American Idiot, il concept album dei Green Day uscito nel 2004 e premiato da ben quindici milioni di copie vendute, diventa una rock opera, che andrà in scena al St. James Theatre di New York da martedì prossimo (20 aprile). Di assoluto livello, il team che ha lavorato allo show: regista e co-autore del libretto (assieme al leader della band, Billie Joe Armstrong) è lo specialista Michael Meyer, supervisore musicale è Tom Kitt, coreografo Steven Hoggett. Sul palco si esibiranno una band di otto componenti e un cast formato da diciannove giovanissimi attori, con John Gallagher jr. - già vincitore di un Tony Award, cioè l'Oscar del teatro - nel ruolo principale. La trama è, naturalmente, quella già sviluppata dall'album del 2004, imperniato sulle vicissitudini di Johnny, un "poverocristo" della provincia americana insoddisfatto del Paese nel quale gli tocca vivere.
Giovedì sera, alle 21.30, il multicinema Modernissimo di Napoli ospiterà un evento imperdibile per ogni vero "credente": una proiezione-rappresentazione di The Rocky Horror Picture Show, l'ideale per immergersi nell'universo di ironia, sensualità e trasgressione che, dal 1973 a teatro e dal 1975 al cinema, ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo. Sì, perché sia il musical originale di Richard O'Brien sia, ancora di più, il film diretto due anni dopo dall'australiano Jim Sharman hanno letteralmente polverizzato tutti i record di longevità sui palcoscenici e nelle sale, diventando autentici fenomeni di culto e suscitando vera e propria venerazione nei fan, pronti a rivederli anche centinaia di volte, magari in uno dei cinema che li programmano una volta alla settimana da trentacinque anni a questa parte, travestendosi come i propri beniamini e facendo dei messaggi di apertura verso la diversità e di opposizione al grigiore perbenista dell'omologazione addirittura una filosofia di vita. La serata napoletana di giovedì abbinerà alla proiezione del film anche la messa in scena contemporanea del musical teatrale, a cura del Teatro dell'Anima. Con la regia di Dario Aquilina, le coreografie di Teresa Giaccio e i costumi di Veronica Quaranta, sul palco del Modernissimo si esibiranno il Frank-N-Furter interpretato da Riccardo Pisani, la Janet Weiss di Marialuisa Firpo, il Brad Majors di Armando Cortese, il Riff Raff di Donato Giliberti e, naturalmente, il Rocky di Maurizio Scotto di Santolo; mentre sullo schermo cinematografico gli stessi personaggi avranno i consueti tratti di una giovanissima Susan Sarandon (Janet), Barry Bostwick (Brad), lo stesso Richard O'Brien (Riff Raff), Peter Hinwood (Rocky) e, naturalmente, di un Tim Curry indimenticabile nel caratterizzare il "dolce travestito del pianeta Bisesso della galassia Transilvania" che già nel nome, Frank-N-Furter, racchiude in sé gli universi stilistici del rock 'n' roll e del cinema horror di Serie B, dei quali si nutre il cult movie di Jim Sharman.
Regalino per gli appassionati: ecco qui un nuovo brano dal disco Nobody's Daughter delle Hole (anche se sarebbe meglio dire, di Courtney Love), in uscita nei prossimi giorni. Il brano in questione si chiama Samantha. (d.d.p.)
Potrebbe essere Scarlett Johansson a interpretare Courtney Love nell'attesissimo film dedicato alla breve ma intensa epopea grunge dei Nirvana. Sull'ipotesi, infatti, si è mostrato possibilista il manager della cantante, Jonathan Daniel, che ha invece smentito la voce secondo la quale per il ruolo di Kurt Cobain fosse stato scelto il Robert Pattinson reso celebre dalla saga emo-vampiresca di Twilight. Peccato, perché altrimenti la simmetria sarebbe stata perfetta, dato che anche l'altra protagonista del ciclo che ha fatto impazzire gli adolescenti di tutto il mondo, Kristen Stewart, ha fatto il salto dai vampiri al rock, interpretando recentemente Joan Jett nel biopic dedicato alle Runaways. Tornando al film sui Nirvana, sempre Daniel ha confermato che il titolo di lavorazione è Heavier Than Heaven, ispirato all'omonima biografia di Charles R. Cross, mentre pare definitivamente tramontata pure l'ipotesi di affidare la regia a David Fincher.
Uscirà venerdì 7 maggio il secondo album dei Dead Weather, il supergruppo creato l'anno scorso da Jack White e Alison Mosshart, assieme a Dean Fertita dei Queens of the Stone Age e Jack Lawrence dei Racounters. Proprio il geniale chitarrista e cantante di Chicago e la frontwoman dei Kills hanno, infatti, anticipato al sito della rivista britannica NME alcuni dettagli di questo nuovo lavoro che segue di poco più d'un anno quello d'esordio, Horehound. Il secondo disco della band s'intitolerà Sea of Cowards e sarà pubblicato, come il precedente, dall'etichetta discografica di White, la Third Man Records di Nashville. In questi giorni è già uscito il primo singolo Die by the Drop, accompagnato da un videoclip diretto da Floria Sigismondi. Qui sotto, ho inserito il video di una esilarante autopresentazione dei Dead Weather, risalente allo scorso anno. Cliccando qui, invece, è possibile gustarsi un loro intensissimo live set di venti minuti, registrato il 22 giugno 2009 a Londra, negli spazi di From the Basement Live, con la regia di Sophie Muller.
Qui sotto, una breve videomonografia - in lingua spagnola - dedicata all'artista canadese di origini italiane Floria Sigismondi, senz'altro la più gotica e surrealista creatrice di videoclip della scena contemporanea. Buona visione! (d.d.p.)
[...] L'avvento del rock 'n' roll alla metà degli anni Cinquanta segna una cesura epocale nella storia dei rapporti tra cinema e musica; anche perché la "nuova" musica - che tale non è, in quanto si rifà agli stilemi ritmici propri del rhythm 'n' blues e di altre musiche nere americane, adattandoli ai gusti e alle esigenze di un pubblico più ampio e prevalentemente bianco - si sviluppa in un'epoca segnata da notevoli miglioramenti della tecnologia e, soprattutto, da una inedita integrazione - che potremmo definire "cultural-industriale" - tra media differenti, anticipando la tendenza odierna di un mercato dominato dalle multinazionali globali dell'entertainment. Il rock diventa, dunque, la colonna sonora della nuova società industriale che caratterizza gli Stati Uniti e il mondo a partire dai Fifties: una società segnata da profondi sconvolgimenti sociali e culturali, primo tra tutti l'emergere dei teenagers come categoria a sé stante (nella foto, una scena de Il seme della violenza di Richard Brooks, il primo film col rock 'n' roll sui titoli di testa). Da questo punto in poi della storia novecentesca, allora, il rock diventa la "musica giovane" per eccellenza, legandosi in maniera indissolubile al proprio pubblico di riferimento, lungo i decenni e ben oltre il dato meramente anagrafico (tutti i giovani, prima o poi, diventano adulti e poi invecchiano; ma il rock è destinato a fargli compagnia per l'intero loro itinerario esistenziale). Naturalmente, il rock s'intreccia in maniera sempre più stretta con l'altra "arte giovane" novecentesca per antonomasia, ovvero il cinema, iniziando a influenzare sempre più massicciamente poetiche autoriali e specifiche parabole produttive (a sua volta venendone influenzato). Basti pensare, per riferirsi all'esempio più eclatante, all'intera generazione di registi e interpreti della cosiddetta New Hollywood, cioè a coloro che, nei decenni Settanta e Ottanta, tirano fuori la "Mecca del cinema" dalle secche di una crisi apparentemente irreversibile, riproponendola con forza come luogo-guida dell'immaginario collettivo mondiale: si tratta di una generazione indubbiamente rock, come dimostrano chiaramente i film di ciascuno, da Scorsese e Coppola a Lucas e Spielberg, per limitarsi soltanto ai più importanti. Quelle che abbiamo voluto raccontare in questo libro sono storie artistiche e produttive, culturali e industriali che si sono sviluppate, per tutta la seconda metà del Novecento e fino a oggi, all'insegna dell'affascinante "abbraccio" tra cinema giovane - innanzitutto nello spirito - e musica rock. Lo abbiamo fatto cercando di dare conto dei principali snodi cronologici, privilegiando però itinerari volutamente ondivaghi che fossero in grado di far percepire al lettore il "suono" e magari il "corpo" del rock al cinema e del cinema più rock [...].
A cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito Collana visionirock Quaderni di Cinemasud per Mephite edizioni 240 pagine, 12 euro
quarta di copertina
Il rapporto tra Bruce Springsteen e il cinema è affascinante e complesso. E non può essere ridotto alla presenza del rocker del New Jersey nei film, in veste di attore o autore di brani da colonna sonora, come accade per Elvis, Beatles, Rolling Stones, Dylan o Bowie. Il caso di Springsteen è diverso, persino unico, per la profonda influenza che il patrimonio culturale del cinema americano ha esercitato sulla sua scrittura estremamente “visiva”; ma anche per come egli stesso ha ispirato tanti film e cineasti con “pezzi di immaginario” derivanti dalla sua produzione. Si è di fronte, dunque, a un rapporto fortemente empatico e assolutamente paritario, fatto di un “prendere” dal cinema ma anche di un generoso “dare” all’immaginario popolare americano. Il libro curato da Del Pozzo ed Esposito ne ripercorre le tappe e, con ulteriori approfondimenti (Tricomi e Maiello) e un’ampia analisi iconologica (Morra), ne restituisce la ricchezza e l’assoluta originalità.
i curatori
Diego Del Pozzo, giornalista e critico, è autore del libro Ai confini della realtà. Cinquant’anni di telefilm americani (Torino, 2002) e dei testi del volume fotografico di Gianni Fiorito Scenari. Dieci anni di cinema in Campania (Napoli, 2006). Ha curato con Vincenzo Esposito Rock Around the Screen (Napoli, 2009). Ha pubblicato numerosi saggi in volumi collettivi, enciclopedie, cataloghi di festival, riviste specializzate. Collabora col quotidiano Il Mattino e fa parte del comitato editoriale della rivista Quaderni di Cinemasud. Insegna Comunicazione pubblicitaria e Storia e teoria dei nuovi media presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli.
Vincenzo Esposito, storico del cinema, è autore di una monografia su Alf Sjöberg (Roma, 1998) e di un libro sul cinema svedese, La luce e il silenzio (Napoli, 2001). Ha curato con Diego Del Pozzo il volume Rock Around the Screen (Napoli, 2009). Ha pubblicato molti saggi in volumi collettivi e riviste specializzate. Dirige l’Italian Film Festival di Stoccolma. Insegna Teoria e Analisi del Cinema all’Accademia di Belle Arti di Napoli.
recensioni
"Un lavoro serio, ben fatto ed illuminante". (Mauro Zambellini, Buscadero, settembre 2012)
"Piacevole, scorrevole, consigliato ai fan e non solo". (Roberto Curti, Blow Up, settembre 2012)
"Quanto ha influito il cinema sulla poetica del grande cantautore e musicista? E in che misura Springsteen ha inciso sull'immaginario visivo della fine del Novecento? Il cinema secondo Springsteen analizza, in maniera del tutto inedita e appassionata, il legame tra l'autore di Born to Run e la settima arte. [...] Il testo, corredato da alcune foto in bianco e nero, ricostruisce l'universo concettuale del Boss legato a doppio filo col grande schermo". (Ilaria Urbani, La Repubblica, 21 luglio 2012)
"L’arrivo in Italia di Springsteen ha scatenato anche le case editrici. Detto dei testi commentati di Labianca, almeno altri due titoli vanno ricordati: All The Way Home di Daniele Benvenuti [...] e Il cinema secondo Springsteen di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, che indaga i diversi intrecci tra la sua musica e l’arte cinematografica". (Piero Negri, La Stampa, 7 giugno 2012)
"Il testo svela in una prospettiva inedita il rapporto tra l’icona della “working class” americana e l’universo di celluloide. La chiave di lettura dei due curatori partenopei, mai sviscerata neanche nella robusta produzione patria dedicata al rocker, è infatti quella di una relazione profondamente empatica, osmotica, tra il cinema (non solo) a stelle e strisce e i racconti del cantore dei “losers”, che come pochi ha saputo e sa narrare in musica e parole l’oscurità, l’emarginazione, la disoccupazione, i corsi e ricorsi delle crisi economiche, la guerra, il sogno americano (o quel che resta)". (Teresa Mancini, LeiWeb.it, 7 giugno 2012)
"C'è grande attesa per il tour di Wrecking Ball di Bruce e della E Street Band, un ritorno salutato anche da un libro sul suo rapporto con il cinema, un amore intenso e proficuo, ricco di scambi, col cantautore pronto a ispirare i suoi testi ai capolavori del grande schermo e il cinema in prima linea per accaparrarsi le canzoni del Boss. Un fenomeno studiato da Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, che ne hanno tratto una mostra, conclusasi di recente al Palazzo delle Arti di Napoli, e, appunto, un volume: Il cinema secondo Springsteen, edito da Mephite (nella neonata collana visionirock). L'opera ha il merito di non soffermarsi solo sui contributi da Oscar regalati a numerose colonne sonore, [...] ma di raccontare come il mondo delle immagini abbia invaso, fino dagli albori della carriera, la musica del rocker americano". (Dunya Carcasole, L'Arena - Il Giornale di Vicenza - Bresciaoggi, 7 giugno 2012)
"Testo interessante anche Il cinema secondo Springsteen (euro 12, pp. 240) che Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito hanno curato per Mephite edizioni: vi si indaga il rapporto di mutua reciprocità tra il rocker del New Jersey e l'immaginario cinematografico a stelle e strisce. Perché il vecchio Bruce ha lavorato per il cinema (vi dice niente Streets of Philadelphia?), deve molto al cinema (il suo Tom Joad è lo stesso del Furore di John Ford) e ha influenzato molto cinema (vedi, tra le altre cose, The Wrestler con Mickey Rourke). Inoltre resta una meravigliosa faccia da cinema. Come un po' tutti gli americani con sangue italiano nelle vene". (Francesco Prisco, Ilsole24ore.com, 6 giugno 2012)
"Sono spesso i ribelli senza causa del cinema americano degli anni Cinquanta e Sessanta a ispirare il rock di Bruce Springsteen. Senza dimenticare che il forte impatto di film come Philadelphia o The Wrestler è dovuto anche alle colonne sonore che includono canzoni di Springsteen, che per Philadelphia ha anche vinto un Oscar. Forse, però, se proprio si vuol cercare un punto di riferimento nel rapporto tra il cinema e il rocker del New Jersey, occorre fare un passo indietro fino a Furore di John Ford, anno 1940, per capire come Tom Joad, l'anti-eroe di John Steinbeck alla ricerca di una "terra fertile" e ripagato con paghe da fame (a cui presta il volto Henry Fonda), abbia fortemente influenzato Springsteen, che ha basato proprio su questo film il suo album The Ghost of Tom Joad. Fervidi cultori del rapporto tra immaginario cinematografico e musicale, Del Pozzo ed Esposito non potevano che approfondire il tema curando il volume che dà il titolo alla nuova rassegna, Il cinema secondo Springsteen, da oggi in libreria nella collana visionirock del marchio Quaderni di Cinemasud (edizioni Mephite)". (Nino Marchesano, La Repubblica, 31 maggio 2012)
"Ma nelle pagine di Del Pozzo e Esposito, naturalmente, c’è molto di più, da film sconosciuti a tutti quelli che sono stati "sonorizzati" dalla voce di Bruce o dalle sue canzoni, dalla sua capacità di farsi illuminare dall’immaginario cinematografico americano alla disponibilità a rendere il favore, ispirandolo a sua volta. Autore di canzoni-sceneggiatura, padre di personaggi-workin’ class hero che potrebbero uscire da un lavoro di Bogdanovich, di Scorsese, di Coppola, Bruce è nato per correre come i "beautiful losers" di tanti film, non sempre capolavori. E, in attesa dell’ennesimo tributo di adrenalina e sudore che gli pagheranno i tanti fans campani che non si faranno sfuggire l’occasione di rivederlo con le sue nuove canzoni (e, purtroppo, senza Clarence "Big Man" Clemons), il giochino da cinerockettari è un mare di suoni e visioni in cui è dolce naufragare". (Federico Vacalebre, Il Mattino, 30 maggio 2012)
Rock Around the Screen
Storie di cinema e musica pop
A cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito Liguori Editore 294 pagine, 24.50 euro
quarta di copertina e recensioni
A metà anni Cinquanta, l'avvento del rock 'n' roll segna una svolta epocale nei rapporti tra cinema e musica, con le due "arti giovani" che, da allora, s'intrecciano indissolubilmente e s'influenzano a vicenda. Diverse storie artistiche e produttive, culturali e industriali danno conto di questo affascinante "abbraccio": dai teen-rock movies con e senza Elvis ai grandi raduni che quarant'anni fa decretarono la perdita d'innocenza della "Woodstock Generation", da generi specifici come le rock-operas e i rockumentaries ai film di Dylan, Beatles e Pink Floyd, dalle mutazioni del corpo-rock a quelle della citazione video-filmica, fino alle parole di "cineasti rock" come Julien Temple e Carlo Verdone. Esperti di cinema e musica raccontano in modo originale temi che hanno segnato in profondità lo sviluppo della cultura giovanile del secondo Novecento.
"Musica e immagini che si intrecciano lungo il filo dello sviluppo tecnologico oppure il racconto della società di massa, da ricercare nelle pieghe dell'industria discografica e nel cinema come rappresentazione in presa diretta, ma anche meta-racconto di nuovi miti costruiti su un soggetto sociale nuovo, i giovani [...]. Questo è Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica popa cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito..." (Adriana Pollice, il manifesto, 20 maggio 2010)
"Un'opera brillante e dettagliata, che ha il merito di fissare con buona sintesi alcuni punti fermi e di valorizzare il legame tra note e immagine, così cruciale nella cultura pop" (Donato Zoppo, Jam, Maggio 2010)
"Undici saggi, colti e non pallosi, su cinema e rock. Un altro libro sul tema? Già, ma vale la spesa. Per la scioltezza di linguaggio, la ricchezza dei riferimenti [...]. Una manciata competente di studiosi, cinefili, giornalisti, ispirati da un taglio trasversale, ricostruisce contesti e scenari, senza fermarsi alle curiosità da fan né parlare solo agli iniziati" (Raffaella Giancristofaro, Rolling Stone, Aprile 2010)
"Di monografie sul rapporto tra rock 'n' roll e cinema ne sono già state scritte, ma Rock Around the Screen di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito risulta oggi la più completa e attuale. [...] Un libro rigoroso e da non perdere" (Mauro Gervasini, Film Tv, 4 aprile 2010)
"Un libro completo, affascinante ed imperdibile per tutti i grandi appassionati di cinema e della vera musica rock" (Lorenzo Iadicicco, Roma, 7 marzo 2010)
"Un'appassionante raccolta di saggi e interviste che indaga la svolta epocale compiutasi, anche sul grande schermo, con l'avvento del rock 'n' roll" (Teresa Mancini, City, 1 marzo 2010)
"Che rapporto esiste tra rock e cinema? È possibile parlare di uno specifico filmico del rock? Domande che si pongono spesso i cultori di entrambe le arti. E a cui tentano di rispondere gli autori di Rock Around the Screen" (Nino Marchesano, La Repubblica, 10 febbraio 2010)
"Carlo Verdone, uno che di musica se ne intende, dice la sua sul mondo del rock nel libro Rock Around the Screen. Storie di cinema e musica pop (di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, edizioni Liguori) in uscita oggi. Da vecchio appassionato è in grado di fare confronti - sarà l'età, ma noi siamo dalla sua..." (Antonio Lodetti, Il Giornale, 2 febbraio 2010)
"Un excursus ampio e stimolante [...]. Del Pozzo e Esposito mettono ordine in una materia magmatica evitando il pericolo della nostalgia, canaglia soprattutto quando si parla di rock" (Federico Vacalebre, Il Mattino, 1 febbraio 2010)
Extra: ascolta l'album "Out of Our Minds" di Melissa Auf der Maur