euro). Per chi fosse già a Bari, stasera l'Arena Airiciclotteri propone la prima parte del classico rockumentary di Michael Wadleigh.

martedì 25 maggio 2010

VERDONE E IL ROCK: ALTRI SPUNTI DALL'INCONTRO ROMANO

Oltre agli spunti più politici, riportati con dovizia di particolari dall'Ansa, naturalmente Carlo Verdone, nel corso dell'incontro di giovedì scorso presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Roma Tre, ha parlato molto anche delle sue grandi passioni rock. D'altra parte, l'occasione per il faccia a faccia con gli studenti era offerto dalla presentazione del libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, curato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito e pubblicato dall'editore Liguori (nel volume, Verdone è presente in qualità di intervistato, assieme a Julien Temple, Gaetano Curreri e Fabio Liberatori, con lui all'incontro di giovedì).
Così, il regista e attore romano ha definito cos'è per lui la musica ("Il colore del momento che stiamo vivendo"), ha ricordato la sua scoperta dei Beatles ("Ricordo ancora di quando mio padre una sera mi sorprese dicendomi che mi avrebbe portato a vedere il concerto dei Beatles all'Adriano, qui a Roma. Mio padre era molto all'avanguardia: aveva capito che quei quattro musicisti, quei compositori geniali stavano smuovendo qualcosa"), ha spiegato il suo amore per Jimi Hendrix e i Led Zeppelin, così come il rifiuto di band come Clash e Sex Pistols ("Non sapevano suonare per niente..."), fino all'inevitabile elenco dei suoi rock movies preferiti: "C'è innanzitutto Woodstock, un documento di importanza immensa. Anche per come ha esplorato ciò che c'era intorno, senza limitarsi al concerto. Poi, metterei Easy Rider, che per me rappresenta il connubio perfetto tra musica e cinema, anche per come abbraccia il tema della morte. Quindi, The Last Waltz di Martin Scorsese, un altro grande esperto di musica. E ancora, per quanto riguarda il cinema dei Beatles, Magical Mistery Tour, nel quale raccontavano il loro viaggio psichedelico in maniera molto underground. Naturalmente, alla fine non posso dimenticare The Wall, che racconta la musica dei Pink Floyd in maniera molto visiva".
Qui di seguito, per restare in argomento, ecco un video nel quale Carlo Verdone illustra i suoi sei brani rock preferiti. Buon divertimento!


domenica 23 maggio 2010

VERDONE A ROMA PARLA DEL NOSTRO LIBRO E DI... ALTRO

La presentazione romana del nostro libro, Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, svoltasi giovedì mattina nell'aula magna della Facoltà di Scienze della Formazione di Roma Tre, ha avuto come grande protagonista il regista e attore Carlo Verdone, intervenuto come ospite d'onore assieme al suo musicista di fiducia, Fabio Liberatori.
Di fronte a una platea folta ed entusiasta, Verdone - grande e sincero appassionato di musica rock - ha parlato delle sue passioni musicali, ma si è lasciato anche coinvolgere dalle domande degli studenti per dire la sua, con la chiarezza e la lucidità che gli appartengono, sul momento triste che sta attraversando l'Italia.
Di tutto ciò rende ottimamente conto il servizio realizzato giovedì da Francesca Pierleoni per l'agenzia Ansa. Eccolo, qui di seguito.
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CINEMA: VERDONE, ITALIA E' FRA PAESI PIU' CORROTTI
REGISTA, DICHIARAZIONI SCAJOLA SEMBRANO BRUTTA PAGINA COMMEDIA
(di Francesca Pierleoni)
(Ansa) - Roma, 20 Maggio - Le notizie sull'Italia di oggi ''sembrano sempre più spesso una brutta pagina di commedia all'italiana, come nel caso delle dichiarazioni di Scajola''. L'ha detto Carlo Verdone, durante l'incontro di oggi alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, dedicato al libro Rock Around the Screen, curato da Vincenzo Esposito e Diego Del Pozzo, sul rapporto fra cinema e musica pop e rock.
Il regista, che è fra i cineasti intervistati nel libro (pubblicato da Liguori editore), nell'incontro, durato circa due ore, ha parlato del suo rapporto con la musica, da appassionato e da regista, e ha risposto a varie domande degli studenti sull'attualità. ''Oggi in Italia c'è un problema di ricostruzione dell'etica - ha sottolineato -. Ho l'impressione che questo, il paese più cattolico del mondo, in realtà sia uno dei Paesi più corrotti, da tutti i punti di vista, perché non c'è limite al peggio. Ogni cosa che si tocca ha dietro del fango. Vi abbiamo dato dei pessimi esempi - ha aggiunto, rivolto ai ragazzi - Confido in voi per scalzare questo malcostume, sopruso e menefreghismo, ma potrete riuscirci solo se sarete più uniti''. Come regista, si è detto ''respinto dalla realtà dei nostri politici, non mi attira raccontarla, io voglio parlare dei problemi della gente delle famiglie, come ho sempre fatto. E poi questi politici sono già attori da soli, in trasmissioni come Porta a Porta e sulle pagine dei giornali. In un film non farebbero più neanche ridere''.
A chi gli chiedeva cosa pensasse della decisione del Ministro dei Beni e Attività culturali Sandro Bondi di non andare a Cannes, in polemica con il documentario di Sabina Guzzanti, Draquila, Verdone ha detto: ''Credo che Bondi non abbia neanche visto Draquila. Ma la Guzzanti ha fatto un bel documentario, in cui non lancia sue opinioni ma con delle domande fa parlare gli altri, alla Michael Moore. Parla di un paese dissestato, che non è L'Aquila ma l'Italia. Il non andare di Bondi è criticabile, è stato un errore di stile perché lui rappresenta la cultura italiana e in programma c'erano altri nostri film. Si deve andare pur accettando il dissenso, perché il cinema è un'espressione libera. Invece agendo così ha dimostrato che il nostro non è un paese molto democratico''.
Fra gli altri temi del dialogo, ci sono state le norme sulle intercettazioni in fase di approvazione alla Commissione Giustizia del Senato. Per il regista ''sono una brutta faccenda. Sono norme di tipo iraniano, che potrebbero non farci più scoprire cosa succede in questo Paese, dove ogni giorno ce n'è una. E' vero qualche volta si è andati oltre nell'utilizzare le intercettazioni, coinvolgendo persone che non c'entravano, ma sono stati casi limitati". E' arrivata anche una domanda sull'influenza della Chiesa in Italia: ''Ha un potere enorme su questo Paese - ha risposto l'attore - che è laico per modo di dire. Bagnasco interviene durante le elezioni e manda un siluro alla Bonino. Io però, che ho fatto il mio ultimo film su un prete (Io, loro e Lara, ndr), e ho incontrato molti seminaristi, posso dire che la parte giovane è quella splendida della Chiesa. Intuisco che sarà diversa e non si guasterà. Ha un approccio più francescano e diretto''.

mercoledì 19 maggio 2010

DOMANI CARLO VERDONE PRESENTA IL NOSTRO LIBRO

Domani mattina a Roma, alle 11, Carlo Verdone parlerà di cinema e rock all'Università, in occasione della presentazione del libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, curato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito e pubblicato da Liguori. Interverrà anche il musicista Fabio Liberatori. Modererà Giandomenico Curi. Saranno presenti, assieme ai due curatori e ai graditi ospiti, anche diversi autori dei saggi contenuti nel volume.
L'appuntamento è per domani, alle ore 11, nell'aula magna Volpi della Facoltà di Scienze della formazione dell'Università Roma Tre (ingresso da via Milazzo 11/a).
Chi fosse a Roma domattina e volesse partecipare a questo incontro ci trova tutti lì.

lunedì 5 aprile 2010

UNO STRALCIO DALL'INTRODUZIONE DEL NOSTRO LIBRO

Di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito
(da Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, Liguori, 2010)

[...] L'avvento del rock 'n' roll alla metà degli anni Cinquanta segna una cesura epocale nella storia dei rapporti tra cinema e musica; anche perché la "nuova" musica - che tale non è, in quanto si rifà agli stilemi ritmici propri del rhythm 'n' blues e di altre musiche nere americane, adattandoli ai gusti e alle esigenze di un pubblico più ampio e prevalentemente bianco - si sviluppa in un'epoca segnata da notevoli miglioramenti della tecnologia e, soprattutto, da una inedita integrazione - che potremmo definire "cultural-industriale" - tra media differenti, anticipando la tendenza odierna di un mercato dominato dalle multinazionali globali dell'entertainment.
Il rock diventa, dunque, la colonna sonora della nuova società industriale che caratterizza gli Stati Uniti e il mondo a partire dai Fifties: una società segnata da profondi sconvolgimenti sociali e culturali, primo tra tutti l'emergere dei teenagers come categoria a sé stante (nella foto, una scena de Il seme della violenza di Richard Brooks, il primo film col rock 'n' roll sui titoli di testa). Da questo punto in poi della storia novecentesca, allora, il rock diventa la "musica giovane" per eccellenza, legandosi in maniera indissolubile al proprio pubblico di riferimento, lungo i decenni e ben oltre il dato meramente anagrafico (tutti i giovani, prima o poi, diventano adulti e poi invecchiano; ma il rock è destinato a fargli compagnia per l'intero loro itinerario esistenziale).
Naturalmente, il rock s'intreccia in maniera sempre più stretta con l'altra "arte giovane" novecentesca per antonomasia, ovvero il cinema, iniziando a influenzare sempre più massicciamente poetiche autoriali e specifiche parabole produttive (a sua volta venendone influenzato). Basti pensare, per riferirsi all'esempio più eclatante, all'intera generazione di registi e interpreti della cosiddetta
New Hollywood, cioè a coloro che, nei decenni Settanta e Ottanta, tirano fuori la "Mecca del cinema" dalle secche di una crisi apparentemente irreversibile, riproponendola con forza come luogo-guida dell'immaginario collettivo mondiale: si tratta di una generazione indubbiamente rock, come dimostrano chiaramente i film di ciascuno, da Scorsese e Coppola a Lucas e Spielberg, per limitarsi soltanto ai più importanti.
Quelle che abbiamo voluto raccontare in questo libro sono storie artistiche e produttive, culturali e industriali che si sono sviluppate, per tutta la seconda metà del Novecento e fino a oggi, all'insegna dell'affascinante "abbraccio" tra cinema giovane - innanzitutto nello spirito - e musica rock. Lo abbiamo fatto cercando di dare conto dei principali snodi cronologici, privilegiando però itinerari volutamente ondivaghi che fossero in grado di far percepire al lettore il "suono" e magari il "corpo" del rock al cinema e del cinema più rock [...].

giovedì 1 aprile 2010

IL NOSTRO LIBRO RECENSITO SU "ROLLING STONE"

Di Raffaella Giancristofaro
(Rolling Stone n.° 78 - Aprile 2010)

Undici saggi, colti e non pallosi, su cinema e rock. Un altro libro sul tema? Già, ma vale la spesa. Per la scioltezza di linguaggio, la ricchezza dei riferimenti, la non "gonzità" degli scriventi (fa strano forse leggerlo qui, ma in questo genere saggistico è più che apprezzabile).
Una manciata competente di studiosi, cinefili, giornalisti, ispirati da un taglio trasversale, ricostruisce contesti e scenari, senza fermarsi alle curiosità da fan né parlare solo agli iniziati. Dalla nascita della cultura rock col teen movie e Elvis al rockumentary, dal cinema "dei" Beatles, Pink Floyd e Dylan all'opera rock e al citazionismo dei clip. Chiudono le interviste a Julien Temple, Carlo Verdone, Gaetano Curreri e Fabio Liberatori.
Non considerate la grafica, polverosa.

Diego Del Pozzo, Vincenzo Esposito
(a cura di)
Rock Around the Screen
Liguori, pp. 243, euro 24.50

mercoledì 31 marzo 2010

IL NOSTRO LIBRO RECENSITO SU "FILM TV"

Schermi Rock
Di Mauro Gervasini
(Film Tv n.° 13/2010 - 4 aprile 2010)

Di monografie sul rapporto tra rock 'n' roll e cinema ne sono già state scritte, ma Rock Around the Screen di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito (Liguori editore, pp. 243, euro 24.50) risulta oggi la più completa e attuale. Soprattutto perché dedica all'excursus storico una riassuntiva e doverosa prima parte, ma poi si concentra sull'evoluzione del filone.
In particolare, è ottima la seconda parte dedicata al "rockumentary", con saggi di Simone Arcagni, Rosario Gallone e del nostro Alberto Castellano. Paragrafi dedicati al cinema di alcune icone pop-rock (Beatles, Bob Dylan, David Bowie, Pink Floyd) e ottima conclusione dedicata alle interviste, tutte inedite, a Julien Temple, Carlo Verdone (anche in veste di musicista), Gaetano Curreri degli Stadio e Fabio Liberatori, firmate da Fabio Maiello, tra i più noti esperti italiani di colonne sonore.
Un libro rigoroso e da non perdere.

venerdì 5 marzo 2010

IL BOOKTRAILER DI "ROCK AROUND THE SCREEN"

Qui di seguito potete guardare il booktrailer di Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, il libro a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito edito da Liguori. Il video, proiettato con successo martedì sera alla Feltrinelli - Libri e Musica di Napoli in occasione della prima presentazione del volume, è stato realizzato dalla Scuola di Cinema e Fotografia di Napoli Pigrecoemme. Buona visione!

giovedì 4 marzo 2010

GRANDE SUCCESSO ALLA FELTRINELLI PER IL NOSTRO LIBRO

Successo oltre le più rosee previsioni, martedì sera al megastore La Feltrinelli - Libri e Musica di Napoli, per la prima presentazione di Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, il libro a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito edito da Liguori.
Bel clima, tanto pubblico attento e partecipe, con la sala strapiena e la gente seduta persino a terra e lungo la scala. Molto apprezzato il video realizzato dalla Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme, così come gli interventi di Valerio Caprara e della moderatrice Teresa Mancini, presenti al tavolo assieme ai due curatori.
Sono intervenuti anche tutti gli autori napoletani dei vari saggi: Alberto Castellano, Giacomo Fabbrocino, Rosario Gallone, Michelangelo Iossa, Fabio Maiello, Corrado Morra e Antonio Tricomi. Assenti giustificatissimi, in quanto residenti altrove in Italia, gli altri tre saggisti Simone Arcagni, Bruno Di Marino e Giandomenico Curi, comunque salutati con un applauso dal folto pubblico presente in sala.
Qui di seguito, ecco un po' di scatti, amatoriali, di questa piacevolissima serata (In ordine, dall'alto verso il basso: la sala quasi piena poco prima dell'inizio; un dettaglio della copertina del libro; un momento dell'incontro; due gruppi con i curatori Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito - entrambi col libro in mano -, gli autori dei vari saggi, più il relatore Valerio Caprara e la moderatrice Teresa Mancini).

lunedì 1 marzo 2010

DOMANI SI PRESENTA "ROCK AROUND THE SCREEN"

Domani pomeriggio, alle ore 18, presso il megastore La Feltrinelli - Libri e Musica di piazza dei Martiri a Napoli, è in programma la presentazione del volume Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop, a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito (Liguori Editore).
Interviene lo storico del cinema Valerio Caprara; coordina la giornalista Teresa Mancini. Saranno presenti i due curatori, gli autori dei vari saggi e il direttore della collana Cinema e Storia Pasquale Iaccio. E' prevista la proiezione di un video realizzato in collaborazione con la Scuola di Cinema e Fotografia di Napoli Pigrecoemme.
"A metà anni Cinquanta, il rock - spiegano i curatori Del Pozzo ed Esposito - determina una svolta epocale nel rapporto tra cinema e popular music. Il nostro libro esplora proprio questo affascinante intreccio attraverso saggi e interviste esclusive a registi rock come Julien Temple e Carlo Verdone e a musicisti come Gaetano Curreri e Fabio Liberatori".
Le interviste sono realizzate da Fabio Maiello, mentre i saggi sono, oltre che dei due curatori, di Simone Arcagni, Alberto Castellano, Giandomenico Curi, Bruno Di Marino, Giacomo Fabbrocino, Rosario Gallone, Michelangelo Iossa, Corrado Morra e Antonio Tricomi.
Ovviamente, chi fosse a Napoli si faccia vedere, perché più siamo e meglio è...

venerdì 12 febbraio 2010

OUR BOOK: UNA BELLA PAGINA SU "LA REPUBBLICA"

Mercoledì mattina, sul quotidiano La Repubblica è uscito un ampio e approfondito servizio dedicato al nostro libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop.
Il bel pezzo, scritto dal giornalista specializzato Nino Marchesano, è stato pubblicato come copertina di "Cultura e Spettacoli" dell'edizione campana del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Chi volesse leggerlo può cliccare qui.

sabato 6 febbraio 2010

POLEMICA ROCK TRA VERDONE E GELDOF

Di Diego Del Pozzo

In questi giorni, stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Carlo Verdone contenute nell'intervista presente all'interno del nostro libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop. A partire da lunedì, infatti, le hanno riportate innumerevoli siti web, agenzie di stampa e quotidiani.
In particolare, ha suscitato scalpore ciò che Verdone pensa delle iniziative benefiche organizzate da alcune rockstar come Bono degli U2 o Bob Geldof: "Non sono servite a niente. Si tratta di iniziative promozionali di gente che fa un discorso e riparte sul suo jet privato". Al regista e attore romano ha replicato direttamente Geldof, che in un'intervista al quotidiano Il Giornale - che martedì aveva dato molto spazio proprio al nostro libro e alle frasi di Verdone - ha dichiarato: "I concerti benefici aiutano i poveri, sono i politici che non fanno nulla. È disarmante sentire che una persona ricca non può aiutare i poveri, ma è lo specchio della nostra società, dove ricchi e poveri devono rimanere ben separati. Se hai dei soldi e li investi per aiutare chi ha bisogno, dov'è il problema?".
Insomma, il nostro libro ha catturato su di sé una certa attenzione...