Di Raffaella Giancristofaro (Rolling Stone n.° 78 - Aprile 2010)
Undici saggi, colti e non pallosi, su cinema e rock. Un altro libro sul tema? Già, ma vale la spesa. Per la scioltezza di linguaggio, la ricchezza dei riferimenti, la non "gonzità" degli scriventi (fa strano forse leggerlo qui, ma in questo genere saggistico è più che apprezzabile). Una manciata competente di studiosi, cinefili, giornalisti, ispirati da un taglio trasversale, ricostruisce contesti e scenari, senza fermarsi alle curiosità da fan né parlare solo agli iniziati. Dalla nascita della cultura rock col teen movie e Elvis al rockumentary, dal cinema "dei" Beatles, Pink Floyd e Dylan all'opera rock e al citazionismo dei clip. Chiudono le interviste a Julien Temple, Carlo Verdone, Gaetano Curreri e Fabio Liberatori. Non considerate la grafica, polverosa.
Diego Del Pozzo, Vincenzo Esposito (a cura di) Rock Around the Screen Liguori, pp. 243, euro 24.50
Schermi Rock Di Mauro Gervasini (Film Tv n.° 13/2010 - 4 aprile 2010)
Di monografie sul rapporto tra rock 'n' roll e cinema ne sono già state scritte, ma Rock Around the Screen di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito (Liguori editore, pp. 243, euro 24.50) risulta oggi la più completa e attuale. Soprattutto perché dedica all'excursus storico una riassuntiva e doverosa prima parte, ma poi si concentra sull'evoluzione del filone. In particolare, è ottima la seconda parte dedicata al "rockumentary", con saggi di Simone Arcagni, Rosario Gallone e del nostro Alberto Castellano. Paragrafi dedicati al cinema di alcune icone pop-rock (Beatles, Bob Dylan, David Bowie, Pink Floyd) e ottima conclusione dedicata alle interviste, tutte inedite, a Julien Temple, Carlo Verdone (anche in veste di musicista), Gaetano Curreri degli Stadio e Fabio Liberatori, firmate da Fabio Maiello, tra i più noti esperti italiani di colonne sonore. Un libro rigoroso e da non perdere.
Il "cinerock" trova una sua originale declinazione nel nuovo lavoro solista di Melissa Auf der Maur, l'affascinante ex bassista delle Hole e degli Smashing Pumpkins. L'album, intitolato Out of Our Minds, propone un'autentica esperienza multisensoriale, poiché include assieme al disco vero e proprio anche un cortometraggio omonimo, alcune foto e un fumetto, il tutto naturalmente ispirato alle atmosfere e ai temi dei dodici brani di rock appassionato e raffinato che vedono la partecipazione, tra gli altri, anche di Glenn Danzig e di alcuni membri di band come Nine Inch Nails, Helmet, Battles e Priestess. La rossa artista canadese ha co-sceneggiato il corto di ventotto minuti, diretto da Tony Stone e presentato l'anno scorso al Sundance Film Festival, durante un'edizione particolarmente ricca di proposte musicali. L'Out of Our Minds cinematografico, del quale Melissa è pure protagonista, è un bizzarro fantasy di derivazione lynchiana che narra tre episodi differenti, ambientati in tre diverse epoche storiche: a fare da filo conduttore c'è il sangue, elemento che - tra incidenti d'auto, passeggiate in cimiteri abbandonati, misteriosi guerrieri vichinghi, cavalli al galoppo e malinconici ricordi di amori lontani - rimanda alla positività dei sentimenti (il cuore) ma anche alla cupezza della morte. Melissa Auf der Maur, nata a Montreal nel 1972, ha debuttato nel 1994 nelle Hole, dove faceva da perfetto contraltare, anche visivo, alla leader Courtney Love: l'una più eterea e raffinata, l'altra esuberante e sopra le righe. In seguito, ha suonato pure negli Smashing Pumpkins dell'amico Billy Corgan, fino allo scioglimento della band nel 2000. Quindi, nel 2004, ha pubblicato un ottimo album solista, intitolato semplicemente Auf der Maur, al quale hanno partecipato numerosi amici e illustri colleghi come, per esempio, Chris Goss e Josh Homme dei Queens of the Stone Age, Twiggy Ramirez, James Iha (ex Smashing Pumpkins) ed Eric Erlandson (ex Hole). Out of Our Minds, uscito venerdì anche in Italia, è il suo secondo lavoro solista. L'autrice lo ha definito un "multi-dimensional concept album", il cui scopo - ha aggiunto Melissa - è quello di "portare gli ascoltatori oltre la razionalità delle proprie menti, per farli scivolare sull'altro lato: quello del cuore". Cliccando qui è possibile leggere una bella recensione del disco, mentre chi volesse ascoltarlo integralmente può farlo in streaming dal sito ufficiale di Melissa, semplicemente cliccando qui; oppure, restando su questo blog e utilizzando il lettore nell'extra presente nella colonna di destra. Invece, qui sotto, è possibile guardare il trailer del cortometraggio e il video del primo singolo, omonimo, estratto dall'album. Buona visione!
Da ieri è in vendita il nuovo album dei Baustelle, I mistici dell'Occidente. Ad anticipare il disco, c'è il primo singolo, Gli spietati, accompagnato da questo video diretto da Daniele Persica e interpretato, tra gli altri, anche da due bei volti femminili del cinema italiano più giovane, come Carolina Crescentini e Valentina Lodovini. Il video omaggia l'immaginario visivo di Andy Warhol e della sua Factory. Buona visione!
In attesa dell'uscita su dvd, è stato presentato nell'ambito del South By Southwest Festival di Austin, Texas, il documentario dedicato al "mitico" Lemmy, il leader degli inossidabili metallari Motorhead. Lo stesso mister Ian Fraser Kilmister (vero nome dell'irsuto rocker) ha incontrato il pubblico dopo la proiezione, che ha registrato un ovvio "tutto esaurito", per rispondere a domande e curiosità.Lemmy, questo il titolo del film diretto e prodotto da Gregg Olliver e Wes Orshoski, è costruito come un vero e proprio "pedinamento", durato ben tre anni, del protagonista, seguito nella sua vita quotidiana a Hollywood, in tournée in giro per il mondo e nei suoi momenti di svago più o meno lecito. In questo stesso periodo, i due registi hanno anche intervistato numerosi musicisti di generazioni successive a quella del sessantaquattrenne cantante e bassista dei Motorhead, raccogliendo le loro dichiarazioni prevalentemente agiografiche nei suoi confronti: tra gli altri, spiccano i nomi di Dave Grohl, di Slash e dei Metallica al gran completo. Intanto, in attesa dell'uscita del film su dvd, lo stesso Lemmy ha annunciato che ad aprile la sua band entrerà in studio per iniziare le registrazioni del ventesimo album della loro densissima carriera.
E' appena uscito sugli schermi americani il biopic The Runaways, che ricostruisce la vicenda artistica di quella che, a metà anni Settanta, è stata la prima rock band tutta al femminile della storia dell'industria musicale statunitense. A dirigere il film sulle ragazzacce del Sunset Strip è Floria Sigismondi, cioè una delle autrici di videoclip più visionarie e influenti dell'intero panorama mondiale. Nei due ruoli principali delle storiche front-women del gruppo, la cantante-chitarrista Joan Jett e la cantante Cherie Currie, recitano Kristen Stewart e Dakota Fanning (qui, nella foto, le quattro tutte assieme in una foto scattata durante l'anteprima), calatesi ottimamente nei rispettivi personaggi. "Gli anni Settanta - ha spiegato la regista nel corso dell'anteprima newyorkese della scorsa settimana - sono stati un momento perfetto per essere adolescenti. Era un periodo di sperimentazione con il sesso, la droga e musica rock. E, in questo senso, le Runaways sono state una band davvero sperimentale: hanno fatto cose che in quegli anni le ragazze non potevano neanche immaginare di fare, come drogarsi nei bagni dell'aereo, o urinare durante le loro performance". Qui sotto, il trailer del film.
Nell'estate del 2007, i White Stripes iniziarono un lungo tour attraverso il Canada, con l'obiettivo di suonare in ogni provincia e territorio di quel Paese tanto particolare. A testimoniare un'esperienza artistica ed esistenziale certamente molto intensa provvede adesso Under Great White Northern Lights, il primo album live ufficiale della band, a chiusura del suo primo decennio di attività. Sì, perché il tour canadese servì a Jack e Meg White anche per celebrare i primi dieci anni dei White Stripes, con un indimenticabile concerto al Savoy Theatre di Glace Bay in Nova Scotia.Under Great White Northern Lights è composto, nella sua versione "basic", da un cd e un dvd. Il primo supporto contiene un ottimo disco registrato in Canada con sedici brani, tratti da diverse date della tournée: si tratta di materiali provenienti prevalentemente dagli album più recenti, incisi in maniera grezza ed essenziale in modo da restituire intatta l'urgenza live della band e la sua solida e viscerale "potenza di fuoco". Abbinato al cd, quindi, c'è il bellissimo rockumentary omonimo diretto da Emmett Malloy e passato con enorme successo al Toronto Film Festival dello scorso anno. Il film documenta in modo straordinario la vita di una rockband "on the road", con gli spostamenti continui, i tempi morti, i piccoli e grandi inconvenienti, le scoperte inattese, gli imprevisti graditi (come gli show gratuiti in posti improbabili come barche, sale da bowling o autobus), il rapporto con i fans e, naturalmente, le esibizioni sul palco. Malloy è sempre accanto ai due musicisti e riesce a restituirne la quotidianità con sensibilità e stile. Insomma, per una volta gli "strilli" di lancio non mentono: Under Great White Northern Lights è davvero uno dei migliori rock movies degli ultimi anni. Qui sotto, ecco il trailer ufficiale.
A cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito Collana visionirock Quaderni di Cinemasud per Mephite edizioni 240 pagine, 12 euro
quarta di copertina
Il rapporto tra Bruce Springsteen e il cinema è affascinante e complesso. E non può essere ridotto alla presenza del rocker del New Jersey nei film, in veste di attore o autore di brani da colonna sonora, come accade per Elvis, Beatles, Rolling Stones, Dylan o Bowie. Il caso di Springsteen è diverso, persino unico, per la profonda influenza che il patrimonio culturale del cinema americano ha esercitato sulla sua scrittura estremamente “visiva”; ma anche per come egli stesso ha ispirato tanti film e cineasti con “pezzi di immaginario” derivanti dalla sua produzione. Si è di fronte, dunque, a un rapporto fortemente empatico e assolutamente paritario, fatto di un “prendere” dal cinema ma anche di un generoso “dare” all’immaginario popolare americano. Il libro curato da Del Pozzo ed Esposito ne ripercorre le tappe e, con ulteriori approfondimenti (Tricomi e Maiello) e un’ampia analisi iconologica (Morra), ne restituisce la ricchezza e l’assoluta originalità.
i curatori
Diego Del Pozzo, giornalista e critico, è autore del libro Ai confini della realtà. Cinquant’anni di telefilm americani (Torino, 2002) e dei testi del volume fotografico di Gianni Fiorito Scenari. Dieci anni di cinema in Campania (Napoli, 2006). Ha curato con Vincenzo Esposito Rock Around the Screen (Napoli, 2009). Ha pubblicato numerosi saggi in volumi collettivi, enciclopedie, cataloghi di festival, riviste specializzate. Collabora col quotidiano Il Mattino e fa parte del comitato editoriale della rivista Quaderni di Cinemasud. Insegna Comunicazione pubblicitaria e Storia e teoria dei nuovi media presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli.
Vincenzo Esposito, storico del cinema, è autore di una monografia su Alf Sjöberg (Roma, 1998) e di un libro sul cinema svedese, La luce e il silenzio (Napoli, 2001). Ha curato con Diego Del Pozzo il volume Rock Around the Screen (Napoli, 2009). Ha pubblicato molti saggi in volumi collettivi e riviste specializzate. Dirige l’Italian Film Festival di Stoccolma. Insegna Teoria e Analisi del Cinema all’Accademia di Belle Arti di Napoli.
recensioni
"Un lavoro serio, ben fatto ed illuminante". (Mauro Zambellini, Buscadero, settembre 2012)
"Piacevole, scorrevole, consigliato ai fan e non solo". (Roberto Curti, Blow Up, settembre 2012)
"Quanto ha influito il cinema sulla poetica del grande cantautore e musicista? E in che misura Springsteen ha inciso sull'immaginario visivo della fine del Novecento? Il cinema secondo Springsteen analizza, in maniera del tutto inedita e appassionata, il legame tra l'autore di Born to Run e la settima arte. [...] Il testo, corredato da alcune foto in bianco e nero, ricostruisce l'universo concettuale del Boss legato a doppio filo col grande schermo". (Ilaria Urbani, La Repubblica, 21 luglio 2012)
"L’arrivo in Italia di Springsteen ha scatenato anche le case editrici. Detto dei testi commentati di Labianca, almeno altri due titoli vanno ricordati: All The Way Home di Daniele Benvenuti [...] e Il cinema secondo Springsteen di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, che indaga i diversi intrecci tra la sua musica e l’arte cinematografica". (Piero Negri, La Stampa, 7 giugno 2012)
"Il testo svela in una prospettiva inedita il rapporto tra l’icona della “working class” americana e l’universo di celluloide. La chiave di lettura dei due curatori partenopei, mai sviscerata neanche nella robusta produzione patria dedicata al rocker, è infatti quella di una relazione profondamente empatica, osmotica, tra il cinema (non solo) a stelle e strisce e i racconti del cantore dei “losers”, che come pochi ha saputo e sa narrare in musica e parole l’oscurità, l’emarginazione, la disoccupazione, i corsi e ricorsi delle crisi economiche, la guerra, il sogno americano (o quel che resta)". (Teresa Mancini, LeiWeb.it, 7 giugno 2012)
"C'è grande attesa per il tour di Wrecking Ball di Bruce e della E Street Band, un ritorno salutato anche da un libro sul suo rapporto con il cinema, un amore intenso e proficuo, ricco di scambi, col cantautore pronto a ispirare i suoi testi ai capolavori del grande schermo e il cinema in prima linea per accaparrarsi le canzoni del Boss. Un fenomeno studiato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, che ne hanno tratto una mostra, conclusasi di recente al Palazzo delle Arti di Napoli, e, appunto, un volume: Il cinema secondo Springsteen, edito da Mephite (nella neonata collana visionirock). L'opera ha il merito di non soffermarsi solo sui contributi da Oscar regalati a numerose colonne sonore, [...] ma di raccontare come il mondo delle immagini abbia invaso, fino dagli albori della carriera, la musica del rocker americano". (Dunya Carcasole, L'Arena - Il Giornale di Vicenza - Bresciaoggi, 7 giugno 2012)
"Testo interessante anche Il cinema secondo Springsteen (euro 12, pp. 240) che Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito hanno curato per Mephite edizioni: vi si indaga il rapporto di mutua reciprocità tra il rocker del New Jersey e l'immaginario cinematografico a stelle e strisce. Perché il vecchio Bruce ha lavorato per il cinema (vi dice niente Streets of Philadelphia?), deve molto al cinema (il suo Tom Joad è lo stesso del Furore di John Ford) e ha influenzato molto cinema (vedi, tra le altre cose, The Wrestler con Mickey Rourke). Inoltre resta una meravigliosa faccia da cinema. Come un po' tutti gli americani con sangue italiano nelle vene". (Francesco Prisco, Ilsole24ore.com, 6 giugno 2012)
"Sono spesso i ribelli senza causa del cinema americano degli anni Cinquanta e Sessanta a ispirare il rock di Bruce Springsteen. Senza dimenticare che il forte impatto di film come Philadelphia o The Wrestler è dovuto anche alle colonne sonore che includono canzoni di Springsteen, che per Philadelphia ha anche vinto un Oscar. Forse, però, se proprio si vuol cercare un punto di riferimento nel rapporto tra il cinema e il rocker del New Jersey, occorre fare un passo indietro fino a Furore di John Ford, anno 1940, per capire come Tom Joad, l'anti-eroe di John Steinbeck alla ricerca di una "terra fertile" e ripagato con paghe da fame (a cui presta il volto Henry Fonda), abbia fortemente influenzato Springsteen, che ha basato proprio su questo film il suo album The Ghost of Tom Joad. Fervidi cultori del rapporto tra immaginario cinematografico e musicale, Del Pozzo ed Esposito non potevano che approfondire il tema curando il volume che dà il titolo alla nuova rassegna, Il cinema secondo Springsteen, da oggi in libreria nella collana visionirock del marchio Quaderni di Cinemasud (edizioni Mephite)". (Nino Marchesano, La Repubblica, 31 maggio 2012)
"Ma nelle pagine di Del Pozzo e Esposito, naturalmente, c’è molto di più, da film sconosciuti a tutti quelli che sono stati "sonorizzati" dalla voce di Bruce o dalle sue canzoni, dalla sua capacità di farsi illuminare dall’immaginario cinematografico americano alla disponibilità a rendere il favore, ispirandolo a sua volta. Autore di canzoni-sceneggiatura, padre di personaggi-workin’ class hero che potrebbero uscire da un lavoro di Bogdanovich, di Scorsese, di Coppola, Bruce è nato per correre come i "beautiful losers" di tanti film, non sempre capolavori. E, in attesa dell’ennesimo tributo di adrenalina e sudore che gli pagheranno i tanti fans campani che non si faranno sfuggire l’occasione di rivederlo con le sue nuove canzoni (e, purtroppo, senza Clarence "Big Man" Clemons), il giochino da cinerockettari è un mare di suoni e visioni in cui è dolce naufragare". (Federico Vacalebre, Il Mattino, 30 maggio 2012)
Rock Around the Screen
Storie di cinema e musica pop
A cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito Liguori Editore 294 pagine, 24.50 euro
quarta di copertina e recensioni
A metà anni Cinquanta, l'avvento del rock 'n' roll segna una svolta epocale nei rapporti tra cinema e musica, con le due "arti giovani" che, da allora, s'intrecciano indissolubilmente e s'influenzano a vicenda. Diverse storie artistiche e produttive, culturali e industriali danno conto di questo affascinante "abbraccio": dai teen-rock movies con e senza Elvis ai grandi raduni che quarant'anni fa decretarono la perdita d'innocenza della "Woodstock Generation", da generi specifici come le rock-operas e i rockumentaries ai film di Dylan, Beatles e Pink Floyd, dalle mutazioni del corpo-rock a quelle della citazione video-filmica, fino alle parole di "cineasti rock" come Julien Temple e Carlo Verdone. Esperti di cinema e musica raccontano in modo originale temi che hanno segnato in profondità lo sviluppo della cultura giovanile del secondo Novecento.
"Musica e immagini che si intrecciano lungo il filo dello sviluppo tecnologico oppure il racconto della società di massa, da ricercare nelle pieghe dell'industria discografica e nel cinema come rappresentazione in presa diretta, ma anche meta-racconto di nuovi miti costruiti su un soggetto sociale nuovo, i giovani [...]. Questo è Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica popa cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito..." (Adriana Pollice, il manifesto, 20 maggio 2010)
"Un'opera brillante e dettagliata, che ha il merito di fissare con buona sintesi alcuni punti fermi e di valorizzare il legame tra note e immagine, così cruciale nella cultura pop" (Donato Zoppo, Jam, Maggio 2010)
"Undici saggi, colti e non pallosi, su cinema e rock. Un altro libro sul tema? Già, ma vale la spesa. Per la scioltezza di linguaggio, la ricchezza dei riferimenti [...]. Una manciata competente di studiosi, cinefili, giornalisti, ispirati da un taglio trasversale, ricostruisce contesti e scenari, senza fermarsi alle curiosità da fan né parlare solo agli iniziati" (Raffaella Giancristofaro, Rolling Stone, Aprile 2010)
"Di monografie sul rapporto tra rock 'n' roll e cinema ne sono già state scritte, ma Rock Around the Screen di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito risulta oggi la più completa e attuale. [...] Un libro rigoroso e da non perdere" (Mauro Gervasini, Film Tv, 4 aprile 2010)
"Un libro completo, affascinante ed imperdibile per tutti i grandi appassionati di cinema e della vera musica rock" (Lorenzo Iadicicco, Roma, 7 marzo 2010)
"Un'appassionante raccolta di saggi e interviste che indaga la svolta epocale compiutasi, anche sul grande schermo, con l'avvento del rock 'n' roll" (Teresa Mancini, City, 1 marzo 2010)
"Che rapporto esiste tra rock e cinema? È possibile parlare di uno specifico filmico del rock? Domande che si pongono spesso i cultori di entrambe le arti. E a cui tentano di rispondere gli autori di Rock Around the Screen" (Nino Marchesano, La Repubblica, 10 febbraio 2010)
"Carlo Verdone, uno che di musica se ne intende, dice la sua sul mondo del rock nel libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop (di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, edizioni Liguori) in uscita oggi. Da vecchio appassionato è in grado di fare confronti - sarà l'età, ma noi siamo dalla sua..." (Antonio Lodetti, Il Giornale, 2 febbraio 2010)
"Un excursus ampio e stimolante [...]. Del Pozzo e Esposito mettono ordine in una materia magmatica evitando il pericolo della nostalgia, canaglia soprattutto quando si parla di rock" (Federico Vacalebre, Il Mattino, 1 febbraio 2010)
Extra: ascolta l'album "Out of Our Minds" di Melissa Auf der Maur